dire l’ignoto: il pensiero che sfida ciò che non vogliamo osservare.

dire l’ignoto: il pensiero che sfida ciò che non vogliamo osservare.

Ci sono pomeriggi in cui il pensiero non vuole stare al proprio posto. All’interno di convenzioni e ideologie socialmente riconosciute, quando si parla di pensiero critico. Sere in cui la filosofia decide di scendere in piazza in maniera prepotente ma rispettosa, per farsi sentire e dire la propria opinione fuori dagli schemi, magari accompagnata da un buon sigaro che sappia di pausa riflessiva, che con il suo odore, un misto di pagine e fumo, cattura la tua attenzione mentre cerchi di capire che forma abbia il mondo e cerchi di ricordarti come si abita, mentre tutto concorre e tende a una specie di blob istituzionalizzato che respira, tossisce e ogni tanto prende nota, lontano da qualsivoglia critica costruttiva e confronto aperto.

Stefano Piazzese Dire L’Ignoto, tra libri sparsi e filosofia del pensiero

Dire L’ignoto: Pensiero critico fuori dagli schemi, filosofia, conformismo e libertà di scegliere

La presentazione del Saggio Dire l’Ignoto di Stefano Piazzese è stata una di quei rari momenti di sobrietà lucida, uno di quei confronti aperti dove ti rendi conto che il pensiero critico esiste ancora e che non necessariamente ha bisogno di riflettori per essere concreto.

Dibattito filosofico, tra libri, luci calde e scoperta intellettuale

dire l’ignoto: dialogo consapevole tra parola, silenzio e pensiero critico

Perché parlare di sobrietà lucida? Ecco, ve lo spiego subito: immaginate di bere un buon bicchiere di vino e immaginate che questo bicchiere di vino vi faccia restare consapevoli delle vostre azioni, ma vi dia altrettanta libertà di dialogo, senza filtri. Un dialogo puro e senza retorica di campagna. Ecco, è quello che è successo.
Un rito laico, un piccolo terremoto concettuale, una resa dei conti tra la parola e il silenzio, tra la poesia e la tragedia greca. Argomentazioni che di solito ignoriamo perché parlarne ci fa sanguinare ciò che di sano e concreto ci è rimasto.

Dire l'ignoto. Saggio su Hölderlin - Stefano Piazzese - copertina
Copertina Del Saggio Dire L’Ignoto

dire l’ignoto: filosofia e ricerca del pensiero a confronto

Mentre presenta il suo saggio sembra di immaginarlo li, con l’elmetto e la lampada, che penetra nei meandri del pensiero della filosofia, pronto a raccontarti con passione le sue ricerche. Non vuole soltanto “raccontare” cos’è l’ignoto, troppo televisivo, troppo vicino a una dimensione da talk show, Piazzese, sceglie invece di intraprendere una strategia più accidentata ma più efficace: quella del confronto aperto. Lui vuole dirlo, e dirlo significa starci dentro, abitarlo, lasciarsi attraversare dalla ricerca, affrontando tematiche non convenzionali.

Dialogo sul Saggio Dire L’Ignoto

Dire l’ignoto Le parole diventano strumenti del pensiero, tra confronto e consapevolezza

Atteggiamento tipico di chi riflette e conosce ciò che racconta, di chi con le parole crea strumenti di difesa verso l’ignoranza, sapendo che possono diventare strumenti reali di confronto. Ed è un po’ quello che questo saggio, coadiuvato da questa presentazione e dai suoi relatori, ci restituisce. Ogni suo concetto arriva come una lama zen: breve, invisibile, ma capace di interrompere il tuo pensiero, sapendo renderlo con garbo e sentimento autentico. Durante il dialogo, Stefano Piazzese e i suoi relatori sembrano impegnati a giocare una partita a scacchi con la banalità del pensiero, ma con un timer senza tempo e una scacchiera in fiamme, scegliendo di farsi carico, con umiltà e rispetto, delle domande che forse, senza scavare e in assenza di curiosità critica, e senza tutto questo non capiremo mai fino in fondo.

Andrea Raciti: Intervento serrato al microfono, mentre la discussione si fa densa e il pensiero vibra

dire l’ignoto: l’Anatomia del dibattito filosofico si accende, tra lucidità, metodo

Adesso, se Piazzese è colui che scava, Andrea Raciti è, a mio avviso, colui che prepara il corpo del dibattito, che dà origine ad alcune riflessioni interessanti e ti mostra gli organi ancora pulsanti. Interviene con una lucidità quasi da medico; d’altronde parliamo di una figura di assoluto rispetto, dato che ha numerose pubblicazioni alle spalle ed è uno studioso dell’Istituto Italiano Degli Studi Filosofici di Napoli, persona capace di trasformare ogni frase in un’incisione chirurgica. Non si limita a commentare: smonta, rimonta, ribalta, ti mette davanti alla sua idea facendotela osservare come un meccanico guarda un carburatore di una Lamborghini Countach degli anni ’70, rispettandone tempo, chilometri e storia. Lo fa senza mai farla sembrare asettica: ha ritmo, quel tipo di ritmo che ti spiega il senso della vita mentre ti prepara un caffè forse troppo forte per un semplice pensiero lineare e convenzionalmente accettato.

Appunti aperti e gambe incrociate: il pensiero si prepara a colpire con precisione l’auditorio.

dire l’ignoto: educare il dubbio al confronto

A dialogare con loro troviamo anche Roberto Fai, preside del Collegio Siciliano di Filosofia, che non si limita a intervenire all’interno di un dialogo aperto, ma mostra con garbo cosa vuol dire accendere le micce del pensiero critico autentico nelle menti dei propri studenti. Ogni frase è una miccia che si accende come fuoco gentile, una lente d’ingrandimento attuale. Come fosse una tela del pensiero che va riempita grazie ad azioni e colori, con quel fruscio inconfondibile che preannuncia una piccola esplosione. Fai prende i concetti del libro, li guarda, li analizza, li lascia decantare e poi li poggia nel mezzo della sala come molotov concettuali, capaci di destabilizzare il pensiero e di ricostruirlo.

Roberto Fai: il filosofo che accende micce del pensiero

Dire L’ignoto: tra filosofia, mito e ricerca del pensiero

Mentre prendo appunti non riesco a capire se le parole che sto scrivendo sono mie o figlie di questo dialogo gentile con i relatori presenti, o magari, dell’entità di Hölderlin che ha deciso di appollaiarsi nella stanza per osservare il frutto della sua eredità. Insomma, un dialogo aperto che ti fa pensare che la filosofia, la letteratura, i miti e le tragedie greche non siano poi così distanti come vogliono apparire. Ritengo che sia un esercizio accademico capace di mostrarti che c’è altro, un po’ come nel mito della caverna: non ci fai caso finché qualcuno non ti mostra la via, ma una volta scoperta non riesci più a farne a meno. E forse è proprio questa la magia. Mentre riflettevo, il mio taccuino sembrava uscito da una rissa: come se le parole richiuse nei miei appunti avessero capito che stava succedendo qualcosa di deciso e volessero parlare, qualcosa che meritava di essere ascoltato e vissuto autenticamente, con la stessa attenzione con cui si ascoltano le prime confessioni di un amico ubriaco per evitare che possa fare errori.

Dire L’Ignoto: Scambio di idee nel caos creativo durante l’evento

Dire L’ignoto Il pensiero di Piazzese vibra, Raciti lo affila, Fai lo incendia.

Tra freccette, parole spezzate tra le pagine, appunti presi come fossero un flusso di coscienza: “il silenzio come a voler dare delle linee guida nero su bianco”. Ma era questa l’atmosfera. Quell’atmosfera che solo un animo sensibile e capace come quello di Stefano Piazzese poteva creare, colui che ha scelto la ricerca gentile e che ha messo al servizio della conoscenza le sue deduzioni, facendone dono alla collettività. Una menzione doverosa va fatta anche alla prof.ssa Monica Centanni e all’editore di questo saggio, Silvio Aparo, che hanno scelto di supportare e dare luce a questo bellissimo progetto editoriale, che sarà certamente il primo di una lunga serie, con l’augurio di ricercare sempre passione e curiosità. La redazione di Bad Literature Inc. supporterà sempre progetti di questo tipo, perché la cultura e il pensiero critico rendono liberi.

Dire Lignoto

dire l’ignoto: i Luoghi di una presentazione diventano esperienza e non solo

A fare da cornice a un quadro magistralmente acquerellato da Piazzese troviamo La Feltrinelli di Catania e l’Urban Center di Siracusa: due facce della stessa medaglia per motivi diversi, due luoghi che hanno scommesso e creduto in un progetto interessante e che hanno fatto da scenografia, due luoghi che respiravano insieme alla discussione e ai propri componenti attraverso le loro pareti e la loro storia. Io, nel mezzo di questo articolo e in mezzo ai miei pensieri, sono contento di aver fatto parte di questa magia, cercando di non farmi travolgere, ma è inutile: finisco catturato dall’energia della serata, da quelle sensazioni che capitano solo nelle presentazioni fatte bene, quelle in cui non si parla del libro ma si entra dentro un pensiero privilegiato, quello di chi ci mette sentimento e anima, abitandolo lontano dai riflettori, nel silenzio dei propri pensieri.

Quindi fatevi un favore, comprate questo testo non siate avidi di cultura, siate affamati di pensiero critico e diffondete il verbo.

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Alan Comoretto

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Appassionato di tecnologia, cinema, musica, fumetti e teatro. Scrivo su diverse tematiche con uno stile pungente e riflessivo, negli anni ho collaborato anche con alcuni editori italliani del fumetto, ho curato diversi progetti online e mi occupo tra le altre cose del montaggio video professionale di diversi video pubblicati su canali Youtube.

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