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E' vero. E' giornalismo. E' Gonzo, bellezza.

Troppo strano per vivere, troppo raro per morire: ritratto di Hunter Thompson, il padre del giornalismo Gonzo

Strani tempi, quelli che stiamo vivendo. Tutto è relativo, inserito in una grande bolla che ovatta la razionalità a discapito di ogni nuova forma di puttanata spacciata per nuova ed assoluta forma d’arte. L’apatia regna sovrana, mista ad una pigrizia figlia di quel perbenismo che fa marciare ogni aspetto della quotidianità verso il baratro dell’imbarazzo di una generazione che non sa assolutamente trovare se stessa. Violenza, ignoranza e stupidità prendono quindi il sopravvento, soffocando il grillo parlante della ragione sotto il peso delle nuove e frivole forme di massima aspirazione generazionale. E i social stanno li, a ridere e a fare da cassa di risonanza della crassa e belluina indole dell’essere umano di non riuscire a fare a meno di divulgare la propria stupidità con ogni dispositivo possibile, in ogni situazione e sotto ogni tipo di forma.

Chissà che cosa avrebbe fatto Hunter Thompson, scrittore e giornalista americano nonché inventore del cosiddetto Giornalismo Gonzo, di questi diabolici strumenti chiamati Social Network. Molto probabilmente ne sarebbe rimasto incuriosito poi forse affascinato ed infine, quasi sicuramente, completamente inorridito del vedere come sono in grado di tirare fuori il meglio del peggio dell’ostracismo del pensiero umano.

Hunter Thompson, giornalista scrittore ed ideatore del Giornalismo Gonzo

Thompson è stato per il giornalismo quello che Muhammad Alì è stato per il pugilato e per lo sport: con il suo stile anticonformista è riuscito a scardinare quel modo eccessivamente formale di fare ed intendere l’informazione. La sua visione di giornalismo ha aperto un varco all’interno della controcultura americana, la quale ha avuto un’immediata affinità con quello strano individuo che però scriveva le cose in una maniera diretta ed accessibile a tutti. Improvvisamente, quel muro che idealmente c’è sempre stato tra i professionisti dell’informazione e i suoi principali fruitori era caduto, frantumato da un nuovo stile giornalistico capace di farsi beffe dei suoi colleghi incravattati, troppo preoccupati ad orientare nella giusta direzione la scopa di saggina che svettava nelle profondità dei loro culi.

Hunter Thompson è stato un personaggio unico in un mondo che si avviava verso un pericoloso conformismo dilagante. Era imprevedibile, spontaneo ed esplosivamente divertente. Non aveva mezze misure: o tutto o niente. La normalità non era concepibile per un personaggio che ha fatto della sperimentazione la sua filosofia di vita. Ha filtrato la realtà per mezzo di questa sua creatura, il giornalismo Gonzo, che gli ha permesso di essere quella voce fuori dal coro in grado di testimoniare il cambiamento di un Paese dalla guerra in Vietnam con la fine del grande Sogno Americano fino all’attentato al Word Trade Center dell’undici settembre 2001. Ha cercato di resistere in un mondo che cambiava troppo velocemente, che aveva preso una strana piega dalla quale ha fatto un tuffo a piè pari verso l’abisso più totale. Finché nel 2005, nella sua casa di Aspen in Colorado, non decide di porre fine alla sua vita terrena puntando contro se stesso la sua .44 magnum e consegnando alla leggenda la sua figura e uno stile giornalistico unico.

Se ne è andato nella stesso modo nel quale ha vissuto: assolutamente originale e sopra le righe. Per sua stessa volontà scritta nel suo testamento ha voluto che le sue ceneri venissero sparate da un cannone nel cielo del Colorado. Johnny Depp, suo migliore amico dai tempi del film Paura e delirio a Las Vegas, ha voluto realizzare le sue ultime volontà organizzando a sue spese una grande festa alla quale hanno partecipato molte personalità di Hollywood. Ed ecco che se ne va: uno dei prototipi di Dio. Un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per una produzione di massa. Troppo strano per vivere, troppo raro per morire.

Hank Cignatta

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