Snuff movie: mito, paranoia e pornografia della morte

Snuff movie: mito, paranoia e pornografia della morte

La prima volta che ho sentito la parola snuff movie ero un adolescente imberbe, alle prese con la nascita di Internet. Ai quei tempi mio padre, avvocato, aveva lo studio dove ho in seguito scoperto avesse casa e bottega il padre di Fred, un mio ex compagno di classe delle medie. Spesse volte sgattaiolavo da lui in fuga dai compiti e dalle responsabilità scolastiche delle superiori, passando alcuni miei pomeriggi a guardare video su Mtv, ascoltare musica rock, alcune strusciatine con le ragazzine della zona e altre azioni ricreative adolescenziali. Come detto pocanzi Internet era agli albori e tra i diversi modi di passare i pomeriggi c’era anche la sfida a visionare foto e video di cadaveri, autopsie e altro materiale macabro gentilmente offerto da rotten.com, il portare precursore di siti di contenuti shock. Quello fu il primo impatto che ebbi nella mia vita con contenuti snuff.

Il sangue che non dovrebbe esistere

Il primo errore è pensare che gli snuff movie siano solo cinema. Il secondo è cercarli con lucidità. Perché quando inizi a scavare in questa roba (e vi assicuro che puzza) non stai più parlando di pellicole, ma di una leggenda malata che si nutre della nostra ossessione più antica: guardare qualcuno morire senza pagarne le conseguenze. È voyeurismo terminale, è pornografia senza redenzione, è il punto in cui il cinema smette di fingere e la realtà diventa un animale da macello.

Gli snuff movie, per definizione, sarebbero filmati reali di omicidi commessi appositamente per essere venduti e distribuiti. Ma la verità è più ambigua, più sporca e, in qualche modo, più interessante. Non esiste una prova concreta, verificata ed industriale della loro esistenza come mercato organizzato. Eppure continuano a esistere ovunque. Nelle voci, nei forum, nelle cassette consumate, negli hard disk dimenticati. Sono il Bigfoot della cultura visiva moderna, ma con molto più sangue.

Da dove viene il termine “snuff”

La parola “snuff” arriva da lontano, dalla lingua inglese, dove indicava lo spegnere una candela. Una fiamma che si interrompe di colpo. Fine. Buio. Negli anni Settanta, il termine cambia pelle e diventa qualcosa di molto più sinistro: lo spegnimento di una vita umana come spettacolo. È qui che la paranoia collettiva trova il suo lessico. Nel 1976 arriva Snuff, un film che non solo sfrutta il termine, ma lo incide nella cultura popolare come una cicatrice. In realtà è un exploitation argentino riadattato, con un finale aggiunto in cui si inscena un omicidio “reale” sul set. Una truffa, un gioco sporco, una trovata pubblicitaria. Ma funziona. La gente ci crede. O almeno vuole crederci. Ed è proprio questo il punto: gli snuff movie non hanno bisogno di essere veri per fare danni. Basta che siano plausibili.

Grindhouse, VHS e il mercato della paura

Se vuoi capire dove si muovevano queste cose, devi dimenticare i cinema eleganti. Devi scendere nei grindhouse, nei cinema di terza categoria, nelle sale dove l’aria era densa di fumo e disperazione. Negli anni Settanta e Ottanta, il circuito exploitation vive di eccessi. Violenza, sesso, tabù. Più si spinge oltre, più vende. Gli snuff diventano la frontiera ultima, il limite che non dovrebbe essere superato e quindi il più appetibile. Le videocassette fanno il resto. Il VHS democratizza l’orrore. Non serve più una sala, basta un televisore e una porta chiusa. Nascono leggende su nastri clandestini, passaggi di mano in mano, collezionisti deviati. La verità si mescola alla finzione come whisky scadente.

Non esiste un archivio ufficiale degli snuff movie. Esiste invece una quantità infinita di materiale borderline: execution video, footage di guerra, incidenti reali. Non sono snuff nel senso classico, ma alimentano la stessa fame.

Hollywood gioca con il fuoco

A un certo punto anche Hollywood annusa l’odore del sangue. Non può permettersi di mostrarlo davvero ma può suggerirlo, evocarlo e venderlo come possibilità. Film come 8mm di Joel Schumacher del 1999 trasformano gli snuff in thriller, in mistero, in incubo urbano. Nicolas Cage che scava in un mondo sotterraneo fatto di perversione e morte filmata. Non è realtà ma sembra abbastanza reale da disturbare.

Poi arriva Hard Candy, che ribalta il gioco e usa il sospetto di snuff come arma psicologica.

E ancora Vacancy, dove le videocamere diventano strumenti di caccia.

Hollywood non mostra mai davvero uno snuff movie. Non può. Ma costruisce l’idea che potrebbero esistere dietro la porta accanto. E tanto basta.

Il filone Cannibal: quando il cinema sembra reale

Se vuoi vedere il momento in cui il pubblico ha davvero iniziato a perdere il confine tra finzione e realtà, devi passare per l’Italia. Devi passare per Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato. Quel film è un pugno nello stomaco che non smette di arrivare. Girato come un falso documentario, con uno stile grezzo, sporco, realistico. Così realistico che Deodato viene accusato di omicidio e deve portare gli attori in tribunale per dimostrare che sono vivi.

E poi c’è Cannibal Ferox, associato al nome di Umberto Lenzi, un’altra discesa nell’inferno verde dove la violenza è esplicita, quasi insostenibile.

Trailer di Cannibal Ferox, visibile su Youtube

Questi film non sono snuff. Ma giocano con la stessa illusione: quella che ciò che stai guardando possa essere reale. E quando il dubbio si insinua, il cervello smette di difendersi.

Internet: il cimitero senza custode

Oggi il discorso cambia. Non perché gli snuff movie siano diventati reali nel senso classico, ma perché la realtà ha superato la finzione. Internet è un archivio infinito. Video di guerra, esecuzioni, attentati, incidenti. Roba che negli anni Settanta avrebbe distrutto una carriera, oggi scorre tra un meme e un tutorial di cucina. Siti come BestGore (chiuso nel 2020), LiveLeak (chiuso nel 2021) e simili hanno reso accessibile ciò che prima era nascosto. Telegram, forum underground, dark web: il materiale esiste, circola e si trasforma. Ma qui serve lucidità: questi contenuti non sono snuff movie nel senso cinematografico del termine. Non sono prodotti per intrattenimento commerciale strutturato. Sono frammenti di realtà brutale, spesso propaganda, spesso documentazione. Eppure, per chi guarda, la differenza diventa irrilevante.

La verità che non vuoi sapere

Gli snuff movie sono un mito che funziona perché tocca qualcosa di profondamente umano e profondamente disturbante. Non la violenza in sé, ma il desiderio di osservarla da una distanza sicura. Il cinema ha provato a imitarli, a suggerirli, a venderli come possibilità. Internet ha fatto di peggio: ha reso la morte visibile, accessibile, ripetibile. La verità è che non serve un mercato clandestino di snuff per arrivare allo stesso risultato. Basta uno schermo e una connessione. E a quel punto la domanda non è più se esistano davvero. La domanda è perché qualcuno continua a cercarli.

Hank Cignatta

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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