Requiem per un’adolscenza

Requiem per un’adolscenza

N.d.a Nell’audio si sente Jason e non James. Errore mio. Appena possibile lo rimonterò rivisto e corretto. Fallibilmente vostro. Hank Cignatta.

Ritorni, risate e primi capelli bianchi

La mezzanotte è passata ormai da qualche minuto e ho da poco fatto ritorno a casa mia dopo aver passato una piacevole serata in compagnia di un gruppo di amici che conosco da sempre. Se prima esultavamo quando qualcuno di noi riusciva a strappare un’appuntamento alla ragazza più bella del quartiere, ora iniziamo a contare i primi capelli bianchi. Il tempo passa, fa parte del grande cerchio della vita, come direbbe Mufasa ad un piccolo Simba.

Giusto al mattino il mio amico Dan mi manda un messaggio, chiedendomi se non provassi nostalgia per il periodo in cui eravamo ragazzi. La risposta alla sue domanda è giunta la sera stessa: abbiamo riso, ricordato i bei momenti e soprattutto fatto i cazzoni. Abbiamo celebrato un momento delle nostre vite che sappiamo non tornerà più ma che custiodiamo gelosamente nei nostri cuori.

La morte di un volto che ci ha cresciuto

Ho aspettato a scrivere della morte di James Van Der Beek, l’indimenticato interprete di Dawson Leery nel leggendario dramma adolescenziale Dawson’s Creek. La notizia della sua scomparsa è giunta, come spesso accade in questi casi, come qualcosa di inaspettato. E’ stato un po’ apprendere della morte di un amico più grande al quale vuoi bene e che mai ti saresti aspettato che sarebbe mancato nel fiore dei suoi anni. Ho voluto anche aspettare per poter comprendere meglio la portata emotiva e culturale di questa scomparsa.

Il funerale di un’intera generazione

In queste ore si stanno susseguendo messaggi di cordoglio da parte di persone comuni, come il poveraccio che vi scrive, nel condividere che cosa abbia significato Dawson’s Creek e il ruolo interpretato da Der Beek per la loro formazione nell’età adulta. Stiamo parlando perlopiù di millenials, persone come me che iniziano ad avere i capelli bianchi e che stanno pericolosamente accarezzando con la punta delle dita il traguardo dei quarant’anni. La morte di James Van Der Beek per la mia generazione è il funerale dell’adolescenza, di quel periodo spensierato nel quale ci rifugiamo quando comprendiamo che essere adulti, la maggior parte delle volte, fa veramente cagare.

Orfani di Mtv e di un mondo che non c’è più

Nel dettaglio la mia generazione in questo si sente dannatamente più sola: sono undici anni che sul canale numero otto del digitale terreste la grande emme di Mtv non svetta più sui teleschermi, rendendoci orfani di un modo rivoluzionario di intendere la musica con programmi che, oggigiorno, non solo non verrebbero compresi ma che non si potrebbero neanche più ricreare. E a livello internazionale il network televisivo musicale per eccellenza dallo scorso dicembre ha cessato definitivamente le sue trasmissioni, facendo morire il concetto del canale così come lo avevamo conosciuto e apprezzato.

Le montagne russe dell’adoloscenza

In un mondo che va sempre dannatamente di fretta, dove contano più gli algoritmi che i sentimenti, Dawson’s Creek ha insegnato alla nostra generazione il brivido di salire sulle pericolose montagne russe della vita in un periodo di profondi dubbi e di cambiamenti comunemente anche detta adolescenza. Numerosi sono stati i temi delicati trattati in questa serie: il rapporto con la famiglia, gli amici di sempre, i primi amori, le diversità, le delusioni amorose, i litigi con quegli stessi amici di sempre, il rapporto con la morte e molto altro. E ha contributo anche ad insegnarci la pazienza, in tempi in cui non c’erano piattaforme di streaming dove tutto è facilmente reperibile ovunque e a qualunque ora della giornata.

Lacrime, finali e addi

Ci ha fatto emozionare con amori impossibili e ci ha fatto incazzare quando la trama sembrava aver preso una piega incomprensibile. E ci ha fatto piangere diverse volte, fino a farci versare ancor più lacrime quando il finale di questo macrocosmo adolescenziale è giunto alla fine in una giornata di primavera del 2003. Il tutto consegnato alla storia del tubo catodico. E ora che il suo protagonista non c’è più, quel volto rassicurante che molti ragazzi avrebbero voluto essere e molte ragazze avrebbero voluto come fidanzato rappresenta la fine dell’adolescenza della mia generazione. E mentre mi preparo a fare un funerale vichingo a quelle poche certezze che mi hanno formato, permettetemi di fare qualche ringraziamento.

Ringraziamenti e titoli di coda

Grazie al mio amico Dan, presente allora e presente oggi, testimonianza imperitura di un periodo in cui ero forse più stupido ma più libero. Agli altri amici della sgangherata compagnia, con i quali diventare anziani è meno amaro. A quella persona che ha avuto e sempre avrà un ruolo importante nella mia vita, qualsiasi cosa accada. E se stai leggendo queste righe, sappi che io ci sarò sempre, se lo vorrai.

Grazie a Dawson’s Creek che ci ha insegnato che non c’è da vergognarsi a cantare a squarciagola IDONWANNAWEI storpiando la poesia della sua iconica sigla. E infine il ringraziamento in questa orazione funebre va a James Van Der Beek per aver interpretato Dawson Leery, personaggio assai distante dal genere di telefilm che seguo ora. Ma che ha contribuito a suo modo (insieme agli altri personaggi della serie) ad aprirci gli occhi su che cosa significhi diventare grandi. Ciao, Dawson. Addio, mia amata adolescenza. Grazie di tutto.

Hank Cignatta

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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