Paura e disgusto nel mondo libero, ovvero quando il lungo inverno della ragione fa più danni che altro

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Tempi davvero strani quelli che stiamo vivendo. E questa volta non è una semplice frase fatta con la quale dare il via all’incipit di un articolo giornalistico. E’ proprio un periodo incasinato, probabilmente il più smerdato dell’incasinata storia dell’uomo. Perché quando, nel bel mezzo di un pandemia, si sviluppano delle proteste che alla base hanno delle giustissime motivazioni di fondo ma che sono poi viziate da una virale ignoranza le cose non possono che andare sempre peggio. Le proteste per la morte di George Floyd proseguono da più di un mese e stanno animando gli Stati Uniti, giungendo ad estendersi anche ad altre parti del mondo come l’Europa. Proprio nei giorni scorsi si è assistito ad episodi di puro e semplice vandalismo dettato dal cappio oscurantista dell’ignoranza più becera nei confronti delle statue di alcuni personaggi storici ritenuti colpevoli di essere stati razzisti. A Bristol, nel Regno Unito, la statua del mercante di schiavi inglese Edward Colston, collocata nell’omonima strada nel 1895, è stata abbattuta e gettata nelle acque del porto locale. Sono state vandalizzate anche le statue di Winston Churchill a Westminister, Londra e negli USA quelle di Cristoforo Colombo e di diversi coloni sudisti. Tutte azioni portate avanti dal movimento Black Lives Matters, che si batte per i diritti delle persone afroamericane e che in queste settimane è al centro dell’opinione pubblica anche per avvallare e forse anche condividere certi atti.

La statua di Cristoforo Colombo eretta a Miami vandalizzata dalle “menti libere” delle proteste antirazziste

Tra molte persone che si riversano nelle piazze consapevoli per chi e che cosa stanno manifestando c’è una larga parte che si ritrovano solo per fare del casino. Specialmente in questo periodo dettato dall’emergenza Coronavirus, che ha visto il mondo (o buona parte di esso) costretto in quarantena. E se l’occasione fa l’uomo ladro in questo caso il pretesto per una buona fetta di un ipotetico diagramma a torta è solo quello di poter fare casino come se non ci fosse un domani. A tutto questo va aggiunta l’ignoranza che, spesse volte, fa commettere cose senza che ci si soffermi a ponderarne le conseguenze o poter fornire una risposta esaustiva qualora si chieda ai sedicenti manifestanti quali sono le motivazioni della loro protesta. Il lato oscuro dell’ignoranza (come era prevedibile) è giunta alla chetichella anche qui da noi, dove un gruppo di individui sfaccendati (erroneamente definiti da alcuni media come attivisti) si è prodigato a vandalizzare la statua del giornalista Indro Montanelli, eretta in sua memoria presso gli omonimi giardini ubicati a Milano presso la zona di Porta Venezia. Tali individui hanno rovesciato sulla statua quattro barattoli di vernice vergando poi con vernice spray alla base della stessa la scritta razzista stupratore. L’origine della contestazione risale ad un’intervista che Montanelli ha rilasciato ad Enzo Biagi negli anni Settanta, dichiarando che durante l’avventura colonialista in Africa si arruolò come militare. Giunto in Abissinia, ebbe modo di comprare e di sposare una bambina di dodici anni. Un contesto di un Paese con usi e costumi diversi dai nostri, in un contesto di guerra, in un periodo storico-culturale che differiva ampiamente rispetto a quelli moderni. Sicuramente una macchia nella vita del grande giornalista toscano, uno dei più importanti del giornalismo italiano. Ma d’altronde, chi cazzo non ha fatto adattare i suoi armadi per poter dare più capienza ai propri scheletri? Chi è senza peccato scagli la prima pietra, mannaggia a voi tutti.

La statua di Indro Montanelli, sita negli omonimi giardini a Milano in zona Porta Venezia, vandalizzata dal raid delle presunti menti libere

A rivendicare il gesto due sigle, Rete Studenti Milano e LuMe (Laboratorio urbano universitario) con la pubblicazione in rete di un video che ritrae alcuni individui intenti ad imbrattare la statua. Premettendo il fatto che io sono sempre stato un pessimo studente che ha cambiato più scuole che mutande, tali presunti studenti sfaccendati per svariati motivi in questa strana estate 2020 senza istruzione poco o proprio nulla sanno di uno dei nomi più importanti del giornalismo italiano. Certo, nel nostro Paese la parola giornalismo e giornalista non solo non significano più nulla ma non rievocano neanche alla mente alcune delle figure che hanno permesso all’Italia di essere (in passato, s’intende) uno dei Paesi culturalmente più all’avanguardia. Questo capita quando ad una generazione mancano punti di riferimento evidenti (soprattutto culturali) con i quali potersi confrontare. Perché un conto è voler protestare legittimamente mentre altro discorso è avere la pretesa di voler cambiare la storia a proprio piacimento semplicemente perché quest’ultima, non essendo un film o una serie tv, non ha il lieto fine che qualche povero ignorante sperava di poter vedere. E il lungo strascico di cazzate non finisce certo qui: la HBO, una delle più importanti emittenti via cavo statunitensi alla quale si deve la creazione e la distribuzione di serie tv del calibro de I Soprano e Il Trono di Spade (solo per citarne due tra le più famose) ha deciso di togliere dal proprio catalogo quel capolavoro senza tempo quale è Via Col Vento per via dei timori generati dalle recenti proteste per la morte di George Floyd e i contenuti ritenuti razzisti dai saccenti ben pensanti e fintamente perbenisti. Stessa sorte è toccata al programma Cops (uno dei più longevi della tv statunitense), arrivato quest’anno alla trentesima stagione e vede una troupe televisiva seguire una pattuglia di polizia alle prese con una normale giornata di lavoro tra arresti ed imprevisti. Il canale che lo trasmetteva, Paramount Network, ha dichiarato che ha deliberato per la cancellazione in via preventiva ed indeterminata dello show causa proteste. Oltretutto si stanno operando degli ingenti tagli ai fondi delle forze dell’ordine negli Stati Uniti. Sono davvero curioso di vedere chi chiameranno questi signori quando qualche ladro si introdurrà in casa loro o se qualche malintenzionato dovesse rapinarli. Ignoranza tre, buon senso zero.

Via col vento e Cops, due elementi della cultura di massa vittime del cappio oscurantista della censura del finto buonismo che sta facendo danni incalcolabili

Ostracizzare da questa società incasinata, ignorante, arida e culturalmente regredita e repressa un capolavoro del calibro di Via Col Vento o un programma come Cops in onda da trent’anni è quantomai assurdo. E’ come recarsi dal dottore lamentando un mal di testa e ricevere dal medico come prognosi il taglio del capo mediante ghigliottina. Negli ultimi anni abbiamo assistito il manifestarsi in modo sibillino di quel comune pensiero perbenista secondo il quale bisogna ridere a battute prestabilite, divertirsi con contenuti prestabiliti ed indignarsi (a comando) su argomenti che si ignorano e che non si padroneggiano neanche lontanamente. Si riceve un travaso di informazioni errate e si pensa di avere la presunzione di poter cambiare il mondo o, come in questo caso, la storia che in quanto tale è stata già scritta. Non vi è presa reale di coscienza su nulla, non c’è quella curiosità di base che dovrebbe portare a documentarsi sempre su ogni argomento. Non per avere la presunzione di essere dei tuttologi (che va molto di moda) ma semplicemente per non fare delle gargantuesche figure di merda quando invece si pensa di essere dalla parte della ragione. Tutto quanto esposto dal povero bastardo che vi sta scrivendo non ha nessuna velleità politica: chi segue Bad Literature Inc. sa che la politica è bandita dalla nostra linea editoriale, in quanto, non ce ne può fottere di meno. E qui la politica c’entra assolutamente nulla: si tratta di far prevalere le ragioni del buon senso che non ha nessun colore politico. D’altronde il mondo sta bruciando. E il problema non è chi ha appiccato l’incendio ma chi, senza accorgersene, fa il bagno in sostanze acceleranti avendo la presunzione di essere un vigile del fuoco della ragione. Chi si macchia di tali atti non è poi così diverso da quelli contro cui sta manifestando. Ma d’altronde quando la volpe non arriva all’uva, dice che è acerba. E ormai è davvero tutto aceto.

Hank Cignatta

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About Author

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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