The boys are back in town: la storia rombante dei Thin Lizzy
Resto sdraiato sul pavimento del balcone di casa mia a fissare quelle candide nuvole che se ne stanno comode sul quel divano azzurro chiamato cielo.
Tubular Bells: il trip sonoro che ha riscritto gli anni Settanta
Il sapore caraibico del mio sigaro esplode nella mia bocca nel momento stesso in cui smetto di accenderlo. La prima boccata mi porta verso lidi lontani, caratterizzati da spiagge l
Viva la camicia estiva “Gonzo”: un trionfo di freschezza e colore
L'aereo atterra puntuale all'aeroporto di Nevrotic Town (o Torino, se vi piace viaggiare) in un rovente pomeriggio di metà luglio.
Senza veli: Chuck Palahniuk e il catalogo degli orrori americani
Il sangue ha sempre avuto un odore particolare nelle storie di Chuck Palahniuk. Non quello epico dei campi di battaglia o quello romantico delle tragedie letterarie.
Oni giapponesi: i demoni che abitano l’anima del Sol Levante
Il primo Oni che incontri non vive in un tempio. Non abita nemmeno nei vecchi racconti tramandati dai monaci buddhisti o nei dipinti anneriti dal fumo delle lanterne a olio.
Donna Summer, la regina della disco che inventò il futuro
La notte puzza di benzina, sudore e sigarette consumate fino al filtro. Da qualche parte, tra le luci stroboscopiche di una discoteca e il neon tremolante di uno studio di registra
Festivalbar, quando l’estate aveva una colonna sonora
Attenzione: questo articolo non è l'esaltazione del dogma si stava meglio quando si stava peggio ma l'analisi di un determinato periodo storico culturale italiano che ha inciso un
The Punisher: One Last Kill, il ritorno definitivo di Frank Castle
La Dani California del momento è abbracciata a me mentre punto il telecomando con aria minacciosa verso lo schermo della mia tv intelligente.
Teddy Pendergrass, la voce che trasformò il desiderio in tempesta
Le strade di Philadelphia, negli anni Settanta, avevano un odore preciso. Benzina, sudore, pioggia sporca sui marciapiedi, whisky economico e sigarette fumate fino al filtro
La morte di Sonny Rollins e quell’America che sanguinava jazz
Il jazz non muore mai davvero. Si accartoccia nei club fumosi, resta intrappolato nei bicchieri sporchi di bourbon e si nasconde dentro i neon tremolanti delle città che non dormo
