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Tomas Milian, l’umile talento di un cinema che non c’è più

C’era una volta il cinema italiano, capace di essere talvolta anche fonte di invidia alla Mecca del Cinema al quale ha sempre tentato di rubare qualcosa. Prima che la nostra cinematografia venisse colonizzata da commedie che il più delle volte non hanno molto da dire o da film che hanno la pretesa di prendersi troppo dannatamente sul serio. Vi erano anche artisti in grado di essere, con il loro talento, un vero valore aggiunto per l’intero panorama cinematografico nostrano per secoli a venire. Tra questi vi è Tomas Milian, attore dotato di grande poliedricità nonché capace di caratterizzare ogni ruolo che interpretava. E non era importante se fosse protagonista o un personaggio marginale: la sua interpretazione era in grado di lasciare il segno grazie ad un talento che negli anni lo ha portato a diventare una grande star internazionale.

Milian, al secolo Tomas Quintin Rodriguez, arrivò in Italia da Cuba sul finire degli anni Cinquanta. Si formò presso l’Actor Studios di New York ed ha avuto modo di lavorare con alcuni dei più grandi registi italiani ed internazionali. Il suo volto era in grado di prestarsi con grande disinvoltura sia a ruoli drammatici che a quelli più comici con il medesimo talento che lo ha sempre contraddistinto. In breve tempo è diventato uno dei volti iconici di diversi generi cinematografici che hanno riscosso grande successo come il western all’italiana ( o spaghetti western) grazie a film come Sentenza di morte di Mario Lanfranchi (1968), La lunga notte di Tombstone di Jaime Jesus Balcazar (1968), Corri uomo corri di Sergio Sollima (1968), Tepepa di Giulio Petroni (1969) O’Cangaceiro di Giovanni Fago (1970), Vamos a matar companeros di Sergio Corbucci (1970), La banda J. & S.- Cronaca criminale del Far West di Sergio Corbucci (1972). L’italia, che ormai ha adottato Tomas Milian a tal punto da nascere a Cuba ma naturalizzarsi italiano, continuerà a dare ampio respiro al suo talento attoriale. Diventa così anche famoso per i suoi ruoli in molti film che hanno fatto la storia del poliziesco all’italiana (Il Consigliori, Squadra voltante, Milano odia: la polizia non può sparare, La polizia accusa: il servizio segreto uccide, Il giustiziere sfida la città, Liberi, armati, pericolosi, Il cinico, l’infame, il violento e La banda del gobbo per citare i film più conosciuti e significativi per il genere).

Nell’immaginario collettivo viene ricordato per la serie di film che hanno portato il poliziesco a fondersi con la commedia dove ha ricoperto il ruolo dell’ispettore (poi maresciallo) Nico Giraldi, recitati in coppia con l’indimenticabile Bombolo. Ma al di la di questi ruoli, decisamente più caciaroni e leggeri rispetto a quelli da lui interpretati in precedenza e in seguito, Tomas Milian è stato e rimarrà sempre un grande attore a cui il cinema italiano deve sicuramente moltissimo e che, purtroppo, spesse volte non ottiene i riconoscimenti che meriterebbe. Ma si sa, il successo ha sempre molti padri mentre l’insuccesso è sempre orfano. Se poi a questo aggiungiamo anche l’ignoranza di tipica italiana fattura che permea ormai la nostra quotidianità, il quadro risulta ancora più triste di quanto già non sia. E sopraggiunge anche un tono di malcelata tristezza per quel cinema (e quegli attori) che hanno certamente lasciato il segno ma che come ogni opera d’arte sono e resteranno per sempre irripetibili.

Hank Cignatta

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