Fuga dal Natale, quando la festa diventa incubo consumista

Fuga dal Natale, quando la festa diventa incubo consumista

Introduzione: Grisham abbandona i tribunali e finisce nella giungla del Natale moderno

C’è un momento, ogni anno, in cui il mondo decide collettivamente di impazzire: il 2 novembre. Neppure il tempo di spegnere le candele sui cimiteri o tirarle fuori dalle zucche intagliate che già i supermercati hanno issato alberi di plastica verde fosforescente, gonfiato pupazzi di neve obesi quanto o più di chi vi scrive e trascinato nei corridoi montagne di panettoni in anticipo, come se il tempo fosse un concetto negoziabile e l’atmosfera natalizia una specie di arma di distrazione di massa. E se ci avete fatto caso quest’anno la natalizzazione dei negozi è giunta ancora prima, circa a metà settembre.

È in questo circo velenoso che John Grisham, il re del legal thriller, ha infilato una testata improvvisa alla sua stessa carriera scrivendo Fuga dal Natale , un romanzo affilato come una bottiglia rotta, una satira feroce che sbrana la modernità, le tradizioni, la borghesia suburbana e la schiavitù del “dobbiamo festeggiare perché lo fanno tutti”.

La copertina italiana del libro

Grisham, l’uomo che di solito mette giudici e avvocati a ballare su mine antiuomo, qui smonta la legge non scritta del Natale obbligatorio con una cattiveria lucida, pulita e spettacolare.

Una simpatica ricostruzione IA che raffigura l’autore del libro, John Grisham, intento a distribuire copie del libro Fuga dal Natale davanti ad affollati centri commerciali

Luther e Nora Krank: due borghesi contro il mondo

La storia si apre con Luther Krank, dipendente modello, marito modello, contribuente modello e, come tutti i modelli borghesi, prigioniero di un quartiere dove il Natale è una liturgia più vincolante del codice penale. Ma quest’anno per i Krank tutto cambia. La loro unica figlia parte per una missione umanitaria. La casa si svuota. L’aria profuma di libertà.

E in quel vuoto emozionale Luther intravede un’occasione irripetibile: saltare il Natale. Saltarlo davvero. Niente albero, niente regali, niente decorazioni, niente beneficenza organizzata dai vicini, niente cene obbligate, niente ipocrisia. Grisham tratta questa decisione come se fosse un atto criminale, una ribellione sovversiva contro un sistema impazzito di consumi e tradizioni rese obbligatorie per non deludere la società.

Il vero legal thriller è qui: non più nei tribunali, ma nelle strade residenziali dove i vicini diventano polizia morale, i sindacati degli addobbi lavorano come brigate paramilitari e persino una semplice scelta personale diventa una minaccia all’ordine pubblico.

Critica alla società dei consumi: un Natale che comincia sempre prima

Grisham, senza mai diventare pretenzioso, picchia durissimo e in modo sacrosanto su un punto: il Natale è diventato un prodotto, una droga commerciale pompata in anticipo ogni anno per spremere portafogli già sfiancati dal Black Friday. Nel romanzo, i Krank vengono giudicati perché non spendono. Niente decorazioni? Allora non contribuirai all’economia del quartiere. Niente festa? Allora tradisci un rito collettivo costruito per tenere in piedi un’industria.

E non servono grandi sforzi per vedere il parallelo con il mondo reale: i supermercati che espongono pandori a metà settembre, i centri commerciali che installano renne giganti mentre fuori ci sono ancora ventidue gradi, il bombardamento di spot, jingle e promozioni. Grisham vede tutto questo, lo mastica, lo sputa e ci ride sopra. Ma con una risata amara, che ti si pianta in fondo alla gola.

Dal libro allo schermo: il Natale impazzito arriva a Hollywood

Non poteva mancare la versione cinematografica di questa follia natalizia. Fuga dal Natale diventa Christmas with the Kranks, un film che catapulta sullo schermo la nevrosi delle feste con Tim Allen nei panni di Luther e una Jamie Lee Curtis isterica, brillante e totalmente immersa nel ruolo di Nora.

Da sinistra: Tim Allen nel ruolo di Luther e Jamie Lee Curtis in quello di Nora

Hollywood prende il veleno satirico del romanzo e lo trasforma in una commedia più leggera ma altrettanto lontana dalle canoniche atmosfere natalizie nella sua rappresentazione della Natività come culto collettivo. Luci esagerate, vicini in modalità polizia morale, un intero quartiere che sembra drogato di spirito natalizio sintetico: è l’adattamento perfetto di una storia che, sotto la comicità, nasconde la diagnosi di un male sociale. Meno cattivo del libro (e forse un po’ più lontano dallo scopo principale portato alla luce del libro), certo, ma comunque un documento prezioso della deriva consumistica che Grisham aveva già smascherato con chirurgica ironia. Senza dimenticare anche la partecipazione di Dan Aykroyd che, in ogni caso, è una garanzia.

Il quartiere come microcosmo della follia collettiva in Fuga Dal Natale

Il culmine grottesco del romanzo arriva quando il quartiere dei Krank (descritto come una specie di set cinematografico del Natale perfetto) organizza una vera e propria crociata contro i due dissidenti. Non decorare la casa equivale a bestemmiare,
saltare la festa equivale a tradire la patria e non acquistare il solito albero equivale a rovesciare un regime. Luther e Nora si ritrovano isolati, spiati, giudicati, quasi perseguitati dai vicini che non tollerano che qualcuno, un qualunque qualcuno, abbia l’ardire di dire Quest’anno no.

E qui si vede tutto il genio di Grisham: prende la paranoia americana e la avvolge con carta regalo, trasformando il Natale in un’ossessione sociale che non ammette dissenso.

Il messaggio (e la fregatura): quando la libertà costa più della tradizione

Alla fine, la storia dei Krank diventa una riflessione su cosa significhi davvero essere liberi in una società che ti chiede continuamente di adeguarti. Saltare il Natale non è misantropia: è autodeterminazione. Anche nella libertà di non volerlo festeggiare. Ma il peso sociale del conformismo è così gigantesco che perfino Grisham sembra dirci: “Puoi anche provare a scappare dal Natale. Ma il Natale verrà comunque a cercarti.”

Conclusione: Fuga dal Natale è una commedia ma non c’è molto da ridere

John Grisham non cambia pelle: anche quando scrive una commedia natalizia, usa lo stesso bisturi dei suoi legal thriller.
Disseziona abitudini, spara al consumismo, deride la perfezione borghese e smonta il Natale come se fosse un caso giudiziario pieno di ricatti morali e pressioni psicologiche. Fuga dal Natale non è semplicemente una critica alle feste:
è un romanzo che ti afferra per il bavero e ti sussurra che il Natale che conoscevi è diventato un’azienda e tu sei un dipendente sottopagato. Ed è proprio qui che risiede il suo velenoso, irresistibile fascino Gonzo.

Hank Cignatta

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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