Donna Summer, la regina della disco che inventò il futuro

Donna Summer, la regina della disco che inventò il futuro

La notte puzza di benzina, sudore e sigarette consumate fino al filtro. Da qualche parte, tra le luci stroboscopiche di una discoteca e il neon tremolante di uno studio di registrazione tedesco, una donna sta cambiando la storia della musica senza che il mondo se ne renda conto. Nessuno immagina che quella ragazza nera arrivata da Boston, cresciuta tra il gospel e le panche di una chiesa protestante, stia per diventare la voce di un’intera epoca. Ancora meno immaginano che la sua voce finirà per generare il suono del futuro. Quella donna è Donna Summer.

Donna Summer, la regina della Disco Music

Molti la ricordano come la Regina della Disco. È un titolo meritato ma anche limitante. Donna Summer non fu soltanto il volto più riconoscibile dell’esplosione dance degli anni Settanta. Fu una cantante, una compositrice e un’interprete capace di attraversare generi diversi, influenzando la musica pop, elettronica, house, techno e perfino parte della produzione contemporanea che ancora oggi domina classifiche e festival.

Da Boston alla Germania: la fuga verso il destino

Nata come LaDonna Adrian Gaines il 31 dicembre 1948 a Boston, Donna cresce in una famiglia profondamente religiosa. La musica entra nella sua vita attraverso il gospel e il coro della chiesa. È una palestra severa ma formidabile. La sua voce si sviluppa tra inni religiosi e armonie spirituali, costruendo quella potenza vocale che più tardi avrebbe travolto e conquistato milioni di ascoltatori.

Una giovane Donna Summer

Alla fine degli anni Sessanta decide di lasciare gli Stati Uniti. Si trasferisce in Germania per entrare nel cast della versione tedesca del musical Hair. È una scelta che appare avventata ma che si rivela decisiva. In Europa Donna scopre un ambiente musicale più aperto, meno ossessionato dalle etichette razziali e più disposto a sperimentare. Recita, canta, lavora come modella e presta la voce a numerose registrazioni. Nessuno sa ancora che il vero colpo di fortuna sta per arrivare.

L’incontro con Giorgio Moroder

Le grandi rivoluzioni spesso iniziano in luoghi insignificanti e nel caso di Donna Summer, tutto accade a Monaco di Baviera, negli studi Musicland. Qui incontra un produttore italiano nato in Alto Adige che possiede un talento quasi inquietante nel percepire ciò che il pubblico ascolterà anni dopo. Il suo nome è Giorgio Moroder.

Donna Summer e Giorgio Moroder

Moroder e il collaboratore Pete Bellotte comprendono immediatamente che quella voce possiede qualcosa di unico. Non è soltanto tecnica. È presenza. È sensualità. È capacità narrativa. La collaborazione tra i tre diventa rapidamente uno dei sodalizi più importanti della storia della musica popolare.

Inizialmente producono successi europei come “The Hostage”, ma il mondo è ancora ignaro della tempesta che sta arrivando.

Love to Love You Baby: lo scandalo che conquistò il pianeta

Nel 1975 nasce Love to Love You Baby. La canzone è una detonazione culturale. Moroder lavora a un brano influenzato dalla sensualità di “Je t’aime… moi non plus”. Donna registra una demo immaginando una sorta di interpretazione alla Marilyn Monroe. Il risultato è così potente che il produttore decide immediatamente che nessun’altra cantante potrà interpretarla. Quando il fondatore della Casablanca Records ascolta il pezzo pretende una versione estesa per le discoteche. Nasce così una traccia di quasi diciassette minuti che rivoluziona il concetto stesso di singolo dance.

L’America si divide, le radio conservatrici gridano allo scandalo, le associazioni religiose protestano. Le discoteche, invece, esplodono mentre Donna Summer diventa una star internazionale.

I Feel Love e la nascita del futuro

Se “Love to Love You Baby” rappresenta la consacrazione, I Feel Love è il momento in cui Donna Summer e Giorgio Moroder smettono di seguire il futuro e iniziano a costruirlo.

Nel 1977 il panorama musicale è dominato da orchestre, bassisti, batteristi e arrangiamenti tradizionali. Moroder decide di sostituire quasi tutto con sintetizzatori e sequencer. Il risultato appare alieno e proveniente da un’altra epoca. Sembra freddo, ipnotico e, in pratica, perfetto. La voce di Donna galleggia sopra una macchina ritmica elettronica che sembra arrivare da un’altra galassia. Molti storici della musica considerano ancora oggi “I Feel Love” uno dei brani più influenti mai registrati. House, techno, synth-pop, trance ed elettronica moderna nascono in parte da quella registrazione.

Anni dopo, il musicista Brian Eno avrebbe definito quel pezzo come il suono del futuro. E aveva ragione.

Bad Girls, Hot Stuff e il dominio assoluto

Alla fine degli anni Settanta Donna Summer è ovunque: pubblica album che vendono milioni di copie, conquista le classifiche americane e internazionali e si alterna tra disco, rock, soul e pop con una naturalezza impressionante. Brani come Hot Stuff, Bad Girls, Last Dance e On the Radio diventano colonne sonore permanenti della cultura pop occidentale.

La sua grandezza sta nella capacità di non restare prigioniera della disco music. Dove molte colleghe vengono inghiottite dalla fine del fenomeno, Donna riesce a reinventarsi più volte, attraversando gli anni Ottanta e continuando a pubblicare successi.

Oltre la disco: la cantautrice dimenticata

L’etichetta di “Regina della Disco” ha finito per nascondere una parte fondamentale della sua carriera. Donna Summer scriveva, componeva e partecipava attivamente alla costruzione dei suoi album. Molti dei suoi riconoscimenti come autrice sono arrivati tardi, quando ormai la narrativa dominante l’aveva trasformata soltanto in un simbolo della nightlife anni Settanta. Negli ultimi anni la sua figura è stata progressivamente rivalutata anche come autrice di brani e innovatrice musicale.

L’eredità immortale di Donna Summer

Donna Summer muore il 17 maggio 2012 dopo una lunga battaglia contro il cancro ai polmoni. Aveva sessantatré anni. Ma alcune voci non appartengono ai corpi che le hanno generate. Vivono altrove. Vivono nei club di Berlino, nei festival elettronici, nelle playlist pop, nei campionamenti hip-hop e nelle casse che ancora oggi fanno tremare i pavimenti. Ogni volta che un DJ costruisce una traccia elettronica attorno a un battito sintetico. Ogni volta che una cantante pop trasforma il desiderio in una melodia da ballare. Ogni volta che una pista si illumina sotto una sfera stroboscopica. Donna Summer è ancora lì, a  sorridere nell’oscurità. Perché la verità è che la disco non è mai morta. Ha semplicemente cambiato nome. E Donna Summer era già arrivata dove tutti gli altri sarebbero arrivati decenni dopo.

Hank Cignatta

Riproduzione riservata ©

Se l'articolo ti è piaciuto condividilo!

Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

Post a Comment

Bad Literature Inc. ©

T. 01118836767

redazione@badliteratureinc.com