Da Hank McCoy a Bestia: L’Evoluzione di un Filosofo con le Zanne
Ammetto che nella mia carriera scolastica ne ho avute di lezioni particolari, ma questa le batte davvero tutte. Vi starete chiedendo il perché… beh, diciamo solo che questo professore è un gigante blu ricoperto di pelliccia, capace di spiegare la fisica quantistica mentre fa flessioni al soffitto e cita Shakespeare a memoria.

Henry Philip McCoy, noto alle masse con l’etichetta fin troppo riduttiva di “Bestia”, è esattamente questo tipo di controsenso su due gambe (se poi lo vedi a quattro zampe…corri). Un uomo che porta sulla pelle l’insopportabile peso di essere contemporaneamente l’anello di congiunzione tra bestiale e umano, tra il camice del laboratorio e la giungla più selvaggia, tra il corpo più “mostruoso” e il cuore più umano.
Quando la bestia esce allo scoperto
Tutto comincia nel settembre del 1963, quando le menti vulcaniche di Stan Lee e Jack Kirby lanciano sul mercato “X-Men #1“. All’epoca Hank McCoy è un’anomalia quasi rassicurante. Niente pelliccia blu, niente zanne da predatore, nessuna minaccia visiva.

È semplicemente un ragazzo dotato di un’agilità prodigiosa, con mani e piedi fuori misura che gli permettono di camminare sui soffitti e una mente così geniale da risolvere complessi problemi di fisica quantistica mentre pende a testa in giù come un acrobata da circo.

Ma il fumetto americano degli anni Settanta chiede carne fresca, chiede dramma, chiede mostri che rispecchino le paranoie di una società in piena trasformazione. Nel 1972, sulle pagine di “Amazing Adventures” sotto la penna di Gerry Conway, avviene il punto di non ritorno. Hank cede alla presunzione della scienza e sperimenta su se stesso un siero estratto direttamente dal gene mutante. Il risultato non è un “trionfo della scienza”, ma una condanna biologica istantanea: la pelle si copre di una folta pelliccia grigia che diventa rapidamente di un blu elettrico (per puri limiti di resa tipografica dell’epoca, come successe 10 anni prima con il personaggio di Hulk), le orecchie si affilano, le zanne spuntano e il corpo si deforma assumendo tratti bestiali e minacciosi.

Quello che segue è un viaggio editoriale straordinario. Negli anni successivi, Hank trova rifugio e riscatto tra le file di Avengers e dei Defenders, stringendo con Wonder Man uno dei sodalizi d’amicizia più luminosi e divertenti dell’intera storia Marvel.

È l’epoca del Bestia edonista, brillante, sofisticato, il gigante buono che stappa champagne d’epoca e cita Shakespeare durante i party dell’alta società newyorkese.
Tuttavia, l’illusione di leggerezza dura poco. Quando Grant Morrison e Joss Whedon guidano gli X-Men, trasformano Hank McCoy sia fisicamente (rendendo il suo aspetto quasi leonino) sia psicologicamente (il genio e l’uomo sono rimasti, ma la bestia è molto più forte).

Nell’era di Krakoa, a capo di “X-Force“, Beast supera ogni limite etico, dimostrando come anche un intelletto illuminato possa cadere nello spietato utilitarismo.

La Bestia dal Camice bianco: La Mente sotto la pelliccia
Non si può raccontare Hank McCoy senza affrontare il demone dell’intelletto. Bestia è una mente al pari di menti come Reed Richards, Tony Stark o Bruce Banner. La tragedia di Hank è che la sua immensa intelligenza non è un freddo calcolo, ma amplifica un’empatia quasi insostenibile.

Il suo intero carattere si regge su un unico contrasto titanico. Da un lato c’è l’erudito che si esprime con un registro aulico e ricercato, che trova conforto nei classici della letteratura mondiale e nella filosofia continentale. Dall’altro c’è la bestia interiore, la forza bruta che si scatena sul campo di battaglia con la ferocia di un predatore.

La giovialità contagiosa, le battute colte e il registro teatrale non sono altro che un’armatura sottilissima, una difesa disperata per nascondere al mondo e a se stesso la paura ancestrale di non essere mai abbastanza umano.
La “croce” dei mutanti: quando l’aspetto non conta
Per Ciclope o Tempesta il gene mutante rappresenta un manifesto politico o una responsabilità quasi mistica, per Hank McCoy la mutazione è sempre stata una ferita aperta, una condanna genetica e un costante promemoria del proprio fallimento scientifico. La sua storia è un calvario di tentativi disperati di domare l’evoluzione attraverso la provetta.
Quando il Virus “Legacy” (virus creato inizialmente solo per nuocere ai mutanti e mutato in seguito diventando pericoloso anche per gli uomini) e la crisi di “House of M” (quando la mutante Scarlet Witch riscrive la storia del mondo invertendo le parti di uomini e mutanti) minacciano i mutanti, Hank lavora ossessivamente e viaggia tra realtà alternative alla ricerca di un modo per riportare tutto alla normalità. La sua storia è quella di un uomo che combatte l’estinzione, condannato a salvare gli altri senza poter guarire se stesso.

Riflessi nell’Ombra: Le Versioni del Multiverso
Attraversare il multiverso, significa scoprire fino a che punto il delicato equilibrio morale di Hank McCoy possa spezzarsi se privo dei giusti punti di riferimento. La variante più celebre e spaventosa di questo concetto è indubbiamente Dark Beast, la variante nata nella linea temporale alternativa “dell’Era di Apocalisse”.

Qui ritroviamo un McCoy del tutto privo di empatia e senso etico, uno scienziato folle e sadico che conduce aberranti esperimenti genetici sui propri simili, incarnando l’incubo di ciò che Hank diventerebbe se la sua intelligenza si separasse definitivamente dalla sua coscienza morale.

Nell’universo “Ultimate” Hank McCoy è segnato da insicurezza e fragilità emotiva fino alla sua scomparsa. La sua versione giovanile, viaggiando nel presente, affronta i fallimenti della controparte adulta ed esplora vie sconosciute pur di deviare dal proprio tragico e inevitabile destino.

Dalle pagine agli schermi
L’iconografia di Bestia ha attraversato con forza i confini della pagina stampata per scolpirsi nell’immaginario visivo collettivo attraverso piccoli e grandi schermi.

La serie animata degli anni Novanta mostra Bestia come il cuore intellettuale del gruppo, capace di leggere grandi scrittori persino in prigione, mentre viene trattato come un animale.
Al cinema, il personaggio trova la sua iconica consacrazione nel 2006 con l’interpretazione di Kelsey Grammer, che regala una prova di straordinaria eleganza, restituendo al pubblico tutta la regalità vocale, la postura diplomatica e la raffinatezza interiore del personaggio.
Con i prequel (dell’ormai ex universo Fox) come “X-Men L’Inizio” troviamo Nicholas Hoult vestire i panni di un giovane Hank, molto più intimo e vulnerabile.
Il recente ritorno della versione classica nel Marvel Cinematic Universe incorona un percorso visivo che affascina ancora generazioni di spettatori. (Non vedo l’ora di vedere cosa combinerà in Doomsday…)
Quando la bestia supera l’uomo
La campana suona… la lezione è finita, ma resta sul tavolo la figura di un personaggio straordinario. Hank McCoy non è un semplice scienziato o un “personaggio di supporto”, ma la struggente rappresentazione dell’uomo che convive con i propri mostri.

Un equilibrista tra la bellezza della conoscenza e l’abisso dell’istinto animale, un filosofo con le zanne che ci ricorda che la vera mostruosità nasce solo dalla perdita dell’umanità.
Federico Sclaverano
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