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    Around the world (we are so sad): chiedi chi erano i Daft Punk

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    La notizia dell’addio alle scene dei Daft Punk è giunta nella serata di lunedì 23 febbraio 2021 come un fulmine a ciel sereno. Un vero e proprio pugno allo stomaco in grado di toglierti il fiato. Mi ci è voluto del tempo per elaborare la notizia e tutto il carico emotivo che essa comporta. Certo, di questi tempi sono altre le notizie che lasciano basiti per la potenza della portata che hanno, ma sapere che il duo musicale in grado di cambiare per sempre il destino della musica elettronica e degli artisti venuti dopo di loro decide di ritirarsi dalle scene, fa sempre un certo effetto. La prima volta che ho avuto modo di ascoltare un brano dei Daft Punk era il 1997 e me lo ricordo come se fosse ieri. Mtv avrebbe parlato italiano verso settembre e mancava ancora un canale completamente dedicato alla musica, nonostante i bellissimi precedenti di Videomusic e di Tmc2. Su Italia Uno era passato il promo che annunciava la messa in onda della première di un video musicale di un duo di musica elettronica francese, puoi capire che cosa se ne capisse realmente allora.

    Gli ultimi minuti di vita del canale TMC2, che ha ospitato grandi programmi a carattere musicale e che sarebbe diventata da li a poco Mtv Italia

    Chiesi ai miei genitori di poter stare sveglio per guardare quel video, che si rivelò essere ipnotico e ripetitivo esattamente come la musica che lo accompagnava. Anni dopo arriverò ad associare di aver assistito alla première del video di Around The World dei Daft Punk. Era l’inizio di qualcosa di incredibile dal punto di vista musicale.

    Da allora ne hanno fatta di strada, i Daft Punk. In quattro album hanno cambiato per sempre il modo di fare e di intendere la musica elettronica, firmando brani che sono diventati dei nuovi classici e innalzando sul tetto del mondo la cosiddetta French Touch , della quale sono i massimi esponenti. Quattro album rivoluzionari dai quali sono stati tratti canzoni che tutti almeno una volta nella vita abbiamo ascoltato, ma tutti diversi tra loro. Perché era proprio questa la matrice geniale dei Daft Punk: creare qualcosa di unico senza dimenticarsi delle loro influenze musicali.

    I Daft Punk all’edizione dei Grammy Awards del 2014, sono si sono aggiudicati un premio come disco dell’anno per Random Access Memory

    Il loro ultimo album, Random Access Memories del 2013, è il loro testamento musicale: un sincero omaggio alla musica e agli artisti che più hanno ispirato il duo parigino. Degne di nota sono i brani Get Lucky, hit mondiale che vede alla voce il cantante Pharell Williams e alla chitarra il contributo di Nile Rodgers, produttore musicale e fondatore del gruppo disco degli Chic. Sempre con Pharell Williams piazzeranno un’altra hit sempre dallo stesso album, intitolata Lose Yourself To Dance. Si passa anche ad una traccia intitolata Giorgio by Moroder , tributo al leggendario produttore discografico e compositore italiano Giorgio Moroder dove lo stesso ha modo di raccontare brevemente i motivi che lo hanno portato a scegliere la carriera musicale, la stessa in grado di trovare quel sound rivoluzionario in grado di cambiare la musica da discoteca grazie a brani del calibro di I Feel Love di Donna Summer, la regina della Disco Music. Il tutto seguito da un arrangiamento nello stile tipico del duo francese.

    Ecco spiegato quindi perché la notizia del ritiro dalle scene dei Daft Punk è un duro colpo per quelli della mia generazione, che hanno avuto modo di imparare a conoscerli ed apprezzarli nell’arco della loro più che onorata carriera.

    Esattamente come l’immagine che si sono costruiti, sono stati dei veri e propri alieni in grado di rivoluzionare l’industria musicale (al di là dei gusti personali). Sono stati la musica del presente con il suono del domani e sarà davvero molto possibile (se non impossibile) vedere l’avvento di artisti del loro stesso calibro. L’unica certezza è che la loro influenza e la loro musica resterà per sempre.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana che sta alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. e volete proprio farvi del male, leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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