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    The Dirt, la sincera confessione dei Mötley Crüe, una delle rockband più cazzute di sempre

    Selvaggio come una vita vissuta al massimo, crudo come gli effetti collaterali che questa scelta comporta, divertente come pochi film dello stesso genere sanno essere e sincero come la confessione di rockstar capaci di raggiungere l’apice del successo, cadere nel baratro dei propri demoni e risorgere per poter raccontare come sono sopravvissuti a tutto questo immenso casino a cui l’heavy metal fa perfetta colonna sonora. Questo e tanto altro è The Dirt, il film biografico che ripercorre la carriera dei Mötley Crüe in tutto il suo assordante splendore, visivo e sonoro. Era decisamente arduo cercare di riassumere in 108 minuti di film la storia di una delle band più famose della storia del rock senza incorrere in qualcosa dal sentore vagamente banale e pretenzioso. Tale rischio è stato (per fortuna) scongiurato dalla “squadra” che si è occupata di portare a termine questa gravidanza creativa dal travaglio decisamente lungo e complicato.

    I Motley Crue all’apice della loro carriera

    Il tutto ha origine con la pubblicazione del libro The Dirt, Mötley Crüe, confessioni della band più oltraggiosa del rock del giornalista statunitense Neil Strauss con le vere testimonianze dei Mötley Crüe al completto: Vince Neil (cantante), Nikki Sixx (bassista), Mick Mars (chitarrista) e Tommy Lee (batterista). Da quest’opera nel 2006 ci fu il diretto interessamento da parte delle case di produzioni Paramount Film ed Mtv Films, che però si arenarono nella fase produttiva che si rivelò per diversi anni in un nulla di fatto. La faccenda vede finalmente la luce lungo il tunnel nel 2017, quando Netflix acquistò i diritti di produzione del film.

    La copertina della versione italiana di The Dirt, una delle autobiografie rock più cazzute in circolazione

    Una vera occasione persa per Mtv, che da anni ha perso la sua centralità di emittente musicale per diversi motivi, scegliendo di diventare network di reality show che alimentano quella televisione di contenuti di dubbio gusto e della quale non si sente davvero nessun bisogno. Ennesimo colpo a segno invece per Netflix, diventato ormai il colosso dell’intrattenimento televisivo per eccellenza grazie alle numerose serie tv che negli ultimi anni sono diventati dei grandi successi internazionali.Gli elementi che stanno alla base della più che buona riuscita di The Dirt sono da ricercarsi dal “dinamico duo ” composto dal regista della pellicola Jeff Tremaine (già creatore di Jackass) e di Tom Kapinos (sceneggiatore autore di Californication e Lucifer ). Entrambi sono riusciti a dare una visione diretta di una storia che avrebbe potuto facilmente portare fuori strada chiunque si fosse accollato il fardello di dare vita ad una delle storie più selvagge della storia del rock. Ma non loro. Ne viene fuori una testimonianza lucidamente folle da guardare con il volume a livello esageratamente osceno apprezzabile per diverse trovate, come la narrazione della vicenda in prima persona fatta da ogni singolo membro della band e di chi ha un ruolo attivo all’interno della storia, come i personaggi di Tom Zutaut (dirigente della Electra Records) e di Doc McGhee (manager dei Mötley Crüe). Quindi al diavolo il cosiddetto fact checking usato per andare letteralmente a caccia della reale veridicità dei fatti narrati: prendete delle buone birre ghiacciate e preparatevi ad assistere ad uno dei film più potenti del momento. Perchè se bisogna avere il libretto delle istruzioni anche per potersi divertire significa che qualcuno ha ficcato con eccessiva forza una scopa in culo al mondo. Ed è decisamente troppo tardi per tornare indietro.

    Hank Cignatta

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