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Marilyn Manson vs il perbenismo ipocrita della Beautiful People

Il click del mio Zippo fa da preludio alla fiamma che da fuoco alla sigaretta che stringo tra le labbra. La brace della bionda che arde mi illumina il volto in quella stanza buia. Sullo schermo della mia televisione Marilyn Manson sta parlando con Charlie Hunnam in Sons Of Anarchy in un ruolo più che perfetto per il personaggio che si è costruito nel corso di tutti questi anni. Aspiro la prima boccata di fumo mentre sorrido nel pensare all’ipocrisia che regna in questo mondo.

Una foto tratta dalla settima stagione di Sons Of Anarchy: a sinistra Charlie Hunnam (Jax) e Marilyn Manson (Tully)

Porca puttana, mondo. Eri uno dei posti più fichi di sempre e lentamente sei diventato una scorreggia con sopra i real sigilli dell’ipocrisia e del falso perbenismo, che fa decisamente più danni della sigaretta che stringo tra le dita. Anno 2019: tecnologia avanza che abbatte distanze e rende possibile ciò che prima era assolutamente impossibile, nuovi strumenti di comunicazione social per cercare di incrementare le relazioni interpersonali, videogiochi dalla grafica super dettagliata e dalle trame di velleità Hollywoodiana eppure continuiamo ad essere ancorati alle stronzate di sempre. Tempeste create in mezzo bicchiere d’acqua che preparano il terreno (assai fertile) per l’indignazione facile, quasi a comando. Il più classico degli esempi che dimostra come la bocca si apre in fretta ma il cervello fa sempre e comunque tardi.

Marilyn Manson è un personaggio da sempre controverso e al centro delle polemiche: Quando si pronuncia il suo nome la maggior parte delle persone pensa subito ad uno stralunato personaggio con delle strane lenti a contatto, vestiti di pelle neri e satanismo. Questo perché l’oscurantista macchina del perbenismo ha alimentato negli anni la convinzione che la rockstar americana sia un indefesso satanista intento a divulgare il messaggio del Signore degli Inferi attraverso i testi delle sue canzoni.

Manson (la rockstar) è stato oggetto di una delle più massicce e pericolose gogne mediatiche messe in campo dalla società americana. Quella stessa società che si indigna per una parolaccia all’interno del testo di una canzone ma che vende le proprie armi in una corsia dei supermercati tra barattoli di burro di arachidi e bombolette di formaggio spray. Quando nel 1999 ebbe luogo il massacro della Columbine High School l’opinione pubblica statunitense era alla ricerca delle motivazioni che spinsero i due autori della strage Eric Harris e Dylan Klebold a rendersi protagonisti di quell’efferata carneficina. Le associazioni cristiane conservatrici puntarono subito il dito contro l’industria musicale, in particolare modo verso i gruppi heavy metal come i Rammstein. Naturalmente venne tirato in ballo anche lo stesso Manson, accusato di essere stato responsabile del comportamento dei due killer a causa dei contenuti delle sue canzoni e del suo look. 

Gli autori del massacro alla Columbine High School: Eric Harris e Dylan Klebold

Proprio durante il periodo in cui la rockstar era al centro di queste aspre critiche continuò ad esprimere il suo disappunto nei confronti dei media e da li la sua fama crebbe. Nessuno si soffermò ad analizzare le dichiarazioni che lo stesso Manson rilasciò in una intervista contenuta nel documentario Bowling a Columbine (2002) del regista americano Michael Moore tempo dopo la strage il quale gli domandò che cosa avrebbe detto ai due assassini: “Non avrei detto loro niente. Avrei semplicemente ascoltato che cosa avevano da dire, cosa che nessuno ha fatto”. 

Da questa dichiarazione traspare come Manson sia una maschera, un personaggio che calca il palcoscenico e che vende i dischi ma che è decisamente una cosa ben diversa rispetto alla figura di anticristo che gli hanno costruito attorno. Tutto quello che si vede di Marilyn Manson non è altro che la maschera di un personaggio che fa parte di un gioco ben preciso. Un gioco non capito da una grande maggioranza di persone e che da fastidio a molti, i quali sono le stesse persone che quando viene indicata loro la Luna si soffermano a guardare il dito anziché cogliere l’insieme della celestialità della scena. Tutto ciò per colpa dell’ipocrisia perbenista della beautiful people che, quando ben radicata, non conosce bandiera.

Hank Cignatta


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