Narcan, Fentanyl e la nuova frontiera dell’overdose americana

Narcan, Fentanyl e la nuova frontiera dell’overdose americana

La pistola arancione contro l’Apocalisse sintetica

La prima volta che ho visto il Narcan non era in un ospedale ma nello zaino di una maestra elementare. Accanto ai pennarelli e ai quaderni con le copertine sbucciate c’era quella piccola scatola bianca e arancione, pronta a riportare qualcuno indietro dal regno dei morti. Non un defibrillatore. Non un inalatore per l’asma. Naloxone. Antagonista degli oppioidi. Nome commerciale: Narcan.

Un flacone di Narcan pronto all’uso

Il Narcan è la versione spray nasale del naloxone, un farmaco approvato dalla Food and Drug Administration (l’ agenzia federale degli Stati Uniti responsabile della regolamentazione e supervisione di alimenti, farmaci, dispositivi medici, cosmetici e altri prodotti correlati alla salute pubblica) che può invertire un’overdose da oppioidi in pochi minuti. Funziona come un buttafuori chimico: si infila nei recettori cerebrali occupati dall’eroina, dall’ossicodone, dal fentanyl e li sfratta senza cerimonie. Se arriva in tempo, riaccende il respiro. Se arriva tardi, resta solo un gesto disperato.

Un volantino che spiega a cosa serve il Narcan

Nel 2023 la FDA ne ha autorizzato la vendita da banco negli Stati Uniti senza prescrizione medica. Non più solo ambulanze e pronto soccorso. Ora è sugli scaffali delle farmacie, nei kit di emergenza delle scuole, nelle tasche dei poliziotti. E questo dettaglio, più di ogni statistica, racconta il livello della crisi.

Il Narcan in vendita su uno scaffale di un supermercato negli Stati Uniti, che spiega come utilizzarlo in caso di emergenza

Fentanyl: il demone in polvere

Il vero protagonista di questa storia è il fentanyl, un oppioide sintetico potentissimo, fino a cinquanta volte più forte dell’eroina e cento volte più potente della morfina. Nato come analgesico per il dolore oncologico e per l’anestesia, è diventato il carburante di un mercato clandestino che macina morti a ritmo industriale.

Fentanyl in polvere

Secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno registrato oltre centomila morti annuali per overdose da droga con la stragrande maggioranza legata agli oppioidi sintetici, in particolare al fentanyl e ai suoi analoghi. Non è un’epidemia marginale. È una guerra civile chimica. Il fentanyl non si presenta con un “biglietto da visita”. Si mescola all’eroina, alla cocaina, alle pillole contraffatte che sembrano Xanax o Percocet. A volte finisce perfino in sostanze che non hanno nulla a che vedere con gli oppioidi. È roulette russa in polvere e la pallottola è quasi sempre in canna.

Negli anni Ottanta l’America affondava nel crack e nella cocaina, in un delirio che ha ridisegnato interi quartieri e riempito le prigioni. Ma quella era una tempesta rumorosa, visibile, fotografabile.

Il fentanyl è diverso: è silenzioso, minuscolo, letale in quantità microscopiche. Non serve una siringa in un vicolo buio. Basta una pillola sbagliata in una cameretta suburbana.

Narcan fuori dagli ospedali: insegnanti, bibliotecari, poliziotti

Oggi il Narcan non è più un oggetto confinato ai carrelli d’emergenza ospedalieri. È nei corridoi delle scuole superiori. È nei bagagliai delle auto della polizia. È nelle biblioteche pubbliche, dove i bibliotecari hanno dovuto aggiungere alla lista delle competenze anche quella di riconoscere un’overdose. Molti stati americani hanno adottato leggi che facilitano la distribuzione del naloxone a personale non medico. Poliziotti e vigili del fuoco lo portano con sé come porterebbero un estintore. In alcune città, i docenti ricevono formazione specifica per riconoscere i segni di un’overdose: pupille a spillo, respirazione rallentata, labbra bluastre. E poi lo spray, una pressione decisa, l’attesa che sembra eterna.

È qui che il racconto smette di essere astratto. Perché quando una bibliotecaria si trova a inginocchiarsi accanto a un ragazzo tra gli scaffali di narrativa americana, la crisi degli oppioidi non è più una voce nei rapporti del CDC. È un corpo che non respira. Il paradosso è brutale: persone che hanno scelto mestieri civili, educativi e culturali si trovano a gestire emergenze da campo di battaglia tossicologico. Non perché abbiano cercato il “giro della droga”, ma perché la droga ha trovato loro.

Una crisi più devastante degli anni Ottanta?

Il confronto con gli anni Ottanta è inevitabile. Allora l’America dichiarava guerra alle droghe con retorica muscolare e carceri piene. Oggi il nemico è più potente e più democratico nella sua ferocia. Non distingue tra centro città e periferia benestante. Non guarda il colore della pelle prima di chiudere i bronchi. I numeri suggeriscono una portata persino superiore. Le oltre centomila morti annue registrate negli ultimi anni superano di gran lunga i picchi della crisi del crack in termini di decessi complessivi. È un’ecatombe lenta ma costante, distribuita su tutto il territorio nazionale.

September 28, 2023, San Francisco, California, USA: A man is asleep on Hyde Street near Turk Street in the Tenderloin District in San Francisco, California on Thursday, September 28, 2023. The city of San Francisco has come under a lot of attack for how it is handling the homeless, drug and retail fallout in Downtown San Francisco. (Credit Image: © David G. McIntyre/ZUMA Press Wire)

La differenza sostanziale sta anche nella natura della sostanza. Il crack devastava, ma raramente uccideva con la rapidità chirurgica del fentanyl. Qui basta una dose mal calcolata, un granello di troppo e il sistema respiratorio si spegne come una lampadina fulminata.

Narcan come simbolo di un’epoca

C’è qualcosa di profondamente americano nel fatto che la risposta a un’epidemia chimica sia un altro prodotto, confezionato, marchiato e distribuito su larga scala. Il Narcan è diventato quasi un oggetto culturale, un simbolo di resistenza quotidiana. Non risolve la dipendenza. Non smantella i cartelli. Non cura il dolore sociale che alimenta la domanda. Ma tiene in vita. E in questa fase storica tenere in vita è già una forma di rivoluzione.

Il problema è che ogni dose di Narcan racconta una sconfitta precedente: quella di un sistema sanitario che ha prescritto oppioidi con leggerezza negli anni Novanta e Duemila; quella di un mercato nero capace di sintetizzare molecole più veloci delle leggi; quella di una società che ha sottovalutato la disperazione.

Cronaca dal bordo del precipizio

Scrivere di Narcan significa accettare che la linea tra vita e morte sia sottile come uno spruzzo nasale. Significa riconoscere che l’America, patria dell’abbondanza, è diventata anche patria dell’overdose di massa. Eppure, in mezzo a questa foschia tossica, c’è un dettaglio che resiste: il gesto di chi interviene. L’insegnante che non pensava di dover mai imparare a gestire un’overdose. Il poliziotto che, per una volta, non arresta ma salva. Il bibliotecario che chiude un libro e apre una scatola arancione.

Narcan non è la soluzione definitiva. È un argine. Un freno d’emergenza tirato a tutta forza mentre il treno corre. Ma in un’epoca in cui il fentanyl trasforma ogni errore in condanna capitale quell’argine vale oro. E forse è proprio qui, in questa America che distribuisce antidoti come si distribuivano volantini elettorali, che si misura la gravità della crisi. Quando il kit di pronto soccorso di una scuola contiene un farmaco contro l’overdose da oppioidi, significa che il problema non è più confinato ai margini. È entrato in classe. Ha preso posto in fondo. E qualcuno, per fortuna, ha deciso di rispondere con uno spray invece che con un sermone.

Hank Cignatta

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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