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    Adesso provate a dire che i Rolling Stones non capiscono un cazzo di rock

    Sono tempi del cazzo, quelli in cui viviamo. Ogni cosa viene buttata sul sensazionalismo fine a sé stesso e anche quello che avrebbe realmente bisogno di un’analisi attenta ed approfondita subisce il danno della frettolosa e pericolosa abitudine di appiccicare etichette a tutto e tutti. C’è una categoria per ogni cosa, una parola per ogni episodio e un fottuto tuttologo per ogni situazione. Il buonsenso, neanche a dirlo, è da tempo diventato vetusta materia d’analisi di tempi andati e tutto è avvolto da uno stucchevole alone di ridicola follia che vorrebbe/dovrebbe passare per qualcosa di interessante ma altro non è che uno dei tanti morbi che affliggono la moderna società liquida. Questa patetica follia che avvolge il nostro quotidiano va ad inficiare anche tutto quello che dovrebbe permettere alle nostre esistenze di trovare la giusta dimensione per mettere il freno a mano alla frenesia di tutti i giorni. Nel dettaglio, anche in campo musicale la situazione è da parecchio tempo sfuggita di mano. E’ il caso dei Maneskin , nuovo pomo della discordia che divide in due i rockers (o alcuni presunti tali) italiani in precise fazioni: chi li ama alla follia, chi li apprezza, chi rimane indifferente e chi li odia a prescindere.

    I Maneskin, vincitori di Sanremo, dell’Eurovision e ora nuova mania che impazza negli Stati Uniti

    La band romana ha preso parte nel 2017 ad X Factor, talent show che ha sfornato diversi artisti diventati poi realtà del panorama musicale italiano. Qui non sono riusciti ad aggiudicarsi la vittoria finale ma, guidati da Manuel Agnelli degli Afterhours sono risultati la rivelazione di quell’edizione. Da allora sono riusciti ad investire e far crescere l’esperienza e la visibilità accumulata da quell’esperienza, riuscendo a trovare una propria identità che li ha portati a raggiungere il successo di cui godono oggi. I Maneskin si sono abbattuti sul panorama musicale mainstream (come dicono quelli bravi) come un ciclone, riuscendo in breve tempo a vincere il Festival di Sanremo, l’Eurovision e a conquistare l’America con la loro recente esibizione al Tonight Show with Jimmy Fallon, uno dei programmi più seguiti della tv statunitense. Non proprio il primo minchione improvvisato qualunque. Un’ascesa inarrestabile ed irrefrenabile che ha pochi precedenti nel panorama musicale nostrano.

    Nel corso della puntata, quel cavallo pazzo di Jimmy Fallon pone l’accento sul successo che la band sta ottenendo oltreoceano, andando letteralmente fuori di testa ascoltando la loro versione di Beggin, brano del 1967 dei The Four Seasons che ha scalato le classifiche mondiali. Con il vinile in bella mostra di Teatro D’Ira vol. I, secondo album in studio dei Maneskin, Fallon annuncia che la band romana farà nel corso del suo show il suo debutto sulla televisione statunitense e che apriranno per i Rolling Stones nel corso della loro tappa a Las Vegas del 6 novembre presso l’Allegiant Stadium di Las Vegas. Insomma, non proprio per i primi quattro stronzi che passano.

    I Maneskin insieme a Jimmy Fallon (in alto a sinistra)

    Come sempre avviene (o dovrebbe avvenire) in questi casi, una precisazione è d’obbligo: i gusti personali sono tali e non si discutono. Cosa differente è invece la netta evidenza dei fatti: un successo del genere, ripeto, in campo musicale italiano, ha pochi precedenti (almeno recenti). Fa abbastanza ridere notare come pletore di presunti rocker si destino dal loro torpore per affollare pulpiti social dove si stracciano le vesti nel constatare come i Maneskin siano totalmente privi di talento e che siano una mera macchina commerciale, montata su solamente per fare soldi. Costoro sono gli stessi che da (almeno) vent’anni si lamentano del fatto che non ci siano nuove generazioni in grado di intraprendere il cammino intrapreso da chi ha reso immortale il rock. Gli stessi che si soffermano solo al titolo e alla foto di un articolo senza leggerlo fino in fondo e che danno al povero bastardo che vi scrive ( e a chiunque non la pensi come loro) dell’inetto incompetente, perché “loro ascoltano rock da trent’anni almeno”. Attenzione, intraprendere il cammino non significa diventare dei ridicoli emuli di chi è arrivato nell’Olimpo degli immortali (e se vi ci è finito, un cazzo di motivo ci sarà pure, no?). Probabilmente tutta questa idiosincrasia a priori viene provata da molte persone che, forse, contestano ai Maneskin di essere usciti da un talent show. A tutto questo va forse sommato anche il piacevole tepore di quella zona di comfort che porta sempre più persone a trovare difficoltà nel riuscire a provare nuove sonorità o gruppi che siano differenti da quelli preferiti. E, sempre forse, siamo talmente intorpiditi dalla piega esasperatamente commerciale che ha preso la produzione musicale e la programmazione radiofonica pop che non siamo più in grado di distinguere qualcosa che suona in modo differente da tutto quello che negli ultimi anni viene proposto (spesse volte fino alla nausea). La lamentatio è diventato uno dei nuovi sport nazional popolari, che deve trovare quotidianamente nuovi argomenti per trovare rinnovata linfa vitale. Ripeto nuovamente il mantra che i gusti personali sono tali e quindi sacrosanti. Ma probabilmente fanno benissimo i Maneskin a continuare ad esibirsi altrove rispetto ai patri palcoscenici. E adesso provate a dire che anche i Rolling Stones non capiscono un cazzo di rock.

    Hank Cignatta

    ® Riproduzione riservata

    https://www.youtube.com/watch?v=RnPnRRzly-k
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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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