Ken il guerriero, ovvero l’immenso potere narrativo ed emotivo di una serie animata senza eguali

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Ken il guerriero fa parte di una ristretta e mistica cerchia di serie animate in grado di essere molto più di un semplice mezzo di intrattenimento. Fin dalla sua prima messa in onda italiana, avvenuta nel 1987 sul circuito di diverse emittenti televisive locali, questa serie tv anime è divenuta in breve tempo il punto di riferimento per un intera generazione. I cartoni animati di produzione nipponica del periodo erano caratterizzati da storie pregne di valori nelle quali i loro protagonisti permettevano agli spettatori di comprendere concetti quali il sacrificio, il dolore, la vendetta, l’amore e la morte. Hokuto No Ken (questo il titolo originale) non fa certo eccezione, anzi: molto probabilmente è uno dei più fulgidi esempi di questa teoria, assieme ad altri manga (fumetti) diventati in seguito anime (serie animate) come Rocky Joe e L’Uomo Tigre.

Ken Shiro rappresentato nella seconda stagione della serie animata, palesemente ispirato a Sylvester Stallone del periodo di Cobra

La serie animata è ambientata in un futuro post apocalittico, dove un conflitto mondiale negli anni Novanta del XX Secolo ha portato alla distruzione del mondo in seguito all’uso di armi atomiche. Tuttavia, la razza umana era sopravvissuta e il pianeta non era che una landa desolata dove personaggi prepotenti caratterizzate da bande di teppisti in stile Mad Max vessavano i più deboli. In tutto questo Ken Shiro è il 64° successore della Divina Scuola di Hokuto nonché maestro di un particolare stile di arti marziali che prevede colpi dagli effetti devastanti sugli avversari ma anche poteri di guarigione laddove ce ne sia bisogno. Inizialmente spinto dal desiderio di ritrovare Julia, la sua fidanzata rapita, nel corso della storia Ken rappresenterà il salvatore di tutti coloro che sono scampati alla catastrofe nucleare.

Ken Shiro durante uno dei suoi momenti di rabbia

Ken Shiro condivide parecchie caratteristiche con personaggi reali degli anni Settanta e Ottanta (almeno per quel che riguarda la serie animata): nella prima stagione dell’anime, infatti, si può notare come Ken sia palesemente ispirato alla figura di Bruce Lee, sia nel modo di mettersi in guardia sia nel caratteristico gridolino con il quale porta i colpi, caratteristico dell’attore e artista marziale. La seconda stagione invece vede una preponderante somiglianza del personaggio principale con Sylvester Stallone del film Cobra. Altri personaggi sono un chiaro omaggio alle icone degli anni Ottanta: il fratello di Ken, Raoh, ha le fattezze di Arnold Schwarzenegger; Falco è ispirato a Dolph Lundgren (Ivan Drago di Rocky IV); Yuda assomiglia a Dee Snider dei Twisted Sisters e via discorrendo per altre icone della cultura degli anni Ottanta.

Ken Shiro utilizza il nunchaku, arma resa celebre da Bruce Lee

In Italia Ken il guerriero ha riscosso un grande successo, diventando una vera e propria serie di culto. Il motivo di tale successo è da ricercarsi in diverse ragioni: la prima è la non programmazione su emittenti televisive nazionali (probabilmente per l’elevato contenuto di violenza grafica), che ha trovato posto nelle emittenti private locali. Ciò ha dato il via ad un vero e proprio rito che inchiodava allo schermo una gran quantità di ragazzi che si sintonizzavano sui canali privati in seguito alla visione di celebri contenitori della tv dei ragazzi quali Solletico o Bim, Bum, Bam. Anche la sigla italiana è parte integrante del successo di questo cartone animato, una delle più famose e riconoscibili del periodo d’oro dell’animazione in Italia. Ci sarebbe ancora un disperato bisogno di un cartone come Ken il Guerriero oggigiorno, come rimpiazzo a tante serie che non hanno nulla da dire per evitare di urtare quel fastidioso perbenismo nel quale tutti, in modo ipocrita, si ammantano. Petizioni per l’abolizione della messa in onda o esposti per contenuti che istigano alla violenza fioccherebbero a cadenza quotidiana tra lo stordito popolo del web che prima si affretta ad indignarsi e (forse) poi si ferma a riflettere. Come positivo rovescio della medaglia però bisogna dare atto ad alcune realtà come Youtube (dove è facile poter reperire spezzoni delle serie animate) e alcune pagine Facebook (come ad esempio la Divina Scuola di Hokuto) di portare all’attenzione delle nuove generazioni una delle serie animate più belle di tutti i tempi. Perché, in fondo, chi non si è mai sentito un pò Ken Shiro cantando la sigla italiana di questo anime leggendario?

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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