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    Joe’s Apartment, il riscatto spassoso dell’uomo comune

    Le temperature iniziano ad alzarsi in questo inferno di cemento e smog quale è Nevrotic Town (o Torino, se siete amanti di antropologia criminale). Mi alzo dal letto dove lascio la Dani California intenta a dormire un sonno post coito mentre mi accendo una sigaretta e mi vesto per saltare a bordo della mia Great Point Blue Shark e solcare le strade di questa città stranamente allegra per via dell’Eurovision. Riesco a trovare parcheggio senza scomodare troppi santi e imbocco la porta di casa in tempi relativamente brevi rispetto alla solita tabella di marcia. Mi vado a fare una doccia per poi morire sul divano in compagnia di una bella birra ghiacciata e la mia cucciolotta Nöel che cerca di dormire il sonno dei giusti nonostante la calura. Impugno il telecomando della mia televisione, carico il colpo e faccio fuoco sullo schermo. Vago ramingo tra le solite voluttuose gattine del porno e mirabolanti televendite di automobili. Il mio peregrinare per il tubo catodico si blocca su un canale che sta iniziando a trasmettere un film, una commedia per l’esattezza, intitolata A Casa di Joe.

    Il film è del 1996 e segue le vicende di Joe, interpretato da Jerry O’Connell( Stand By Me, Il Mio Amico Ultraman) , un ragazzo spiantato che si è trasferito da poco a New York dopo essere stato buttato fuori dall’università dell’Iowa. Spiantato e con il disperato bisogno di trovare un lavoro e un appartamento, si mette subito alla ricerca di un appartamento adatto alle sue ristrettissime finanze. La ricerca di una casa in affitto ad equo canone però sembra cosa impensabile nella Grande Mela finché non incontra Walter Shit (un nome una garanzia), bizzarro artista che in cambio di qualche spicciolo riesce a trovare un tetto per Joe. L’occasione giusta capita quando la signora Grotowski, una donna senza famiglia, muore improvvisamente. Walter dice ai due burberi “amministratori di condominio” Wlad e Jesus che Joe è il figlio della defunta signora e che da quel momento può andare ad abitare a casa sua. Qui il nostro eroe scopre che la casa è abitata da una colonia di folli blatte antropomorfe decisamente sopra le righe che, felici dell’arrivo del nuovo inquilino, lo aiutano dal comitato di benvenuto che i due energumeni Wlad e Jesus gli volevano riservare. Capitanate da Ralph, gli insetti sanno decisamente godersi la vita: bevono, mangiano, ballano, cantano e guardano la tv in un’emittente creata e gestita dalla comunità delle blatte (che altro non è una parodia di Mtv). Da questo momento in poi ha inizio una serie di situazioni assurde ed esilaranti che porteranno Joe ad essere un uomo comune, ma decisamente realizzato.

    Il momento dell’incontro tra Joe (interpretato da Jerry O’Connell) e Walter Shit (Jim Turner)

    Il film nasce dallo sviluppo di un lungometraggio omonimo (abbreviato però in Joe’s Apt.) mandato in onda su Mtv nel 1992 che metteva in scena il momento dell’incontro galante tra Joe e Lily, la ragazza della quale si innamora. Qui nel tentativo di facilitare le cose al padrone di casa la blatta Ralph e i suoi amici preparano tutto per un appuntamento galante salvo poi mandare tutto all’aria quando cadono dal soffitto finendo addosso alla povera Lily, che fugge via inorridita. Da questo pazzo cortometraggio, figlio di quel geniale e pazzo periodo creativo dello storico canale musicale per eccellenza, il regista John Payson ha sviluppato la sceneggiatura per l’intero film. La pellicola è la prima ad essere prodotta da Mtv Films (al’epoca nota come Mtv Production), che avrebbe legato il suo nome a contenuti originali tra film, programmi e serie tv (tra tutti, i film di Jackass). Joe’s Apartment (A Casa Di Joe nel suo adattamento italiano di non facile reperibilità) è uno spensierato inno al cambiamento. Non importa quanto incasinata possa essere la vostra vita o con quanta difficoltà riusciate ad imboccare quel lungo percorso per il raggiungimento della cosiddetta vita adulta.

    In un modo o nell’altro accadrà. Lo stesso Joe è figlio di quella spensieratezza giovanile degli anni Novanta che via via ha lasciato spazio all’incertezza dei tempi moderni. Non si sa quale sia il suo cognome (salvo poi assumere quello della proprietaria della casa nella quale si trasferisce) e il suo nome e la sua attidutine sono da ricercarsi nell’espressione statunitense Average Joe, con il quale si indica il tipico americano medio. L’idea che sta alla base di Joe’s Apartment verrà in seguito ripresa da altri progetti, come il cartone animato francese Oggy e i maledetti scarafaggi, dove il gatto blue Oggy abita in una casa insieme agli insetti Joey, Dee Dee e Marky (nomi scelti dall’autore in omaggio ai componenti della punk band americana dei Ramones). Un prodotto tipico dell’età dell’oro di Mtv, folle e geniale.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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