Sabretooth: La natura di un Predatore
L’universo dei fumetti è pieno di tipi loschi con la tuta aderente, ma Victor Creed è di un’altra categoria… lui non è solo l’incarnazione di tutto ciò che la civiltà cerca disperatamente di spazzare sotto il tappeto, ma è il suo lato più bestiale. Meglio noto come Sabretooth (non so se è chiaro, si chiama come la stramaledetta Tigre dai denti a sciabola…), questo mutante ha dedicato la sua lunghissima vita a rendere chiara una cosa sola… “Se il mondo mi vede come un mostro… tanto vale dargli ragione”.

Origini di un killer
Se pensate che Sabretooth sia nato per rompere le scatole agli X-Men, vi sbagliate di grosso. E qui la storia editoriale ci regala una di quelle perle d’ironia che solo la Marvel dei tempi d’oro sapeva darci. Victor Creed fa la sua primissima apparizione nell’ottobre del 1977, sulle pagine di “Iron Fist #14“.

Creato dal leggendario Chris Claremont e disegnato da John Byrne, il nostro caro Sabretooth muove i primi passi nel mondo della carta stampata non come la nemesi definitiva di Wolverine, ma come un mercenario da quattro soldi, un assassino a pagamento vestito in modo bizzarro che prende un sacco di calci nel mento da un maestro di arti marziali.

All’epoca era poco più di un cattivo del mese. Ma Claremont, che aveva l’occhio lungo per i dettagli morbosi, intuì che in quella stazza imponente e in quell’atteggiamento da sadico senza speranza c’era dell’oro colato. Passano gli anni, il personaggio vaga tra varie testate, affronta Luke Cage e persino Spider-Man, finché non arriva il momento della svolta. La svolta ha un nome… “Mutant Massacre” del 1986.

Lì Sabretooth smette di essere un semplice sicario e diventa un incubo. Guidando i Marauders, Creed si trasforma in un mietitore d’anime. Claremont capisce che questo colosso biondo è lo specchio oscuro di Wolverine.

Anzi, per un certo periodo gli autori accarezzano persino l’idea che Victor possa essere il padre biologico di Logan. L’idea viene poi accantonata (grazie al cielo, direbbero i puristi e lo dico senza problemi anch’io), ma il legame indissolubile è ormai tracciato nella pietra… Sabretooth diventa l’ombra da cui Logan non potrà mai, in alcun modo, scappare.

La storia dietro le zanne
Ma chi è davvero Victor Creed quando si toglie la tuta spaventosa e si guarda allo specchio? La risposta è agghiacciante… lui è esattamente ciò che vedi. Non c’è una maschera, non esiste una doppia identità, la maschera è il mostro e il mostro è la maschera.

La psicologia di Sabretooth è uno studio affascinante sulla malvagità senza sconti. Dove Wolverine lotta costantemente contro la propria natura bestiale per rimanere un uomo, Creed accoglie la bestia, le offre da bere e le lascia il volante. Per lui il mondo si divide rigorosamente in predatori e prede. Se sei una preda, è solo colpa tua se vieni sbranato.

Non ha grandi ideali, non gliene importa nulla della causa mutante di Magneto né dei sogni di convivenza pacifica di Xavier. Creed combatte perché gli piace il suono che fa la carne quando si strappa. Ama la violenza come un gourmet ama la buona cucina. È spietato, manipolatore, calcolatore. Spesso viene raffigurato come un bruto muscoloso, ma chi commette l’errore di considerarlo stupido finisce sottoterra prima di potersene pentire. Sabretooth possiede un’astuzia predatoria terrificante, una capacità tattica affilata come i suoi artigli. Sapere esattamente dove colpire per far soffrire di più la sua vittima, emotivamente e fisicamente, è la sua specialità.
Schermi, pixel e ruggiti animati
Quando un personaggio di questa portata travalica i confini della carta stampata per sbarcare nei media di massa, succede sempre qualcosa di strano. Negli anni ’90, tutti noi bambini cresciuti a cereali e zuccheri complessi siamo rimasti folgorati da “X-Men: The Animated Series“. In quella serie leggendaria, Sabretooth è un colosso minaccioso, doppiato con una voce cavernosa che farebbe tremare i vetri di una cattedrale.
È lì che milioni di spettatori scoprono la sua faida con Wolverine, anche se la censura dell’epoca doveva fare i salti mortali per nascondere il fatto che Creed fosse, in sostanza, una macchina da carneficina.
Poi è arrivato il cinema, ed è qui che la faccenda si fa… “particolare”. Nel primo “X-Men” del 2000, diretto da Bryan Singer, Sabretooth è interpretato dal wrestler Tyler Mane. Il risultato? Un uomo con un cappotto di pelle logoro, una lunga parrucca bionda, pochissime battute e la personalità di un armadio a due ante… (Aveva un grande potenziale, ma purtroppo non l’hanno sfruttato come dovevano).

Per fortuna, nel 2009 arriva “X-Men le origini – Wolverine”. Il film in sé è un disastro sotto molti punti di vista (Deadpool senza bocca… e non dico altro), ma ha un grande, grandissimo merito, Liev Schreiber (attore della madonna) nei panni di Victor Creed.

Schreiber non ha bisogno di protesi giganti o tute ingombranti. Lavora di sguardi, di posture, di sottile sadismo. Ci regala un Sabretooth elegante e al tempo stesso viscerale, rendendolo una figura che ruba letteralmente ogni singola scena in cui compare.
E la recente apparizione in “Deadpool & Wolverine” del 2024 non fa altro che chiudere un cerchio nostalgico (riportando in scena il concept degli anni 2000), ricordandoci quanto a volte la nostalgia possa influire sui personaggi.
Ma il ruggito di Sabretooth non si ferma al grande schermo: con l’attesissimo videogioco Marvel’s Wolverine (ingiustamente criticato a mio avviso) firmato Insomniac Games per PlayStation 5, Sabretooth si appresta a fare il suo ingresso nella nuova generazione gaming. La promessa (SPOILER: mantenuta) è quella di uno scontro viscerale e senza sconti.

L’Eterna Rivalità con Wolverine
Arriviamo al piatto forte, il motivo per cui siamo tutti qui a perdere il sonno, Logan e Victor… Wolverine e Sabretooth. Non è una semplice rivalità tra eroe e cattivo, sarebbe riduttivo e terribilmente noioso definirla così. È una tragedia riscritta a morsi e coltellate.

I due sono facce della stessa medaglia, due lati insanguinati e ricoperti di fango. Condividono un passato nebbioso, costellato di esperimenti militari, traumi irrisolti e il programma Arma X.
Ma mentre Logan cerca costantemente di elevare la propria anima sopra la melma del suo passato, Creed usa quel passato come scusa per sprofondare ancora più a fondo nell’abisso.

Sabretooth odia Wolverine perché Wolverine ci prova. Odia il fatto che il “piccoletto” indossi una giacca di pelle, cerchi di proteggere i deboli e si circondi di amici.
Per Creed, la bontà di Logan è un’illusione ipocrita, un insulto alla loro vera natura di assassini naturali. Tutta la vita di Sabretooth sembra ruotare attorno a un unico, folle obiettivo… spezzare Logan, dimostrargli che sotto la patina da eroe risiede la stessa identica bestia immonda che guida lui.

La forza del leone e la mente di un killer
Ma per comprendere davvero la portata di questo scontro infinito, dobbiamo analizzare gli “attrezzi del mestiere”. Cosa rende Sabretooth così maledettamente pericoloso?

I suoi poteri mutanti formano una combinazione devastante. Il suo fattore rigenerante gli permette di guarire da ferite mortali in una manciata di secondi, rendendolo praticamente immortale e del tutto spietato verso il proprio corpo. A questo si aggiungono i suoi sensi iper-sviluppati, capaci di fiutare una preda a chilometri di distanza, vedere nel buio pesto e percepire i battiti cardiaci per smascherare le bugie o la paura.

Come se non bastasse, possiede attributi fisici sovrumani che spaziano da una forza eccezionale a un’agilità felina, completati da zanne affilate e artigli retrattili in grado di lacerare l’acciaio. Non ha lo scheletro d’adamantio come Logan, ma la sua stazza imponente e la sua resistenza naturale compensano abbondantemente questa mancanza, facendolo partire quasi sempre in vantaggio in uno scontro fisico diretto.
“Buon Compleanno”
E infine, signore e signori, siamo arrivati al punto più oscuro della vicenda. Se volete capire fino a che punto possa spingersi la crudeltà mentale di Victor Creed, dovete conoscere questa storia. Dimenticate i grandi piani per conquistare il mondo, dimenticate i raggi della morte. La vera essenza di Sabretooth sta in una tradizione privata, personale e del tutto abominevole, la tradizione del… “Buon Compleanno”.

Ogni anno, nel giorno del compleanno di Logan, Sabretooth lo rintraccia. Non importa dove si trovi Wolverine. Che sia sulle montagne innevate del Canada, nei bassifondi di Madripoor o nella scuola per giovani dotati di Xavier, Creed lo trova e gli fa un regalo.

Non un pacchetto con il fiocco rosa, ovviamente. Il regalo di Sabretooth consiste nel distruggere sistematicamente qualcosa che Logan ama. La prima e più celebre dimostrazione di questo rito sadico risale a decenni fa, quando Creed rintracciò Logan sulle montagne e uccise brutalmente la donna che Logan amava, Silver Fox. Da quel momento in poi, il giorno del compleanno di Wolverine è diventato un appuntamento con il terrore.

Creed non cerca necessariamente di uccidere Logan durante questi incontri. Sa che il fattore rigenerante renderebbe il tutto difficile e poco duraturo. Il suo scopo è infliggere un dolore emotivo così devastante da lasciare cicatrici che neanche il fattore di guarigione può riassorbire. È un promemoria annuale, un messaggio sussurrato all’orecchio per ricordargli che, non importa dove si nasconda o quanto tempo possa passare… lui sarà sempre lì.

Questa è la vera grandezza narrativa di Sabretooth. Non è solo un avversario fisico da superare a mazzate nell’ultimo capitolo di una saga. È un trauma ricorrente, una condanna a vita, la dimostrazione vivente che il passato non muore mai davvero, ma torna ogni anno a bussare alla tua porta con gli artigli affilati.

Federico Sclaverano
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