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Quentin Tarantino e la sua visione del mondo in Pulp-O-Rama

Il mondo del cinema continua ad agonizzare nella sua perenne stagnazione creativa. Mentre registi e sceneggiatori in crisi di idee si affrettano di gran carriera a saccheggiare gli scaffali delle librerie intenti a prendere spunto da sfittici volumi che poco o nulla sono in grado di lasciare alla sempiterna girandola delle emozioni, le serie tv sono diventate ormai la nuova isola felice della fantasia in grado di attrarre un numero sempre maggiore di spettatori, di denaro e di stelle di prima grandezza che non vogliono assolutamente lasciarsi scappare l’occasione di poter annoverare nel proprio curriculum il fatto di aver lavorato ad una produzione televisiva.

E mentre Hollywood brucia per un motivo o per l’altro il genio di Mr. Quentin Jerome Tarantino riesce ad elevare non di poco l’asticella qualitativa di un cinema in perenne ricerca di se stesso. Un compito non da poco nella Settima Arte del terzo millennio dove, per attirare l’attenzione degli appassionati, le pellicole fanno sempre più largo impiego di sofisticati effetti speciali che non sono più in grado di stupire come un tempo e che ormai hanno abituato il gusto degli spettatori.

Il cinema di Quentin Tarantino o si ama o si odia: non c’è posto per un incerta via di mezzo. Ogni elemento della sua cinematografia è un dettaglio curato maniacalmente che fa parte di un meccanismo ben congegnato pronto a detonare sullo schermo in tutta la sua potenza visiva e sonora. Dialoghi al limite del paranoico, personaggi che si ritrovano in situazioni paradossali, sceneggiature sopraffine che sono dei veri e propri romanzi e quella violenza che è solo uno degli elementi che hanno permesso a Tarantino di diventare uno dei registi più iconici dei nostri tempi. Già, quella violenza decisamente grottesca che non manca mai di veicolare un vespaio di polemiche inutili ogni qual volta un suo film esce al cinema. Per stessa ammissione del regista di Knoxville, “la violenza è solamente un mezzo e il sangue rappresenta un colore”. Nel suo cinema la visione della realtà, che mi piace definire Pulp-O-Rama, Tarantino una la violenza grafica per riuscire a far arrivare allo spettatore un messaggio che lo possa far interagire con ciò che sta guardando in quel momento sullo schermo. I suoi film in fondo sono una perenne stimolazione sensoriale e quindi ogni elemento (la sceneggiatura, l’accurata scelta della colonna sonora, il preciso impiego di determinati attori, l’utilizzo di una determinata tecnica stilistica e via discorrendo) permette a chi è sensibile a questo genere di apprezzare appieno il genio di uno degli ultimi grandi registi che Hollywood può vantarsi di avere. Ripeto nuovamente: il cinema di Quentin Tarantino non passa attraverso sciatte vie di mezzo. O si ama o si odia. E ogni polemica lascia il tempo che trova. Perché quando il mare è calmo ogni stronzo è marinaio.

Hank Cignatta

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