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    Cocainorso, una stupefacente storia assurda tra mito e realtà

    Siamo agli inizi degli anni Ottanta, in America un attore attivo dagli anni Trenta fino ai primi anni Sessanta che si è buttato in politica e il cui nome è Ronald Reagan diventa il quarantesimo presidente degli Stati Uniti. Sua moglie Nancy (anche lei attrice) sosterrà per tutta la durata del mandato presidenziale del marito cause contro l’uso ricreativo della droga, la cui più famosa (e per la quale è maggiormente ricordata) è la celeberrima Just Say No (tradotto come di’ semplicemente no). Durante un viaggio per la campagna presidenziale del marito la Reagan ha dichiarato come avesse avvertito la necessità di educare i giovani circa i rischi dell’uso e dell’abuso delle droghe. Ben presto la campagna Just Say No si diffuse a macchia d’olio in tutti gli Stati Uniti, comparendo in radio, televisione e al cinema. Vennero coinvolti volti noti della musica, del cinema e del piccolo schermo in una serie di spot martellanti che ben presto fecero associare lo slogan al volto di Nancy Reagan, la quale si spese in prima persona in discorsi contro le droghe e girò tutti gli Stati Uniti e molti altri Paesi del mondo per diffondere la sua causa. Il messaggio giunse anche nelle sale giochi, dove i cabinati dei videogame prima di dare la possibilità al giocatore di poter fare la sua partita riportavano il logo dell’FBI recante la scritta “I vincenti non usano le droghe”.

    Vennero realizzati anche diversi cartoni animati sull’argomento, il cui più famoso rimane forse I nostri eroi alla riscossa, che comprende personaggi dei più famosi cartoni animati del periodo quali i Muppets, Alf, Garflield, Slimer degli Acchiappa fantasmi, Bugs Bunny e molti altri. Questo cartone animato è stato trasmesso anche in Italia nel 1990 su iniziativa del Dipartimento degli Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dove venne preceduto da una conferenza stampa a Palazzo Chigi tenuta dall’allora presidente del consiglio Giulio Andreotti. Il cartone venne trasmesso su Rai Uno e replicato poi il giorno dopo su RaiDue, Canale 5 e poi sulla defunta Telemontecarlo e poi Italia 1.

    I bambini e i ragazzi avevano imparato a familiarizzare con termini quali pusher, cocaina, crack e metanfetamina e i loro genitori li hanno cresciuti nel terrore degli effetti che tali droghe potessero avere su di loro. Il loro incubo ricorrente era anche vedere le loro madri cucinare un uovo in padella senza che partisse una ramanzina sullo stare lontano dalle droghe.

    E nonostante la campagna Just Say No fosse comparsa su tutti i media allora creati dall’umanità (con grande dispendio di denaro e il coinvolgimento di volti pubblici mai visto prima) non ha di certo dissuaso le persone a smettere di fare uso di droga. Ma ciò che avvenne nel 1985 ha davvero dell’incredibile: Andrew Carter Thorton II era un ex agente della narcotici del dipartimento di Lexington in Kentucky che, non appena iniziò il suo mandato, si mise a capo di un’organizzazione di contrabbando di droga della zona chiamata The Company. Durante il ritorno da un viaggio di contrabbando dalla Colombia Thorton e un suo socio saltarono dal Cessna 404 con pilota automatico sul quale erano a bordo, dopo aver scaricato alcuni panetti di cocaina in quanto il carico presente sul velivolo avrebbe rischiato di farlo precipitare. Durante il lancio Thorton rimase impigliato nel suo paracadute e si schiantò a terra , morendo sul colpo. Il suo cadavere venne rinvenuto insieme all’aereo schiantato a circa novantasette chilometri di distanza dall’incidente con indosso un giubbotto antiproiettile, costose scarpe italiane, un visore notturno e un borsone contenente trentacinque chilogrammi di cocaina per un valore di quindici milioni di dollari, quattromila e cinquecento dollari in contanti, alcuni coltelli e due pistole. Tre mesi dopo l’incidente un orso nero venne trovato morto nella foresta di Chattahoochee nello stato della Georgia in seguito ad un overdose da cocaina, ovvero quella che Thorton aveva lanciato dall’aereo per alleggerire il carico. L’orso, che venne rinominato Pablo Escobear, non uccise nessuno ma da allora nacquero numerose leggende metropolitane sull’accaduto che ancora oggi non sono state fugate del tutto. L’orso è stato impagliato ed esposto in un centro commerciale del Kentucky, dove è considerato un’attrazione locale.

    Un servizio di telegiornale sugli eventi realmente accaduti sulla vicenda

    Da questa vicenda è stato realizzato il film Cocainorso, diretto dall’attrice e regista Elizabeth Banks, che si ispira ai fatti realmente accaduti per raccontare in modo fittizio ciò che avvenne all’orso una volta recuperata la cocaina. Da segnalare anche l’ultimo ruolo di Ray Liotta prima della sua morte nei panni del gangster locale. Nella foresta di Chattahoochee Elsa e Olaf sono due fidanzati che, durante un escursione, parlano del loro futuro pianificando il matrimonio e l’idea di avere dei figli. Sono elettrizzati all’idea di avere incrociato un orso bruno che, però, si comporta in modo strano e diventando molto aggressivo. Elsa diventa la sua prima vittima mentre Olaf riesce in qualche modo a scappare. Nel frattempo la studentessa Dee Dee che vive in Georgia con la madre infermiera Sari, decide di tagliare da scuola con il suo migliore amico Henry per fare un dipinto delle cascate presenti nella foresta. I due si addentrano nel bosco finché non ritrovano dei panetti di cocaina: i due ne ingeriscono una piccola quantità in modo maldestro (e senza effetti) prima di essere attaccati dall’orso strafatto. Una volta che Sari riceve la chiamata da parte della scuola che le dice che la figlia non si è presentata a lezione, decide di mettersi sulle sue tracce per poi ritrovare uno zaino con una mappa che le permette di individuare la zona nella quale si è persa la ragazzina. Sari si rivolge alla locale ma strampalata ranger: una volta messisi sulle tracce di Dee Dee ritrovano Henry aggrappato quasi alla cima di un albero, il quale tenta di mettere in guardia i suoi salvatori dalla presenza dell’orso. Il plantigrade continua la sua giornata di paura e delirio, scatenando il caos e lasciandosi alle spalle una scia di sangue non indifferente finché la situazione non si ristabilisce nel pieno rispetto di una storia horror dal sapore squisitamente grottesco. Un film gradevole su una storia assurda sulla quale da tempo si stava pensando di realizzare un film che non si prendesse troppo sul serio sulla storia di un orso che non è stato in grado di dire semplicemente di no.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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