Natural Born Killers, un allucinante viaggio all’interno del morboso rapporto tra i media e la violenza

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Il cinema è davvero una dimensione meravigliosa, senza la quale la costante temporale dovuta alla quarantena forzata avrebbe modo di passare in modo ancor più lento di quanto in realtà già non faccia. La fuori c’è un mondo praticamente deserto (o così dovrebbe essere), illuminato da un sole che è in grado di far splendere queste giornate fino a tramonti da cartolina. E quel cielo. Quel dannatissimo cielo azzurro, che fa venire voglia di gridare il proprio desiderio di libertà. E mai come in questo periodo di clausura forzata il cinema permette di riuscire, per mezzo delle sue mille storie, ad evadere da una realtà che sembra proprio uscita da una realtà cinematografica. Ed è così che, in una nottata di fine aprile, mi ritrovo a scorrere tra i diversi contenuti a mia disposizione su uno dei tanti servizi di video on demand finché la mia attenzione viene catturata dal film Natural Born Killers- Assassini nati, film del 1994 diretto da Oliver Stone. Mando affanculo tutto e tutti, butto il telefono in un angolo, alzo il volume della mia cuffia e finalmente la mia insonnia può iniziare ad avere un senso.

Il regista del film, Oliver Stone

Mickey e Mallory (rispettivamente interpretati in modo magistrale da Woody Harrelson e Juliette Lewis) sono i protagonisti di una dei film più paranoici ed interessanti della cinematografia degli anni Novanta. Entrambi provengono da un infanzia difficile: Mickey veniva picchiato dal padre ed ha assistito in tenera età al suo suicidio mentre Mallory veniva ripetutamente violentata dal padre, sotto gli occhi della madre incapace di reagire. Il destino di Mallory era quello di essere costretta a restare in quella casa, in attesa della prossima violenza paterna. Tutto cambia quando un giorno incontra Mickey, il quale si innamora perdutamente di lei fin dal primo momento in cui la vede. I due uccidono i genitori di Mallory, suggellando così il loro amore e dando inizio alla loro carriera di assassini.

Juliette Lewis (a sinistra) interpreta Mallory e Woody Harrelson (destra) Mickey

Ha inizio quindi il loro peregrinare per gli Stati Uniti, che si lascia dietro una lunga scia di sangue e di cadaveri che pare consolidare sempre di più il loro rapporto malato. Ben presto Mickey e Mallory Knox diventano noti all’opinione pubblica statunitense tanto da diventare una sorta di moderni Bonnie e Clyde con tanto di seguaci. La televisione statunitense non si lascia sfuggire l’occasione di seguire da vicino e in maniera morbosa la storia della coppia di fuggitivi assassini. La loro vicenda viene seguita fino al momento del loro arresto. E quando, in carcere, Mickey concede un’intervista in esclusiva al termine della quale dovrebbe essere lobotomizzato, da inizio ad una rivolta che gli permette di ricongiungersi a Mallory e di tornare verso la libertà. Il tutto condito da quella violenza che è stata una costante della loro relazione e delle loro vite.

Mickey e Mallory in una scena del film

Natural Born Killers è una delle pellicole capolavoro degli anni Novanta. Partito da un soggetto originale di Quentin Tarantino, il quale ha venduto a Stone la sceneggiatura per quattrocentomila dollari, il film è stato completamente stravolto rispetto all’idea originale dell’iconico regista del pulp. Ne è venuto fuori un film di pesante denuncia sociale nei confronti della morbosa curiosità dei media sui casi di cronaca e su come, in senso più generale, tutto ruoti attorno ad una mera logica fatta di ascolti. Ogni cosa è sapientemente inserita per rendere la storia un paranoico viaggio all’interno della mente deviata di due assassini e di una società che non è poi così diversa dai carnefici che da una parte cerca di condannare ma che nello stesso tempo non può fare a meno di essere sadicamente affascinata. La fotografia sublime, in grado di passare da diversi formati di pellicola e che fa un uso sapiente dei colori quale elemento narrativo caratterizzante, è uno degli elementi che rendono questo film unico nel suo genere. Altri geniali espedienti sono il personaggio del giornalista Wayne Gale (interpretato da un giovane Robert Downey Jr.), della rubrica giornalistica American Maniacs che conduce, quello del detective Jack Scagnetti, quello del direttore del penitenziario Dwight McCluskey (nome fortemente Tarantiniano, come il titolo di uno dei film interpretati da Rick Dalton in C’era una volta….ad Hollywood, I Quattrocento Pugni di McCluskey) e il flashback che permette allo spettatore di conoscere come Mickey e Mallory si sono conosciuti. Questa scena, dal forte impatto narrativo, viene costruita come la puntata di una sit com con tanto di risate finte del pubblico (elemento tipico di questa forma di intrattenimento televisiva), con il grande comico statunitense Rodney Dangerfield in stato di grazia che rende la scena unica, dove si ride amaro. Un film epico, violento, esagerato, grottesco, assurdo, orgasmico, onirico, lisergico ma dannatamente vero. Per tutto il resto, c’e sempre la tv spazzatura.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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