UJIG: la band prog‑fusion che sta ridefinendo la scena italiana
Ci sono gruppi che fanno musica e altri che invece ti entrano dentro. Gli UJIG appartengono alla seconda categoria: ti entrano nelle ossa come un cambio di stagione, come quella sensazione che ti prende allo stomaco quando capisci che qualcosa sta per succedere. Milano, per loro, non è una città: è un laboratorio. Il loro linguaggio musicale unisce jazz contemporaneo, progressive, elettronica e una costante ricerca timbrica, dando vita a un’identità sonora che sfugge alle etichette e si muove libera tra improvvisazione, spiritualità e sperimentazione. Con il nuovo album Delta, il quartetto milanese conferma una maturità artistica rara e una visione musicale che guarda oltre i confini del genere.

Chi sono gli UJIG
La formazione attuale comprende Konstantin Kräutler alla batteria,

Edoardo Maggioni alle tastiere,

Marco Leo alla chitarra

e Cesare Pizzetti al contrabbasso.

Kräutler picchia la batteria come se stesse cercando di aprire un varco in un’altra dimensione. Maggioni alle tastiere costruisce architetture che sembrano cattedrali e poi le fa crollare con un sorriso. Leo alla chitarra non accompagna: racconta. E Pizzetti, al basso, è quel tipo di musicista che non ti accorgi di ascoltare finché non ti rendi conto che senza di lui tutto crollerebbe. La loro musica nasce dall’idea di superare le categorie, di creare un suono che sia allo stesso tempo tecnico, emotivo e profondamente umano.
Delta: un disco che non vuole essere un disco
Pubblicato da Luminol Records e distribuito da Ma.Ra.Cash/Self, Delta rappresenta il punto più alto della ricerca artistica degli UJIG. Il disco, composto da sette brani registrati tra il 2024 e il 2025, nasce come evoluzione naturale del precedente Ujigami e si presenta come un’opera che riflette sul rapporto tra uomo e numeri, sulla perdita di significato nell’epoca degli stream e delle metriche. Il risultato è un’opera che non consola. Ti mette davanti allo specchio e ti chiede: “E tu, cosa ci fai qui?”
Deep Dub Bop: Miles Davis visto attraverso un vetro appannato
Il singolo dedicato al centenario di Miles Davis è un viaggio dentro un viaggio. Non è un omaggio, non è una cover e non è un tributo. È un dialogo con lo spirito di uno dei più grandi jazzisti della storia. Un tentativo di afferrare l’ombra di un uomo che ha cambiato la musica più volte di quanto la maggior parte delle persone cambi idea. Cimino alla tromba evoca Miles e gli UJIG costruiscono attorno a quella tromba un paesaggio sonoro che sembra uscito da un sogno febbrile: un po’ So What, un po’ Tutu, un po’ quella sensazione che hai quando cammini da solo di notte e senti che la città ti sta ascoltando.
“Deedoo”: il singolo che anticipa Delta
Un altro tassello fondamentale del percorso recente della band è Deedoo, un singolo nato da un’idea armonica coltivata negli anni e completata solo poco prima della produzione dell’album. Quattro accordi che girano come un mantra, una melodia che sa di Mediterraneo, una voce che non canta ma invoca. È un pezzo che non vuole impressionare: vuole ricordarti che la leggerezza non è superficialità, ma resistenza. Gli UJIG lo descrivono come una preghiera. Io direi che è un promemoria: ricordati di respirare.
Il loro stile: un caos ordinato, una ferita elegante
La musica degli UJIG è un paradosso vivente. È complessa ma non complicata, elegante ma sporca, controllata ma sempre sul punto di esplodere. Ogni brano è un viaggio ma non uno di quelli turistici: è un attraversamento. Un modo per guardare dentro le cose senza filtri, senza anestesia. Non cercano di essere moderni perché lo sono, senza paura di esserlo.
Perché seguirli
Perché in un mondo che ti chiede di essere veloce, gli UJIG ti chiedono di essere presente. Perché mentre tutto si appiattisce, loro si allargano. Perché fanno musica che non ti tratta da consumatore ma da essere umano. E di questi tempi è davvero raro, credetemi. E perché, alla fine, ascoltarli è un po’ come guardare una città dall’alto: ti ricorda quanto sei piccolo, ma anche quanto puoi essere immenso.
Hank Cignatta
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