Magneto e la sua psicologia: come l’umanità ha creato il mostro

Magneto e la sua psicologia: come l’umanità ha creato il mostro

Fuori dalla finestra il mondo gira, apparentemente immobile, ignaro del fatto che tutto ciò che consideriamo solido, eterno e rassicurante — le ringhiere di ferro sul marciapiede, le auto in coda nel traffico mattutino, le fondamenta stesse dei grattacieli che sfidano il cielo — risponde in realtà a un solo uomo. Un uomo che non chiede il permesso a nessuno, che non scende a patti con i governi e che ha deciso di non piegare mai più la testa.

Parliamo di Erik Lehnsherr. Parliamo di Magneto. E levatevi immediatamente dalla testa l’idea ridicola del classico cattivo da fumetto, quello con la risata malvagia stereotipata, il monologo prevedibile e il piano bislacco per dominare il mondo dal suo covo segreto. Quella è roba per dilettanti, robetta da intrattenimento spicciolo. Magneto non appartiene a quella categoria; lui è una forza della natura, una tragedia degna di Shakespeare prestata alla cultura pop.

Illustrazione di Magneto

La Genesi di un Mito: Dalla Macchietta al Titano

Scavando a fondo nella storia editoriale del fumetto americano, il debutto di Magneto nel 1963— grazie al genio di Stan Lee e alle matite potentissime di Jack Kirby sul primissimo numero di “Uncanny X-Men” — non faceva minimamente presagire nulla di così profondo o sociologico. All’epoca, era semplicemente il classico terrorista mutante della Silver Age.

Copertina “Uncanny X-Men” n°1 del 1963

Un po’ teatrale, avvolto in un mantello rosso, che voleva schiacciare gli esseri umani ordinari semplicemente perché si riteneva appartenente a una specie superiore, l’Homo Superior. Era un antagonista funzionale alla trama, utile solo a dare una nemesi a Charles Xavier e ai suoi cinque giovani studenti in calzamaglia.

Copertina di un fumetto della collana “Super Eroi Classic” (# 51), pubblicata in Italia da RCS Quotidiani nel marzo 2018

La vera magia, la svolta copernicana che ha cambiato per sempre la percezione dei villain nella storia dei comics, porta però il nome di Chris Claremont. Negli anni Ottanta, Claremont prende in mano le redini della testata e compie un’operazione di chirurgia narrativa straordinaria: prende questo scarno cattivo bidimensionale e gli scava una voragine nel petto, rivelando al mondo il suo passato, il suo dolore e le sue ragioni.

Copertina Uncanny X-Men #150 (Ottobre 1981)

Magneto smette di essere un folle egocentrico. Capiamo, finalmente, che non odia l’umanità perché è intrinsecamente malvagio o assetato di potere; la odia per il motivo opposto. La odia perché la conosce fin troppo bene. Perché ne ha visto il volto più orribile.

Il Ragazzo Dietro il Casco: Auschwitz e la Nascita del Mostro

Per capire davvero la psicologia d’acciaio di Magneto devi spegnere le luci del presente, dimenticare per un attimo le battaglie spettacolari contro gli X-Men e viaggiare indietro nel tempo, fino agli anni Quaranta, sprofondando nel fango gelido, nel fumo acre e dietro il filo spinato del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Campo di stermino di Auschwitz-Birkenau

Prima di essere conosciuto come Erik Lehnsherr, prima di diventare il leggendario Magneto, esisteva solo Max Eisenhardt. Un bambino ebreo tedesco come tanti altri, che ha visto la propria famiglia sterminata e sepolta in una fossa comune, che ha respirato per anni la cenere dei suoi stessi cari che usciva dai camini dei forni crematori. Max ha imparato le leggi della fisica e del magnetismo non sui libri di scuola o nei laboratori universitari, ma guardando come il metallo dei cancelli e le recinzioni elettrificate potessero rinchiudere, umiliare e infine annientare l’anima e il corpo di un intero popolo.

Questa fotografia storica mostra l’arrivo di ebrei ungheresi sulla rampa di Auschwitz-Birkenau nel maggio 1944

Non tutti i cattivi nascono con il cuore nero o con una predisposizione innata alla crudeltà. Molti di loro sono semplicemente bambini che hanno visto troppo, troppo presto, quando i loro occhi erano ancora troppo grandi, puliti e fragili per poter sopportare l’orrore assoluto del mondo reale.

Copertina di X-Men: Magneto Testament #4

Quando i suoi poteri si manifestano per la prima volta in modo violento, non lo fanno come un dono divino o come una benedizione di cui farsi vanto: sono il riflesso biologico di un disperato, ancestrale bisogno di controllo. Se puoi controllare il ferro, se puoi piegare il metallo a tuo piacimento, allora puoi fermare i proiettili prima che colpiscono le persone che ami. Se puoi deviare i campi magnetici, nessuno potrà mai più costringerti a salire su un treno merci diretto verso l’inferno della deportazione. Tutta la sua rigidità militare, la sua furia iconoclasta e la sua totale, assoluta mancanza di pietà verso gli oppressori nascono esattamente da quel trauma primordiale. È un meccanismo di difesa biologico che, con il passare dei decenni, si è indurito fino a diventare un dogma filosofico e politico incrollabile.

Lo Scontro Filosofico: Il Sogno contro la Realtà

La storia di Magneto costituisce il nucleo pulsante dell’universo Marvel. Non è una semplice scazzottata, ma l’eterno dibattito politico che ha infiammato il Novecento, specchiandosi nelle figure storiche di Martin Luther King e Malcolm X.

Charles Xavier è l’idealista. Crede nella coesistenza pacifica, nella via diplomatica e nella guancia offerta al carnefice. Spera che, mostrando compassione, gli umani apriranno le braccia alla convivenza. Magneto, al contrario, è il realista cinico, ferito dall’esperienza. La sua visione è spietata: “Ce lo hanno già fatto una volta. Non permetterò che accada di nuovo”.

Non puoi spiegare il dialogo democratico a chi ha visto i genitori marciare verso le camere a gas. Per Erik, l’ottimismo di Xavier è un’ingenuità suicida che condannerà i mutanti allo stesso macello subito dagli ebrei. La sua è una guerra preventiva per la sopravvivenza. Magneto preferisce essere il mostro che protegge i suoi figli, piuttosto che la vittima santa che muore per espiare le paure altrui.

L’Impatto Mediatico e il Groppo in Gola

Non è un caso se Magneto è un’icona della cultura pop, merito anche delle interpretazioni regali di Ian McKellen e Michael Fassbender. Quando un giovane Fassbender, in X-Men – L’inizio, urla la sua rabbia contro i nazisti impuniti in Sudamerica, lo spettatore sperimenta un cortocircuito morale: non tifa per il cattivo, ma per la giustizia, anche se ha il sapore freddo del piombo.

Il vero dramma di Magneto risiede nella sua cosmica solitudine. Sotto quel casco iconico, progettato per isolarsi dai poteri di Xavier, c’è un uomo intrappolato nel peggior giorno della sua infanzia. Ogni volta che solleva uno stadio o devia missili, non lo fa per ambizione personale: lo fa per quel bambino impotente che non è riuscito a stringere le dita della madre su un binario bagnato dalla pioggia.

Alla fine, guardando Erik Lehnsherr, si prova una cronica malinconia. L’umanità ha creato da sola il suo peggior nemico, forgiandolo nel pregiudizio. Non esiste tragedia più grande di un bambino che, per sopravvivere ai mostri, si trasforma nel mostro più grande di tutti.

Lettera Aperta all’Umanità

“A te che guardi il cielo e tremi quando l’aria si fa elettrica,

Ti sei mai chiesto cosa veda un bambino quando il suo mondo crolla? Non vede la vostra politica o i trattati internazionali. Vede solo stivali lucidi nel fango, sente il sapore acido della paura e guarda le dita di sua madre sfuggire per sempre dalle sue, su un binario morto ad Auschwitz.

Oggi sui vostri giornali mi chiamate Magneto. Mi dipingete come il mostro, il terrorista globale, il pericolo pubblico. Ma la verità, quella che vi tormenta di notte, è che mi avete costruito voi.

Sono il vostro capolavoro. Sono stato forgiato nel fuoco della vostra intolleranza, estratto come metallo grezzo dalle ceneri dei miei genitori. Ogni grammo di cinismo che mi stringe il cuore è un vostro regalo. Io sono il risultato matematico e inevitabile della vostra incapacità di accettare ciò che non potete controllare.

Charles vi guarda e vede fratelli smarriti. Vi offre l’altra guancia, sperando in un miracolo. Io non ho il lusso dell’illusione. Io vi guardo e nei vostri occhi moderni vedo esattamente lo stesso sguardo vigliacco che c’era dietro il filo spinato. Avete solo cambiato le uniformi, ma l’odio è lo stesso.

Non sono nato per piegare i ponti o deviare i vostri missili. Ero un bambino che voleva una vita normale. Ma mi avete strappato l’anima, costringendomi a capire che l’unico modo per non essere schiacciato dal vostro ferro era imparare a dominarlo. Il mio potere non è un dono: è lo scudo pesante che ho dovuto sollevare per non morire.

Non vi odio. L’odio richiede una passione che non meritate. Vi compatisco. Siete condannati a ripetere gli stessi errori, a perseguitare il diverso finché quel diverso non si volta, stanco di sanguinare, e decide di colpire.

Quando l’orizzonte si piegherà e mi vedrete arrivare dal fondo dei vostri incubi, non invocate la pietà. Piangete, ma fatelo per la vostra stessa stupidità. Guardatemi e ricordatevi, mentre tutto crolla, che non sono io ad aver iniziato questa guerra.

Volevate a tutti i costi un mostro per giustificare la vostra strisciante crudeltà.

Eccomi qui. Sono tutto ciò che avete seminato.

Erik Lehnsherr”

Federico Sclaverano

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Federico Sclaverano, classe 2004. Sono un’anomalia del sistema, nata per destabilizzare la quiete di una normalità che mi sta stretta. Nutro la mente con cinema, teatro, fisica, storia e fumetti, collezionando tutto ciò che trasforma il semplice respiro in qualcosa di degno di essere vissuto. La mia missione? Ancora in fase di scrittura, ma l’obiettivo è chiaro: far divertire chi mi circonda e rendere felici gli altri, senza però sprecare il breve tempo che mi è concesso. Se cercate qualcuno che prenda la vita seriamente senza mai rinunciare a dissacrarla, io sono il cavallo che fa al caso vostro. E se sentite nitrire adesso sapete chi è.

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