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    Greta Van Fleet: storia di un gruppo che si ama o si odia

    I Greta Van Fleet si sono affacciati negli ultimi due anni sul panorama musicale come un fulmine a ciel sereno. Sia nel bene che nel male sono riusciti a catalizzare l’attenzione degli appassionati e degli addetti ai lavori del rock in un modo che non avveniva da (almeno) vent’anni. Da tempo la crisi commerciale del rock è stata dichiarata, con buona pace di pubblico e di alcuni grandi artisti del settore che non hanno ancora compreso la differenza che esiste tra la crisi di fama dell’intero genere musicale e quella riservata al cosiddetto circuito mainstream. Quest’ultimo è monopolizzato da sonorità diverse che sono state introdotte a forza nelle sinapsi delle nuove generazioni, che non sono state abituate a venire a conoscenza con il rock e a non demonizzarlo. In un panorama musicale nel quale basta avere una base musicale potenzialmente orecchiabile chiunque sputa su delle rime baciate o un ritmo latino proveniente da qualsiasi isola caraibica il quadro è presto fatto. D’altronde quando il mare è in tempesta ogni stronzo è marinaio. Ma in questo senso i Greta Van Fleet hanno (e stanno continuando a rappresentare) un qualcosa di diverso, capace di catalizzare nuovamente l’attenzione del grande pubblico sul rock che era stato dato per spacciato da tempo e al cui capezzale molti chiedevano a gran voce non fiori ma opere di bene.

    L’eterno paragone con i Led Zeppelin con il quale i Greta Van Fleet hanno dovuto fare i conti fin dal successo del loro primo brano. Ad un ascolto preliminare, infatti, la voce del cantante dei Greta Van Fleet Joshua Kizszka è molto simile a quella dell’immenso Robert Plant

    Fin da quando la band del Mitchigan è riuscita ad avere successo commerciale è stata subito paragonata ai Led Zeppelin per diverse ragioni: la prima è l’impressionante somiglianza vocale del loro frontman e cantante Joshua Kizszka con quella di Robert Plant, il quale nel corso di un intervista si è anche espresso al riguardo e dando, tra il serio e il faceto, la sua benedizione al giovane gruppo. Altro fattore che li accumuna al leggendario gruppo inglese sono quelle sonorità hard rock tipicamente anni Settanta, di cui i Led sono stati i massimi esponenti. Inizialmente sono stati accolti (e creduti) come una tribute band degli Zeppelin. Anche il loro nome ha un qualcosa che ricorda artisti che hanno fatto la storia del rock (personalmente non ho potuto fare a meno di trovare una certa similitudine onomatopeica tra loro e i Van Der Graaf Gerator, ma questo è un delirio personale e in quanto tale condivisibile o meno).

    Mashup tra Heartbrak dei Led Zeppelin e Safari Song dei Greta Van Fleet. Impressionanti somiglianze, ma il risultato è in ogni caso detonante!

    E’ chiaro che i Greta Van Fleet abbiano cavalcato questo blasonato paragone e che si siano palesemente ispirati ai loro idoli musicali come da loro dichiarato nel corso di un’intervista ma hanno senza dubbio il merito di aver preso qualcosa di esistente e di averlo declinato in una chiave moderna, capace non solamente di dividere il grande pubblico tra sostenitori e detrattori della band ma anche di far focalizzare l’attenzione del cosiddetto circuito mainstream musicale su un genere che da troppo tempo sembrava non avesse più nulla da dire perdendo il contatto con le nuove generazioni. Il loro primo album, Anthem Of The Peaceful Army, contiene dei brani di validissima fattura che dimostrano che questi ragazzi hanno realmente acuto modo di fare tesoro dei dischi che hanno ereditato dai loro genitori. C’è il marchio predominante dell’hard rock degli anni Settanta, c’è del blues e ci sono delle piacevolissime ballads. L’ascolto volge fluido dal primo all’ultimo brano facendo realmente ben sperare che questi giovani ragazzi possano essere i reali salvatori del rock. E dal vivo sono davvero cazzutissimi, come hanno dimostrato nella loro data di Bologna del 10 luglio scorso. Inoltre, hanno dichiarato che il nuovo album è in fase di produzione. Insomma, gli elementi per qualcosa di buono ci sono tutti. Una cosa è certa: è un gruppo che non lascia indifferenti. O si ama o si odia.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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