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    La Disney: alfiere dell’impegno, fustigatrice dei costumi

    C’era una volta la Disney, all’origine uno studio di animazione in grado di regalare gioia e spensieratezza ai bambini. I suoi lungometraggi e le sue storie erano un porto sicuro dove ci si poteva rifugiare e che ha permesso a molte generazioni di sviluppare un senso critico e qualcosa a cui aggrapparsi, quando l’inesorabile incedere del tempo nell’età adulta e delle responsabilità tendono a far perdere la fanciullesca innocenza.

    Un estratto di una VHS Disney sui suoi film di prossima uscita in home video. Bei tempi!

    La visione dei suoi grandi classici ha dettato la mia infanzia come quella di molti miei coetanei, che hanno continuato ad amare quella che ben presto è diventata la più grande multinazionale dell’intrattenimento in tutte le sue varie e più moderne sfaccettature. Negli ultimi anni però la multinazionale di Burbank è diventata una sorta di variopinto vascello che si propone di traghettare le nuove generazioni verso i sempre più pericolosi lidi del politicamente corretto. E’ difatti sempre in prima fila quando si tratta di evitare di urtare la sensibilità altrui, bacchettando con ferocia chi non si allinea alla dittatura del pensiero Disney.

    Pippo e Paperino intenti ad infrangere la politica aziendale sul corretto comportamento da tenere

    E questo è l’inizio, perché poi si finisce nel finire nel nauseabondo tritacarne del meccanismo della cosiddetta cancel culture, moderna forma di ostracizzazione che tende a cancellare ogni riferimento ad un dato progetto o personaggio che ha la sola colpa di avere un cervello funzionante con tanto di opinioni personali che, sorpresa sorpresa, posso differire rispetto a quelle di questo moderno mondo sulla vita della completa fine. Il caso dell’allontanamento dell’attrice Gina Carano dal cast della serie tv The Mandalorian è solo il più recente di alcuni controversi episodi che hanno visto la Disney protagonista nel tentare di redimere questa (secondo loro) irrispettosa società.

    Messaggio che precede la visione di alcuni contenuti presenti su Disney +, la piattaforma di streaming della multinazionale di Burbank

    Ecco quindi comparire messaggi prima della visione di alcuni film presenti su Disney + (la piattaforma di streaming della multinazionale di Burbank), dove si avvisano gli spettatori che determinati programmi possono contenere rappresentazioni negative o stereotipi di persone o di culture. Un po’ come l’ossessione riguardo al senza olio di palma, per intenderci. Ma quindi i nostri genitori e tutte le generazioni che sono cresciute con quei film che, negli anni, sono diventati veri e propri capolavori d’animazione, sono stronzi? Dobbiamo necessariamente prenderci tutti troppo sul serio, sempre e in ogni situazione? E’ davvero questa la società che vuole creare la Disney, dove le nuove generazioni non possano essere in grado di poter sviluppare un personale pensiero critico perché potrebbe urtare la sensibilità di chi non ne condivide i contenuti? Geniali serie animate del calibro di Ecco Pippo!, Cip & Ciop Agenti Speciali, Darkwing Duck e tante altre targate Disney con le quali si poteva ridere in maniera spensierata. Non sempre moderno è sinonimo di buono, specialmente quando si ha la presunzione di diventare alfieri dell’impegno e fustigatori dei costumi del cosiddetto moderno mondo “libero”.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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