Spider-Man: storia di un arrampicamuri

Spider-Man: storia di un arrampicamuri

È il 1962. Stan Lee e Steve Ditko (che detronizzò il leggendario Jack Kirby) decidono che il mondo dei fumetti ha disperatamente bisogno di un eroe che non sia un miliardario, un dio norreno o un militare potenziato. Hanno la folle idea di creare Peter Parker, un ragazzino del Queens con gli occhiali spessi e un conto in banca perennemente in rosso. La Marvel dice: “La gente odia i ragni, e i teenager fanno solo gli aiutanti”. Risultato? Viene catapultato sull’ultimo numero di una testata in cancellazione, “Amazing Fantasy #15”. È da quel preciso istante che il mondo è cambiato per sempre.

Leggendaria cover di “Amazing Fantasy #15” del 1962

Se sei cresciuto masticando pane e fumetti come me (all’età ormai quasi seria di 22 anni) ti ritrovi ancora a guardare i cornicioni dei palazzi chiedendoti “Se fossi Spider-Man mi dondolerei da quel palazzo” sai esattamente di cosa sto parlando. Spider-Man non è semplicemente un supereroe: è un’icona, un compagno di crescita, una costante fonte di ispirazione.

Ok ho parlato anche troppo, prendete coraggio e dondolate con me in questa avventura che dura ormai da più di 60 lunghissimi e spettacolari anni.

Immagine dal film “Spider-Man Brand New Day”

Dalla Carta al Mito: La Storia Editoriale e i Capolavori (almeno alcuni di loro)

Spider-Man è nato nel periodo d’oro della Marvel, ma ha subito cambiato le regole del gioco. Peter Parker non ottiene i poteri e diventa subito un paladino infallibile…anzi commette l’errore umano per eccellenza: l’egoismo, un atto tanto semplice quanto portatore di conseguenze terribili. La morte di Zio Ben infatti non è solo un momento drammatico, ma è un vero e proprio “evento canonico” nella vita di ogni ragno.

Dall’ombra però può nascere la luce. Dopo la morte dello zio e l’assalto al suo assassino (l’ha quasi ucciso), Peter ricorda: «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità». (Originalmente la dice il narratore, ma da Zio Ben è un’altra storia!). Una frase diventata mantra, incisa a fuoco nella mente di chiunque abbia mai aperto un fumetto.

Nel corso dei decenni, la sua storia editoriale è stata arricchita da saghe entrate di diritto nella storia del fumetto. Negli anni ’60 e ’70, sotto la penna di Ditko e Romita Sr., arrivano capolavori come “La morte del Capitano Stacy” e soprattutto “La notte in cui morì Gwen Stacy”, dimostrando che nemmeno i super eroi sono al sicuro da un destino crudele.

Immagine iconica proveniente da “The Amazing Spider-Man #121” (1973), intitolato “The Night Gwen Stacy Died“.

Gli anni ’80 e ’90 regalano un decennio di gemme oscure (non so perché ma negli anni ’80 amavano le storie tetre, ma vedendo cosa ne è uscito, posso dire solo che…avevano ragione!). Esempio lampante è “L’ultima caccia di Kraven” , un racconto cupo sulla mortalità e l’ossessione.

Cover di “Web of Spider-Man #32“, pubblicata da Marvel Comics nel novembre 1987.

Altrimenti “The Kid Who Collects Spider-Man”, dove un bambino malato terminale riceve la visita a sorpresa del suo supereroe preferito, a cui svela la sua immensa collezione di cimeli prima di scoprire la vera identità di Peter Parker.

Tavola proveniente dalla famosa storia “The Kid Who Collects Spider-Man” pubblicata in The Amazing Spider-Man #248“.

Oppure l’introduzione del costume nero (oggettivamente uno dei costumi migliori mai realizzati dall’uomo, non nella storia dei fumetti…nella storia di tutta l’umanità) che porterà alla nascita di uno dei villain più iconici del super eroe, il simbionte Venom.

Cover di “The Amazing Spider-Man #316, pubblicato dalla Marvel nel giugno 1989.

Per poi arrivare alla “Saga del Clone” (una saga che ancora oggi faccio fatica a comprendere, però rimane bellissima) e il leggendario ciclo di Todd McFarlane, capace di ridefinire per sempre l’estetica del ragno.

Questo è “Spider-Man #1″ pubblicato nel 1990 da Marvel Comics, noto per la celebre copertina disegnata da Todd McFarlane

Ed infine con nuovo millennio alla controversa storia di “One More Day” (i fan ancora oggi sono estremamente divisi su questo albo), dove Peter fa un patto con il diavolo in persona per salvare una morente zia May, sacrificando addirittura l’amore della sua amata MJ.

The Amazing Spider-Man #544, nota come la prima parte della controversa saga “One More Day”.

Sotto la Maschera: il ragazzo dal cuore buono con il destino avverso

Ciò che rende Peter Parker il più grande di tutti non è la forza, ma la sua infinita vulnerabilità.

Peter perde il treno. Peter viene licenziato da J. Jonah Jameson (che pretende ancora foto di Spider-Man sul suo tavolo). Peter deve lavare il costume nella lavatrice del condominio e la calzamaglia sbiadisce. È il contrasto tra il salvare la città da una lucertola mutante e il non avere i soldi per l’affitto a fine mese che ci fa dire: “Io e Spidey abbiamo qualcosa in comune” (E purtroppo non è il combattere con una lucertola mutante…).

L’Umorismo come Scudo

Il sarcasmo di Spidey mentre affronta i nemici più potenti non è solo spavalderia. È un meccanismo di difesa… spara battute per nascondere il terrore e mantenere il controllo, ed è la dimostrazione che l’ironia può essere l’arma più affilata contro le avversità.

Questa scena è tratta da “She-Hulk Vol 1 #4.”
Spider-Man è citato in giudizio contro J. Jonah Jameson.
Nella vignetta, l’eroe afferma scherzosamente che Jameson lo odia perché è nero, successivamente Spider-Man smentirà tutto facendosi una grassa risata

Il triangolo d’amore

Non si può parlare di Peter senza citare il triangolo ideale che ha caratterizzato la sua vita sentimentale. Gwen Stacy rappresenta il primo grande amore, la purezza e l’intelletto, la cui perdita è il trauma definitivo che segna la maturità di Peter.

Cover dell’albo “The Spectacular Spider-Man #25“, pubblicato nel 2005.

Poi con Mary Jane Watson, che porta con sé la celebre frase “Face it, Tiger… you just hit the jackpot”, rappresentando la complicità, la forza, il matrimonio storico e l’ancora di salvezza che comprende sia Peter che Spider-Man.

Tavola tratta dalla serie a fumetti “Ultimate Spider-Man” del 2024.

Infine Felicia Hardy, la Gatta Nera, è la fiamma magnetica, la seduzione e il pericolo. Un rapporto affascinante perché, a differenza di MJ o Gwen, Felicia per molto tempo è stata innamorata quasi esclusivamente dell’eroe mascherato, Spider-Man, trovando la vita ordinaria di Peter Parker fin troppo noiosa.

Cover di The Amazing Spider-Man #607, pubblicata da Marvel Comics nel novembre 2009

Un dinamismo unico che ci ha regalato alcune delle pagine più stuzzicanti e complesse della sua storia.

Sul Piccolo Schermo: I Cartoni che ci hanno Cresciuti

Per chi ha la mia età, il primo contatto con l’Uomo Ragno non è avvenuto in fumetteria, ma davanti al televisore alle quattro del pomeriggio con una merendina in mano (cercando di posticipare i compiti quanto più in là possibile…).

Spider-Man: The Animated Series (1994)

Il capolavoro assoluto per intere generazioni. Con la sua sigla indimenticabile, questa serie ha adattato archi narrativi complessi, dal Simbionte fino alla saga della “ricombinazione genetica” (quando gli crescono altre 4 braccia in più per intenderci) introducendo il concetto di crossover animato molto prima che il cinema ci arrivasse (letteralmente l’MCU prima dell’MCU).

The Spectacular Spider-Man (2008)

Forse la scrittura più brillante mai vista sul piccolo schermo. Un bilanciamento perfetto tra il dramma liceale e l’azione frenetica dei fumetti classici. Una serie interrotta troppo presto, ma rimasta nel cuore dei fan, che la considerano ancora oggi (me compreso) una delle migliori serie su Spidey.

Ultimate Spider-Man e oltre

Tra esperimenti visivi e toni più leggeri, le serie animate successive hanno continuato a rinnovarsi, mantenendo vivo il mito per ogni nuova generazione di spettatori.

Tra queste spicca la serie “Ultimate Spider-Man” del 2012 dove Peter Parker viene arruolato da Nick Fury nello S.H.I.E.L.D. per diventare un eroe migliore, affiancato da giovani alleati e impegnato contro potenti minacce.

Nella 7° arte: Da Raimi al Multiverso

Come nei fumetti, anche nel cinema il ragno ha fatto la storia riuscendo in due compiti che per l’epoca erano considerati insormontabili…riportare alla ribalta i film con i super eroi e ridefinire per sempre il genere del cinecomic moderno.

La Trilogia di Sam Raimi (2002-2007) ha visto Tobey Maguire dare volto a un Peter malinconico, sincero, immerso in una New York vibrante e quasi fumettistica, soprattutto con il secondo capitolo (che rimane tuttora un elemento cardine se si parla di cinecomic).

“The Amazing Spider-Man” (2012-2014), ha visto Andrew Garfield vestire i panni di un Peter più moderno, carismatico e dotato di un’intesa magnetica con la Gwen Stacy di Emma Stone…(personalmente lo ritengo una delle trasposizioni più fedeli all’eroe dei fumetti).

E poi con l’era Marvel Studios, Tom Holland ha integrato il personaggio nel MCU (o Marvel Cinematic Universe, per i meno avvezzi) mostrando la crescita di un ragazzo all’ombra di giganti come Iron Man, culminata in “No Way Home”, un vero e proprio atto d’amore al mito del tessiragnatele…(mi emoziono ogni volta che vedo questa scena).

Infine, la Rivoluzione di Spider-Verse vede Miles Morales salire in cattedra con “Into the Spider-Verse” e “Across the Spider-Verse”, portando uno stile visivo fuori dal comune, una colonna sonora pazzesca e una scrittura che ridefinisce le regole dell’animazione.

Pad alla mano: diventare l’Uomo Ragno

Se i fumetti e il cinema ci hanno fatto sognare, i videogiochi non sono stati da meno.

Dai primi pixel dell’Atari 2600 nel 1982 fino all’era d’oro dei picchiaduro anni ’90 con “Maximum Carnage”, il ragno ha sempre popolato le nostre console.

Ma la svolta epocale arriva nel 2004 con “Spider-Man 2“, il primo titolo a introdurre una fisica reale per le ragnatele agganciate ai palazzi.

L’arrampicamuri ha raggiunto la perfezione sulla console solo grazie ai tre capitoli sviluppati da Insomniac Games (anche il “mini gioco” su Miles), qui infatti non stai più solo guardando un eroe…sei tu in prima persona (grazie al pad ovviamente, non oso immaginare il mal di testa se avessi il visore VR) a sentire il vuoto nello stomaco mentre ti lanci tra i grattacieli di New York.

L’Eredità di una Maschera

Ma la vera domanda è… perché amiamo ancora così tanto Spider-Man a 22 anni, esattamente come a 6?
Perché sotto quella maschera non ci sono tratti somatici o colori della pelle: chiunque di noi può essere Spider-Man. Ci insegna che cadere fa parte della vita — che sia un esame andato male, una delusione d’amore o una strada sbagliata — ma che la vera forza sta nel modo in cui decidiamo di rialzarci.


E se ancora oggi provi quel brivido lungo la schiena ogni volta che senti il sibilo delle ragnatele, sai che non puoi perderti il nuovo capitolo al cinema: è ora di ritrovare quell’adrenalina, ma con uno Spider-Man finalmente cresciuto insieme a noi…Ci vediamo in sala…Thwip!

Federico Sclaverano

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Federico Sclaverano, classe 2004. Sono un’anomalia del sistema, nata per destabilizzare la quiete di una normalità che mi sta stretta. Nutro la mente con cinema, teatro, fisica, storia e fumetti, collezionando tutto ciò che trasforma il semplice respiro in qualcosa di degno di essere vissuto. La mia missione? Ancora in fase di scrittura, ma l’obiettivo è chiaro: far divertire chi mi circonda e rendere felici gli altri, senza però sprecare il breve tempo che mi è concesso. Se cercate qualcuno che prenda la vita seriamente senza mai rinunciare a dissacrarla, io sono il cavallo che fa al caso vostro. E se sentite nitrire adesso sapete chi è.

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