Volontà di Ferro: Anatomia del Corpo delle Lanterne Verdi
«Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun male sfugga alla mia ronda. Colui che nel male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!». L’eco di questo antico giuramento risuona tra le stelle mentre un bagliore smeraldo squarcia il cielo. È il segno che il Corpo delle Lanterne Verdi è in arrivo… una forza intergalattica pronta a riportare l’ordine nel caos.

Dalle tavole del ’40 allo spazio profondo
Se pensate che tutto sia nato con tute di pelle e alieni parlanti, vi sbagliate di grosso. Nel 1940 Alan Scott andava in giro vestito con mantello rosso, pantaloni viola e una lampada magica d’origine meteoritica. Un’estetica folle, quasi fiabesca, priva di qualsiasi fondamento scientifico.

Nel 1959 John Broome e Gil Kane passano alla fantascienza: nasce Hal Jordan e i Guardiani dell’Universo guidano da Oa il settore 2814.

Nei primi anni 2000 arriva quel pazzo di Geoff Johns, che prende l’anello e costruisce un intero spettro emotivo. Sul banco non c’è più solo il verde della volontà, ma una vera guerra tra rabbia (rossa), paura (gialla), speranza (blu) e l’avidità (arancione). Fino ad arrivare nella leggendaria storia “Blackest Night” del 2009 alle lanterne della morte (nero) e quelle della vita (bianco)

L’animazione ha capito questo delirio molto meglio del cinema. Se negli anni ’70 e ’80 i nostri compivano comparsate sporadiche nei cartoni di Hanna-Barbera.
È con “Justice League” nei primi 2000 infatti che ad indossare l’anello si trova John Stewart, che diventa il volto del Corpo per un’intera generazione.
Poi arriva il 2011 e ci regala “Green Lantern: The Animated Series”, una gemma in computer grafica che trattava lo spettatore con rispetto, cancellata troppo presto perché vendeva pochi giocattoli…(e qui anche gli uomini più duri hanno versato una lacrima).
E poi c’è il film (sempre del 2011) con Ryan Reynolds. Rinnegato dall’attore e criticato sul web, il film resta per me un cult generazionale nostalgico, spettacolare e genuinamente affascinante. Un’opera imperfetta e incompresa, certo, ma capace di farci sognare a occhi aperti ogni volta che stringevamo il pugno immaginando di indossare l’anello.
Il Fenomeno “Lanterns”: Il Noir Cosmico che ha Ridefinito la TV
Dopo anni di silenzio, i DC Studios rilanciano il franchise su HBO Max con “Lanterns“, abbandonando lo spazio volgendo il tono della serie verso un’oscura indagine stile True Detective.

La trama mette al centro una coppia dalla dinamica esplosiva: Hal Jordan (Kyle Chandler), interpretato come un veterano stanco, cinico e visibilmente segnato dagli orrori dello spazio, e la nuova recluta John Stewart (Aaron Pierre), un giovane ex Marine rigoroso che non ha alcuna intenzione di farsi intimidire dall’arroganza del suo mentore.
I due si ritrovano incastrati a gestire un caso apparentemente provinciale, indagando su un omicidio raccapricciante nel cuore degli Stati Uniti. Ma quello che parte come un brutale fatto di cronaca locale si rivela ben presto essere il primo tassello di un complotto cosmico legato a un segreto agghiacciante nascosto proprio al centro della Terra, capace di minacciare l’intero settore intergalattico.
L’impatto mediatico e di pubblico di “Lanterns” è stato letteralmente travolgente. Acclamata universalmente, la serie ha polverizzato i record d’ascolto puntando su tensione psicologica noir unita alla profonda caratterizzazione dei personaggi piuttosto che sugli effetti speciali (che per quanto importanti non devono fagocitare la storia).
Le Quattro Lanterne Terrestri: Menti, Nevrosi e Costrutti
Ma arriviamo al punto centrale: l’anello. Attenzione però, perchè quella minuscola arma non fa quello che vuoi, ma quello che sei… In pratica è un test di Rorschach in miniatura capace di sprigionare una potenza infinita e le quattro Lanterne umane storiche ne sono l’esempio perfetto, tutte e quattro usano la stessa identica energia, ma la loro volontà plasma costrutti completamente diversi.

Hal Jordan è il classico individuo testardo incapace di accettare la sconfitta. Ex pilota collaudatore, segnato dal trauma del padre morto a causa di un incidente aviario sotto i suoi occhi da bambino, Hal non pensa, agisce.

Ha un’incrollabile, quasi patologica fiducia nelle proprie capacità. Di conseguenza, i suoi costrutti sono funzionali, immediati e puramente istintivi. Hal non perde tempo a disegnare i dettagli: se deve colpire, crea un enorme pugno verde; se deve volare, materializza la sagoma di un caccia a reazione. La sua luce non è pulita, romba ed emette un suono fisico identico al turbine di un motore di linea. Paradossalmente questo suo carattere l’ha portato a diventare l’incarnazione più pura della volontà, infatti nei fumetti lui non è il più forte tra le lanterne, ma la più forte lanterna VERDE mai esistita.

John Stewart è tutto il contrario. Ex cecchino dei Marine ma soprattutto architetto urbanista, John porta nell’anello una mente geometrica e stoica. Non vedrete mai John Stewart proiettare una sagoma vuota o una forma bidimensionale.

I suoi costrutti sono strutture piene, concepite dall’interno verso l’esterno: se proietta un fucile o uno scudo, ne disegna mentalmente ogni singolo bullone, la tolleranza al carico, le travi di supporto e i meccanismi interni. Per questo motivo le sue creazioni sono in assoluto le più solide, pesanti e indistruttibili dell’intero Corpo.
Guy Gardner è la pecora nera, il ragazzaccio irascibile ed ex giocatore di football che si porta dietro una quantità incalcolabile di frustrazione. Inizialmente non è diventato una Lanterna solo perché si trovava più lontano rispetto ad Hal quando Abin Sur (il precedente possessore dell’anello) è precipitato sulla Terra, Guy manifesta la sua volontà come pura pressione emotiva.

I suoi costrutti sono aggressivi, volgari, strabordanti di energia residua. L’anello di Guy non brilla con grazia, “frigge” letteralmente in continuazione, producendo armi smisurate, motoseghe gigantesche e mattonate verdi pensate con l’unico scopo di umiliare e intimidire l’avversario prima ancora di abbatterlo.
Kyle Rayner, infine, è l’artista. Un giovane fumettista e grafico che riceve l’ultimo anello rimasto in circolazione dentro un vicolo schifoso di Los Angeles, diventando il custode di un Corpo ormai in disgrazia. Ma perché lui è così importante, perché dove gli altri vedono armi… lui vede una tela bianca su cui può disegnare ogni cosa che gli passi per la testa.

I suoi costrutti sono elaboratissime opere d’arte tridimensionali: mecha usciti direttamente dagli anime anni ’90, draghi sputafuoco, cavalieri medievali e intere sequenze d’azione illustrate nei minimi dettagli. Le sue creazioni richiedono un dispendio di concentrazione enorme, ma la sua fantasia (essendo un fumettista) insieme al suo stile di combattimento lo rendono forse il più pericoloso dei quattro.

La Volontà come Forma d’Arte
Il Corpo delle Lanterne Verdi funziona da più di ottant’anni non perché possiede le armi più potenti dell’intero universo, ma perché ci ricorda che la volontà non è inalterabile, ma si modella e la costruiamo insieme alle nostre storie, passioni e traumi. Che si tratti dell’istinto sfacciato di Jordan, della precisione chirurgica di Stewart, della rabbia manifesta di Gardner o della pura fantasia di Rayner, la luce verde smeraldo continua a brillare, ricordandoci che persino nello spazio profondo, alla fine chi fa la differenza non è l’anello, ma chi lo indossa…

Federico Sclaverano
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