Dieta Moderna: cronaca di una sopravvivenza emotiva nell’era digitale
Ci sono cortometraggi che raccontano una storia e cortometraggi che fotografano uno tratto di vita vissuta. Dieta Moderna di Riccardo Bonaccorsi appartiene indubbiamente alla seconda categoria. Il titolo sembra suggerire un discorso legato all’alimentazione, ma dopo pochi tratti, comprendi come il cibo sia soltanto strumento, non una fine o un protagonista quasi a voler rappresentare un oggetto di scena appartenente alla settima arte, una delle tante superfici dietro cui si nasconde qualcosa di più profondo.

Dieta Moderna: il cortometraggio che ti osserva mentre silenziosamente
Al centro dell’opera, infatti l’individuo contemporaneo, immerso in una realtà che gli chiede continuamente di migliorarsi, correggersi, perfezionarsi. Una realtà dove essere sé stessi sembra non bastare mai. Una mattina ti svegli, guardi il mondo tramite lo schermo luminoso che accompagna le tue giornate. qualcuno ti spiega come vivere meglio: digiuno intermittente, carboidrati rappresentati come mostri demonizzati, proteine idolatrate, integratori venduti come magia nera. La verità è che non siamo mai stati così informati abbastanza e in modo dettagliato e competente , rendendo il tutto confuso e distante.

Dieta moderna: algoritmi, solitudine mutano l’identità nell’era digitale
In mezzo a questa giostra fatta di algoritmi sempre più complessi, dove l’individuo contemporaneo si ritrova spesso a vagare per le strade illuminate a festa come fossero cattedrali laiche immerso in un feed social fatto di argomentazioni vuote ed improvvisate in cerca di qualcosa che neanche l’individuo sa cos’è ma che lo aiuti ad anestetizzare le sue emozioni senza fare troppe domande. La nostra “Dieta Moderna” non è più da ricercarsi in un mero un regime alimentare: è una forma di identità culturale, una dichiarazione aperta allo sconforto. L’autore, affronta alcune delle tematiche che rappresentano silenziosamente un dramma nell’epoca storica che viviamo. Non cerca necessariamente l’estremo né il colpo di scena, preferendo soffermarsi sui dettagli, sulle pause, sui momenti apparentemente insignificanti che spesso raccontano più di qualsiasi dialogo. La nostra “Dieta Moderna” non è più da ricercarsi solo in un mero un regime alimentare: è una forma di identità culturale, una dichiarazione aperta allo sconforto.

Dieta moderna: ritratto di una generazione presente ma emotivamente isolata
L’autore, Riccardo Bonaccorsi, affronta alcune delle tematiche che rappresentano silenziosamente un dramma protagonista nell’epoca storica che viviamo. Questo corto non cerca necessariamente l’estremo ad ogni bivio né il colpo di scena velato, preferendo soffermarsi ad osservare i dettagli, le pause, i momenti apparentemente insignificanti, ma che spesso raccontano più di qualsiasi dialogo. Il protagonista del cortometraggio Dieta Moderna, Sebastiano Pulvirenti, si ritrova a fare i conti con se stesso e ad attraversare il proprio tempo come farebbero molti giovani e adolescenti di oggi: presente fisicamente nel mondo, ma sconnesso emotivamente e fisicamente da esso, circondato da persone ma, allo stesso tempo, isolato. Una solitudine vuota che non deriva dall’assenza di contatti reali che sappiano fare la differenza in una vita iperconnessa, ma che porta all’indifferenza e all’incapacità di sentirsi davvero parte di qualcosa.

Dieta Moderna: il disagio come paesaggio interiore tra cinema contemporaneo e realtà condivisa
La scelta più audace del cortometraggio è proprio quella di trattare la disperazione come un paesaggio interiore, anziché come un evento straordinario. Troppo spesso il cinema contemporaneo affronta il disagio attraverso immagini spettacolari o momenti di rottura. Dieta Moderna percorre la direzione opposta. Il malessere emerge lentamente, quasi in sordina, fino a diventare una presenza costante. Lo spettatore non osserva una crisi: la abita. E proprio questa delicatezza rende l’opera autentica. Perché nella vita reale il dolore raramente si manifesta con effetti speciali. Più spesso assume la forma di giornate che sembrano identiche tra loro.

Dieta Moderna: tra benessere promesso, inadeguatezza e invisibilità diffusa
Il vero merito di Riccardo Bonaccorsi è quello di aver saputo intercettare un problema generazionale diffuso, senza trasformarlo in slogan. Dieta Moderna parla di una generazione cresciuta tra connessioni permanenti e rapporti sempre più fragili, tra promesse di benessere e sentimenti di inadeguatezza, tra esposizione continua e incapacità di raccontare il proprio disagio. Il regista osserva questa condizione con sensibilità e rispetto, restituendo ai suoi protagonisti dignità rispettando una fragilità diffusa e data per scontata che esiste davvero e che, troppo spesso, viene ignorata.

Per questo il cortometraggio riesce a lasciare il segno: non perché offre risposte, ma perché riconosce una ferita collettiva aperta, che molti spettatori porteranno con sé ben oltre i titoli di coda. Questo cortometraggio, infatti, tra le altre cose, analizza non troppo velatamente l’impoverimento emozionale sopracitato, che risulta essere la scelta più facile per favorire un controllo di massa sempre più attuale. In un panorama audiovisivo sempre più rumoroso, Bonaccorsi compie un gesto di solidarietà culturale verso la sua generazione: si ferma ad ascoltare. E, ascoltando, racconta con coraggio una verità che appartiene a un’intera generazione e in qualche modo a tutti noi osservatori.
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La Redazione


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