Pillole e Morgan: Non c’è più un Carmelo Bene
Abbiamo imparato a saltare un artista con un movimento del pollice e a perdere il resto del pomeriggio dietro a un coglione che urla in una telecamera. Non c’è più un Carmelo Bene, il singolo dei Pillole con Morgan, entra in questa sproporzione: il tempo per ingoiare qualsiasi cosa lo troviamo sempre, quello per capire che cosa abbiamo davanti comincia a sembrarci un lusso.
Pillole e Morgan dentro il rumore degli schermi
Il brano parte dallo scorrimento compulsivo dello schermo e arriva alla sensazione di soffocare fra le immagini. La faccenda mi interessa soprattutto per la responsabilità che lascia a chi guarda. Diamo la colpa all’immondizia digitale, poi rimaniamo lì a rovistarci dentro, convinti che il prossimo contenuto giustificherà il tempo buttato sui precedenti. Anche il disgusto diventa una buona ragione per continuare.

Il singolo è prodotto da Roberto Vernetti, registrato negli studi di Banksville Records tra Londra e Vercelli. L’incontro con Morgan nasce dalla comune ammirazione per Carmelo Bene, scelto come riferimento per ragionare sullo spazio che concediamo a un’arte capace di disorientarci.

Il titolo mette in circolazione una mancanza, ma bisogna stare attenti a come la usiamo. Il rimpianto culturale è una poltrona comodissima: basta nominare qualcuno di grande, dichiarare che oggi fa tutto schifo e aspettare che gli altri annuiscano. Una canzone che tira in ballo Bene merita una lettura meno accomodante.
Carmelo Bene e il diritto di lasciarci spiazzati
La provocazione dei Pillole e Morgan riguarda la possibilità che un artista simile venga riconosciuto oggi. Io allargherei il problema alla nostra disponibilità a sopportarlo. Perché riconoscere il valore di qualcuno, quando il tempo ha già fatto il lavoro sporco, costa pochissimo. Restare davanti a un linguaggio che ancora ci irrita, ci sfugge o ci fa sentire impreparati richiede un altro stomaco. Con Bene il disagio fa parte della questione. La sua eredità diventa interessante proprio quando smette di fornirci una citazione brillante da esibire e comincia a disturbare le nostre aspettative. Pretendiamo che ogni cosa dichiari immediatamente che cosa vuole, a chi si rivolge e perché dovrebbe piacerci. L’arte può anche lasciarci senza questa ricevuta.
Naturalmente anche una stronzata può essere incomprensibile. La difficoltà, da sola, vale quanto una confezione elegante: bisogna comunque prendersi la briga di vedere che cosa contiene. È questo tempo di verifica che mi sembra sempre più difficile difendere, soprattutto quando lo stesso schermo offre continuamente qualcosa di più facile. Il videoclip, diretto da Riccardo Cesaretti e presentato in anteprima l’8 ottobre al Roxy Bar di Red Ronnie, si chiude con le parole di Bene: «Teatro è tutto quello che non si comprende». Dentro il discorso della canzone, quella frase lascia aperta la possibilità di restare davanti a qualcosa senza averlo ancora sistemato.
Chi sono i Pillole, dai Pillheads al nuovo singolo
Dietro il nome Pillole ci sono Paolo Baltaro, Daniele Mignone e Giuseppe Garavana, già attivi come Pillheads. Il progetto incrocia rock, pop britannico e scrittura italiana; anche il riferimento alla pillola viene presentato dalla band come un’immagine dell’anestesia culturale e delle false cure contemporanee.

Con Morgan portano questa inquietudine dentro una canzone che prende di mira un’abitudine alla quale partecipiamo volentieri. È qui che il tema mi riguarda: posso applaudire il nome di Carmelo Bene e continuare a liquidare qualsiasi cosa mi chieda uno sforzo. Le due attività convivono benissimo, soprattutto se nessuno viene a controllare. Prima di lamentare la mancanza di un altro Carmelo Bene, vorrei essere sicuro che sapremmo lasciarlo finire.
Hank Cignatta
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