Licantropi: l’ombra sanguinaria che divora la notte
La verità raramente risiede tra vecchi tomi impolverati di una biblioteca; essa riposa infatti ai confini delle tenebre, dove la ragione cede al terrore e la civiltà si tramuta in ferocia. Quando questo accade, nascono mostri come i licantropi. Essi hanno infestato l’immaginario collettivo prima ancora che l’uomo imparasse i concetti della civiltà. Ma la vera domanda è questa: si tratta solo di una leggenda, o è la verità celata dietro la natura bestiale di tutti noi?

L’eredità delle ombre medievali e gli antichi miti
Scavando nelle radici del mito emerge la storia del re Licaone, punito da Zeus in persona per le sue azioni contro i pellegrini in viaggio nella sua terra (Licaone li usava come sacrifici umani… infrangendo quindi la legge sull’ospitalità), condannandolo a vagare nelle foreste sotto forma di lupo.
È tuttavia nell’Europa del Medioevo e del primo Rinascimento che la vicenda si fa sanguinosa. Nei processi per stregoneria nelle zone più rurali (e quindi nelle parti più “povere” e sotto controllo più stretto della chiesa), le accuse di licantropia colpivano emarginati, vagabondi o chiunque mostrasse comportamenti fuori dalla norma.

Purtroppo non sto parlando di semplice ostilità o isolamento sociale per i sospettati, ma di vere e proprie persecuzioni guidate da paranoia, carestie e dalla credenza che il diavolo stipulasse patti per compiere stragi.

Il terrore del Gévaudan
Verso la metà del ‘700, nella regione del Gévaudan in Francia, la leggenda toccò il suo punto di massima isteria collettiva portando addirittura la faccenda sul piano della politica.

Una misteriosa creatura cominciò a seminare il panico tra i contadini…(parliamo di una creatura che fece secondo le stime, circa 113 morti e 49 feriti…non sono per niente pochi) scatenando una grande battuta di caccia sostenuta dalla corona di Luigi XV.

La vicenda non fu una semplice voce di paese, ma un evento di cronaca che mobilitò reggimenti di soldati, cacciatori scelti e le prime pagine dei gazzettini dell’epoca, trasformando la belva nel simbolo del terrore e alimentando sempre di più le leggende sui licantropi.

Ma al di là dei dettagli (diventati ormai più una leggenda che altro), gli storici moderni ritengono che i responsabili delle aggressioni e delle morti fossero probabilmente solo dei lupi affamati o dei criminali che sfruttarono il panico generale per compiere scorrerie di ogni sorta.
Il microscopio della scienza e le alterazioni della carne
Sotto le antiche superstizioni però batte un cuore di concreta e drammatica realtà… Infatti quando gli studiosi esaminarono le cronache con occhio più clinico che storico, si resero conto che la figura del mostro cominciava a scomparire, rivelando una serie di tragiche e rare patologie.

Un esempio è l’ipertricosi, nota più semplicemente come “sindrome dell’uomo lupo”, in cui, a causa di una variante genetica, il volto e il corpo dei malati sono ricoperti in modo anomalo da peli molto folti (risultando quasi una vera e propria pelliccia), trasformando visibilmente l’aspetto del malato agli occhi dei contemporanei.

Altrimenti in aggiunta all’ipertricosi c’è la porphyria (più semplicemente nota come porfiria) congenita (o malattia di Günther), una grave alterazione metabolica che rende la pelle dolorosamente intollerante alla luce del sole, provocando lesioni, deformazioni e il ritrarsi delle labbra e delle cartilagini del naso (dettagli che in antichità richiamavano subito alla mente i cosidetti licantropi di miti e leggende).

Le spirali e i baratri della mente
Oltre ai tormenti del corpo, la mente umana ha dimostrato di poter creare abissi oscuri e terribili, che hanno dato origine ai dettagli più sanguinari della leggenda… Un esempio è la licantropia clinica, una rara condizione psichiatrica in cui il paziente è convinto di essersi trasformato in un animale selvaggio, arrivando ad assumere comportamenti bestiali ed estremamente violenti.

Accanto a questo disturbo si collocano spesso comportamenti deviati legati a pulsioni di dominazione violenta e nei casi più estremi a veri e propri atti di… cannibalismo.

Queste patologie fornivano ai contadini dell’epoca l’unica spiegazione comprensibile di fronte ad assassini spietati che dilaniavano bestiame e sbranavano poveri viandanti indifesi.
Il cinema e la nascita del mito
Mentre la medicina spiegava mente e corpo, il cinema del secondo ‘900 ha reinventato il mostro, creando quasi tutto ciò che oggi sappiamo sui licantropi.

Fu infatti con il celebre film “L’uomo lupo” della Universal nel 1941 che si affermarono nell’immaginario le “regole” più note e in gran parte assenti nella tradizione e nei miti originali.

Regole come il morso contagioso, la luna piena e le pallottole d’argento nascono in minima parte dal folklore e soprattutto dall’ingegno di Curt Siodmak e della Universal.

Nel corso dei decenni il cinema ha continuato a rielaborare la figura del licantropo. Ed è nei primi anni 2000, in film come “Van Helsing” (che hanno ovviamente accentuato le trasformazioni e le ambientazioni con la CGI), a trasformare il licantropo in una creatura colossale, agile e… dalla trasformazione estremamente dolorosa.
Nel 2010 poi con il remake “Wolfman” di Joe Johnston, si ritorna invece alle atmosfere cupe del classico degli anni ’40, spingendo però soprattutto sulla tragicità di un uomo condannato a distruggere tutto ciò che ama.
Ci sono infiniti film sul genere, ma la cosa fondamentale è che il cinema ha di fatto completato la sua opera, trasformando una tragedia clinica e una psicosi storica in una storia sulla natura duplice dell’essere umano, diviso tra ragione e istinto.
un ululato in città
Quando chiudiamo i volumi ed usciamo dalle biblioteche per tornare a casa nel buio, la risposta iniziale ci attende appena oltre la soglia… La licantropia non è mai stata soltanto una favola antica o un trucco cinematografico, ma un monito… sotto la patina sottile della civiltà si nasconde un istinto bestiale che attende solo la notte giusta per uscire allo scoperto.

Federico Sclaverano
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