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Conor McGregor e la sindrome di Ronda Rousey

Interno, notte. Faccio uno sforzo sovrumano per continuare a restare sveglio e poter guardare in tv la diretta del match di arti marziali miste tra il fighter irlandese Conor McGregor e il russo Khabib Nurmagomedov. L’attesa per questo incontro è altissima: era da tanto, troppo tempo che i media di tutto il mondo non mostravano tutta la loro morbosità su un evento simile come un beffardo corvo che si masturba guardando l’astio personale che scorreva (e tutt’ora scorre) tra i due lottatori. McGregor, fortemente favorito, sale nell’ottagono da uomo immagine della UFC (l’organizzazione mondiale per antonomasia delle MMA) e dell’intero mondo delle Arti Marziali Miste dopo alcuni comportamenti controversi che hanno accompagnato la vigilia dell’incontro. Khabib è la promessa, un talento in costante crescita che ha tutto da dimostrare e da perdere in questa sfida.

Per tutta la durata dell’incontro McGregor appare stanco, fuori forma, spento ed incapace di imporre il suo ritmo sia al combattimento che al suo avversario. Non faccio in tempo a stappare la mia birra che Khabib sottomette il fighter irlandese strangolandolo e costringendolo alla resa. Da quel momento, l’inizio della fine: Khabib salta a piè pari nella zona riservata al team di McGregor e inizia a menare pugni a destra e a manca, mentre la sicurezza cerca di mettere una pezza ad un evento che ha tutti gli occhi del mondo puntati addosso. Quello che avviene dopo è la solita demagogia alla quale il calcio ci ha abituato nella nostra italica realtà. Tutti abbozzano ipotesi su ciò che sia passato o meno per la resta dei due lottatori. Un vero e proprio delirio.

Ma dal KO di quel fatidico incontro McGregor pare non essersi ancora rialzato. Anzi. Sembra non esserci più neanche l’ombra di quel campione capace di arrivare dagli ottagoni di Dublino per farsi strada fino ad una delle sigle più importanti e rinomate delle MMA e diventarne uno dei personaggi chiave dopo la conquista del titolo in due diverse categorie di peso. Gli atteggiamenti da sbruffone, le dichiarazioni al vetriolo nelle conferenze stampa pre e post incontri e i guadagni milionari lo hanno allontanato dai veri obiettivi.

Annuncia per la seconda volta il suo ritiro, salvo poi ritrattare poche ore dopo. Porta la faida con Khabib dall’ottagono ai social con tweet dove non perde mai occasione di canzonare il lottatore russo, continuando ad irriderlo su tutti i fronti (specialmente quello personale e legato al suo essere musulmano osservante).

Un atteggiamento con il quale il lottatore irlandese sta gettando nel cesso tutto ciò che di buono è riuscito a fare dal suo approdo nella UFC. In ogni caso la sindrome di Ronda Rousey (volto femminile della Ultimate Fighting Championship fino al tremendo KO rimediato contro Holly Holm che l’ha portata ad una profonda depressione sfociata in un inevitabile ritiro dalle MMA) potrebbe essere sempre dietro l’angolo. La smentita è ad un solo KO di distanza. In fondo, tra le altre cose, anche questo è spettacolo gente.

Hank Cignatta


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