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Erezioni, eiaculazioni ed esibizioni: storia di Charles Bukowski, vecchio sporcaccione capace di arrivare dritto al cuore

Ho avuto modo di venire a contatto con la letteratura “maledetta” di Charles Bukowski durante la mia adolescenza. Sono sempre stato un pessimo studente e stavo vivendo in casa una situazione di completa rottura con i miei genitori. Quando sei un sacchetto brufoloso con un mezzo neurone nell’uccello le cose sono due: o trovi una valvola di sfogo, qualcosa nel quale incanalare nella giusta maniera l’esuberanza che possa affinare la tua curiosità sul mondo e su quella strana fauna che la popola oppure ti cacci nei guai. Per quanto io possa essere stato e continui ad essere un casinista seriale di professione ho sempre cercato di allontanare i guai per evitare di dare ulteriori grattacapi ai miei genitori che, in fondo, non hanno mai voluto null’altro che quell’accrocchio di disastri meglio conosciuto come loro figlio potesse crescere e trovare il suo posto in questa società bollita, sfatta e completamente fottuta.

Charles Bukowski, scrittore e poeta di rara sensibilità

Ho trovato quindi la mia valvola di sfogo leggendo, anzi, divorando i libri di Bukowski che ebbi modo di trovare nell’immensa libreria di famiglia. Trova ciò che ami e lascia che ti uccida: così recita uno degli aforismi più famosi di Charles Bukowski, scrittore e poeta di inaudita sensibilità. E proprio nel giornalismo ho trovato ciò che amo e che, spero, mi accompagnerà finché avrò l’ultimo bagliore di cognizione di causa della realtà che mi circonda. Su Bukowski tanto si è detto, si dice e si continua a dire ma la cosa che più mi fa incazzare di questa società liquida è che venga conosciuto dalle nuove generazioni come autore da social network: i suoi aforismi o le frasi dei suoi romanzi vengono utilizzati da individui che non solo non hanno mai letto un suo libro, ma che molto probabilmente non ne hanno mai preso in mano uno in senso più ampio. Ecco quindi che la sua personale nonché geniale visione della vita diventa materiale per post con foto dai filtri cromatici da accompagnare a scatti sbarazzini con le quali le dodicenni affermano di aver già sofferto troppo in questa valle di lacrime chiamata vita. Oppure viene scambiato per “quello che fa i gioielli”, come da mia deprimente esperienza personale avvenuta nel corso di un disastroso appuntamento al buio.

I suoi libri hanno stuzzicato l’interesse dell’industria del cinema, la quale lo ha corteggiato e infine portato a letto con molto successo. Molto belli sono infatti i film Storie di ordinaria follia del 1981 diretto da Marco Ferreri con l’immenso Ben Gazzara nel ruolo dello scrittore Charles Serking (Bukowski) e Ornella Muti e lo struggente Barfly del 1987 con Mickey Rourke e Faye Dunaway, la cui travagliata produzione è stata raccontata dallo scrittore nel suo libro Hollywood,Hollywood! Charles Bukowski non è stato solamente bottiglie e lattine di birre scolate a fiumi, infuocate trombate occasionali e moralità lasciata sul comodino di casa. Era un semplice individuo che beveva e che scriveva tutto il tempo (come da sua stessa ammissione) e che se ne è sempre fottuto di tutto e di tutti. Nonostante ciò aveva una profonda sensibilità che strideva in modo assordante con il suo selvaggio stile di vita. Ma è proprio questo quello che fanno quelli con l’anima in fiamme, perduta, completamente fottuta: vanno avanti per la propria strada, a costo di sembrare dei pazzi pronti da essere internati. E non c’è modo migliore per sopravvivere in questo mondo ipocrita ricoperto di uno “squisito” strato di finto perbenismo.

Hank Cignatta

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