Senza veli: Chuck Palahniuk e il catalogo degli orrori americani

Senza veli: Chuck Palahniuk e il catalogo degli orrori americani

Il sangue ha sempre avuto un odore particolare nelle storie di Chuck Palahniuk. Non quello epico dei campi di battaglia o quello romantico delle tragedie letterarie. Il sangue di Palahniuk sa di moquette sporca, di motel illuminati da insegne al neon mezze fulminate, di bagni pubblici frequentati da disperati e predicatori. Sa di America. Quella vera. Quella che non compare negli spot della Coca-Cola e nelle fotografie delle campagne elettorali. Quando ho aperto Senza veli ho avuto la sensazione di infilare la testa dentro una centrifuga impazzita costruita da un serial killer laureato in sociologia. Un romanzo che trascina chi lo legge all’interno di una processione caratterizzata da santi deformi, pornodivi decaduti, assassini, fanatici religiosi e relitti umani che marciano lungo le autostrade dell’illusione americana. Una vera e propria autopsia letteraria.

Chuck Palahniuk da giovane

La strada come altare della follia

Pubblicato nel 2005 con il titolo originale Haunted, Senza veli rappresenta uno dei lavori più estremi e disturbanti dello scrittore americano Chuck Palahniuk. La struttura del romanzo assomiglia a una versione mutante dei Racconti di Canterbury. Diciassette aspiranti scrittori partecipano ad un ritiro creativo isolato dal mondo. Dovrebbero produrre arte e scavare dentro sé stessi alla ricerca della verità ma naturalmente finisco per fare l’esatto contrario.

Gruppo di scrittori con storie oscure che cercano di scrivere l'opera della loro vita

I protagonisti comprendono rapidamente che la sofferenza vende più della letteratura. Così iniziano a sabotare la propria esistenza per costruire una leggenda personale sempre più tragica. Si mutilano, si affamano, manipolano gli eventi e trasformano la propria prigionia in uno spettacolo dell’orrore. Palahniuk prende l’ossessione contemporanea per la visibilità e la trascina fino alle sue conseguenze più mostruose. In un’epoca dominata dai reality show e dalla pornografia del dolore, ogni personaggio comprende che essere vittima vale più che essere artista. Il talento passa in secondo piano mentre la tragedia genera interesse.

Mostri in cerca di autore

I personaggi di Senza veli sembrano usciti da un manicomio progettato da un pubblicitario: Katherine Kenton, la protagonista. Una diva del cinema e del palcoscenico ormai anziana, ossessionata dalla vecchiaia e dal declino della sua bellezza; Hazie Coogan, la voce narrante. Dama di compagnia, domestica e amica fidata di Katherine, che l’ha accompagnata per tutta la sua carriera e infine Webster Carlton Westward III. un giovane uomo molto più giovane di Katherine, che riesce a conquistare la diva e a insediarsi nella sua vita.

Il suo vero scopo è però quello di pubblicare una biografia “senza veli” che prevede la tragica morte della donna. Nomi che ricordano santi degenerati di una religione consumistica e malata. Ognuno porta con sé una confessione, nasconde una ferita o racconta una storia che affonda le mani nelle ossessioni più sporche dell’Occidente. Le loro vicende personali si intrecciano con racconti che oscillano tra l’horror, la satira, il grottesco e la commedia nera. Palahniuk costruisce un circo di aberrazioni dove ogni risata arriva accompagnata da una fitta allo stomaco.

“Guts”: il racconto che fece svenire il pubblico

Parlare di Senza veli senza citare “Guts” sarebbe come raccontare la storia del punk senza nominare i Sex Pistols. Prima della pubblicazione del romanzo Palahniuk lesse pubblicamente questo racconto durante una serie di eventi promozionali. La leggenda vuole che numerosi spettatori abbiano abbandonato la sala o siano svenuti durante la lettura. La fama del libro esplose anche grazie a quell’episodio e non è difficile capire il motivo.

“Guts” rappresenta uno dei testi più scioccanti della narrativa contemporanea. Non per il semplice gusto dello scandalo ma per la capacità di spingere il lettore oltre la soglia del sopportabile, costringendolo a interrogarsi sui limiti del corpo, del desiderio e dell’autodistruzione. Palahniuk non cerca mai la provocazione fine a sé stessa ma la utilizza come un grimaldello per entrare nelle stanze che la società tiene chiuse a doppia mandata.

Il grande spettacolo del dolore

La vera materia narrativa di Senza veli non è il sangue, il sesso o l’orrore. La vera protagonista è la fame disperata di attenzione. Vent’anni dopo la sua pubblicazione il romanzo appare quasi profetico. I personaggi inventano versioni sempre più drammatiche di sé stessi per attirare interesse, trasformando il trauma in merce e costruiscono identità fondate sulla sofferenza. Oggi basta aprire qualsiasi social network per ritrovare lo stesso meccanismo.

Influencer che monetizzano crisi personali, celebrità che trasformano la propria caduta in contenuti, utenti comuni che raccontano il dolore come fosse una strategia di marketing. Palahniuk aveva visto arrivare tutto questo quando ancora Instagram non esisteva. Palhaniuk aveva già compreso che il capitalismo avrebbe finito per divorare anche la sofferenza.

L’America sotto il bisturi

Come nei suoi lavori migliori, l’autore usa il grottesco per parlare di qualcosa di enormemente più grande. Senza veli è un viaggio nelle viscere della cultura americana. Dietro i racconti estremi si nascondono riflessioni sulla fama, sul consumismo, sulla religione, sulla pornografia, sulla chirurgia estetica, sull’ossessione per il successo e sull’incapacità cronica di accettare la normalità.

Ogni pagina sembra gridare una domanda semplice e devastante. Che cosa siamo disposti a fare pur di essere ricordati? La risposta fornita dal romanzo è terrificante. Praticamente tutto.

Un libro che continua a mordere

Molti romanzi scandalosi invecchiano rapidamente. Perdono forza una volta terminata la polemica che li ha resi famosi. Senza veli continua invece a mordere. Le sue pagine mantengono intatta la capacità di disturbare perché colpiscono una verità universale. Gli esseri umani raccontano storie per dare un senso alla propria esistenza, ma possono anche trasformare quelle stesse storie in una gabbia.

Palahniuk osserva questo meccanismo con lo sguardo di un entomologo ubriaco e la cattiveria di un comico senza freni. Il risultato è un romanzo feroce, sporco, esilarante e nauseante. Un libro che non vuole piacere ma lasciare profonde cicatrici. E quando l’ultima pagina scivola tra le dita resta addosso la sensazione di aver attraversato una fiera ambulante costruita sopra una fossa comune. Le luci continuano a lampeggiare. La musica continua a suonare. I visitatori continuano a sorridere. Sotto il tendone, però, l’odore della decomposizione è impossibile da ignorare. Chuck Palahniuk lo aveva sentito da molto tempo. E in Senza veli ha deciso di spalancare tutte le finestre.

Hank Cignatta

Riproduzione riservata ©

Se l'articolo ti è piaciuto condividilo!

Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

Post a Comment

Bad Literature Inc. ©

T. 01118836767

redazione@badliteratureinc.com