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Run DMC in da house, biatch! Storia di uno dei gruppi più influenti (ed innovatori) della storia dell’Hip Hop

Signori e signore, prendete la manopola del volume e spaccatala letteralmente in direzione del volume più alto che abbiate mai sentito. Certo, perché quando si parla dei Run DMC non si può fare altro che restare estasiati dal suono che questo trio newyorkese è riuscito a creare, riuscendo con la propria carriera ad incidere una tacca permanente non soltanto nella storia dell’Hip Hop ma in maniera più vasta sulla storia della musica, diventando fonte di ispirazione per generazioni future di artisti che hanno trovato nella loro musica ottimo materiale per portare avanti la strada che il trio del Queens ha tracciato.

Ma prima, senza perderci in troppe cazzate, un pò di storia: il gruppo ha origine dal rapper e dj Joseph Simmons in arte Run e dal suo migliore amico Darryl McDaniels (le cui iniziali del nome sono DMC). Nascono così quindi i Run DMC ai quali si unì in seguito il dj e produttore discografico Jason Mizell, conosciuto con il nome d’arte di Jam Master Jay ( alle volte abbreviato anche con JMJ). Tutti e tre i membri del gruppo provengono da famiglie benestanti di Hollis, quartiere medio borghese del borgo del Queens di New York. Questo quartiere ha dato i natali a diversi artisti Hip Hop, tra i quali LL Cool J e Ja Rule. Il fratello di Run, Russel Simmons, è stato co-fondatore dell’etichetta discografica Def Jam Recordings insieme al produttore Rick Rubin, che si distinse per aver prodotto, oltre agli stessi Run DMC, altri gruppi ed artisti fondamentali per la storia dell’Hip Hop tra i quali i Beastie Boys, il già citato LL Cool J e i leggendari Public Enemy.

L’apporto che i Run DMC hanno dato al loro genere musicale è stato enorme, riuscendo a portare la loro dimensione sonora all’attenzione del grande pubblico. Oltre ad essere il primo gruppo Hip Hop ad ottenere rispettivamente un disco d’oro, di platino e multiplatino e ad essere i primi rapper ad avere un loro video in rotazione su Mtv, ad essere nominati ai Grammy Awards e a comparire sulla copertina di Rolling Stone sono riusciti a caratterizzare un sound che a tutt’oggi è alla base di numerosi produzioni rap. Nel corso della loro carriera sono stati anche dei grandi innovatori, non avendo mai timore di sperimentare andando anche a “saccheggiare” elementi provenienti da generi musicali apparentemente assai lontani dal loro.

Come avvenne nel 1986, quando collaborarono con gli Aerosmith ad una versione “aggiornata” di Walk This Way, dando vita alla rivoluzione del Rap Metal ed introducendo elementi provenienti dal rock come assoli di chitarra elettrica e l’uso massiccio della batteria all’interno dei loro brani. E a proposito di rivoluzione, i Run DMC non sono stati solamente un fenomeno musicale, riuscendo ad avere anche un forte impatto culturale sulle abitudini (non solamente musicali) delle nuove generazioni: i loro jeans neri, i cappelli Fedora, le catene al collo e le immancabili scarpe Adidas ai piedi (rigorosamente indossate senza lacci per imitare l’abitudine di far togliere i lacci ai carcerati affinchè questi ultimi non li utilizzino come armi) sono diventati lo spaccato modaiolo della cosiddettà età dell’oro dell’Hip Hop. Senza dimenticare la la loro particolare affezione nei confronti del marchio Adidas, sfociata nella “dichiarazione d’amore” My Adidas, che ha permesso al marchio tedesco di entrare nelle preferenze delle nuove generazioni. E in tempi in cui per cercare di sopperire alla mancanza di qualità dei testi o nell’abilità delle rime si ricorre all’abuso di Autotune c’è ancora un fottuto bisogno del sound dei Run DMC e la loro leggenda è più viva che mai. Run DMC in da hous, biatch!

Hank Cignatta

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