Sun City, il trio che sta riscrivendo la synthwave moderna

Sun City, il trio che sta riscrivendo la synthwave moderna

Scadenze. E’ questo il mantra che scandisce le mie giornate in questi giorni in cui ci si prepara a celebrare le feste che hanno portato al funerale di quest’anno e al battesimo di quello nuovo. Un anno vissuto intensamente, il 2025, dove si sono alternate in egual misura scossoni, cadute, sconfitte, vittorie, cambiamenti e nuove opportunità. E mentre mi ritrovo a dare un senso al foglio bianco elettronico che brilla sotto i miei occhi arrossati il mio amico algoritmo di Youtube sgancia la bomba di questo dicembre. Sottopone alla mia attenzione una band che si chiama Sun City e che fa musica in stile anni Ottanta. Incuriosito vado sul loro canale e vengo proiettato nelle atmosfere dei film di Arma Letale, dove suoni di synth e assoli di sax fanno da perfetta colonna sonora alle peripezie di Mel Gibson e Danny Glover. Ogni brano è un viaggio nel tempo e un modo per sapere di più su questi ragazzi.

Sun City: la città eterna del synth, dove gli anni Ottanta non sono mai finiti

Ci sono band che nascono in uno scantinato umido. E poi ci sono band che sembrano emergere direttamente da un tramonto artificiale color magenta, con un sintetizzatore sotto il braccio e il sax pronto a trafiggere l’aria come un colpo basso ben assestato. I Sun City non sono un gruppo musicale: sono una fuga temporale organizzata, una macchina del tempo travestita da trio, programmata per riportarci indietro quando la musica osava essere sfacciatamente melodica, romanticamente esagerata e irrimediabilmente epica. Benvenuti a Sun City. Non serve il passaporto. Serve solo la voglia di perdersi.

Dalla sottocultura digitale al culto globale: la nascita dei Sun City

Il progetto Sun City viene lanciato nell’agosto del 2023, in piena epoca di algoritmi isterici, trend usa-e-getta e attenzione media inferiore a quella di un pesce rosso sotto acidi. Eppure, contro ogni previsione razionale, qualcosa scatta. Nel giro di diciotto mesi il progetto raccoglie oltre 400.000 follower su Instagram e più di 150.000 su TikTok, diventando rapidamente uno dei nomi più riconoscibili della nuova sottocultura synthwave internazionale, quella che non si limita a imitare gli anni Ottanta, ma tenta disperatamente di salvarli dall’oblio e dalla parodia. A riprova del fatto che le vibrazioni degli anni Ottanta continuano ad essere più vive che mai.

Chi sono i Sun City: tre uomini, una missione, infinite notti al neon

I Sun City sono un trio ma suonano come una band da stadio pronta ad infiammare la prossima città nella quale si esibiranno. A comporre questa strepitosa formazione ci sono:

Jonas Klintström Larsen – sassofonista e tastierista, responsabile del sax più morbido e sensuale che la synthwave recente abbia prodotto. Un suono che non basta mai che spingo i fan a volerne sempre di più;

Mads Noyé – tastierista e compositore, architetto delle strutture sonore, l’uomo che decide dove cade il sole;

Chris Catton – cantante, produttore e polistrumentista, voce calda e drammatica quanto basta, perfetta per raccontare le atmosfere anni Ottanta traslate in questi incasinati tempi moderni.

Da sinistra: Chris Catton (voce), Jonas Klintström Larsen (sax e tastiere) e Moad Noyé (tastiere e compositore)

I tre avevano già collaborato in precedenza come membri dei Boys From Heaven, band danese AOR e proprio da lì nasce l’esigenza di una valvola di sfogo creativa più radicale, più libera, più dichiaratamente innamorata degli anni Ottanta. I Sun City nascono così: come un atto d’amore senza freni verso l’arena pop/rock, la synthwave, il sax notturno e le melodie che ti inseguono anche quando spegni tutto.

Synthwave, AOR e yacht rock: il suono di una città immaginaria

Il suono dei Sun City è un ibrido pericoloso: synthwave elegante, AOR da autoradio di lusso, pop-rock da stadio e yacht rock emotivamente instabile. È una colonna sonora perfetta per guidare di notte senza una meta, fissare l’orizzonte con un buon drink o un buon sigaro in mano o ricordare qualcuno che probabilmente non tornerà.

Le loro vibrazioni synthwave hanno lasciato un segno profondo nella sottocultura online che celebra, preserva e rielabora l’eredità musicale e culturale degli anni Ottanta non come reliquia ma come linguaggio vivo.

Il debutto discografico: Forever, ovvero l’eternità su vinile

Nel luglio 2024 arriva il singolo di debutto. Da lì in poi la traiettoria è chiara e inarrestabile. Oggi i Sun City contano oltre 100.000 ascoltatori mensili su Spotify, numeri solidi e in crescita costante, alimentati da una fanbase affamata di melodie sincere e atmosfere cinematografiche. L’11 novembre 2025 viene pubblicato l’album di debutto, Forever, un titolo che è già una dichiarazione di intenti.

Dieci tracce, otto delle quali già pubblicate come singoli prima dell’uscita ufficiale. Un disco che non nasconde nulla, che mostra le carte, che punta tutto sulla continuità emotiva. Le cinquecento copie in vinile in edizione limitata sono andate praticamente esaurite in pochissimo tempo. Del resto era un risultato prevedibile quando fai della musica che la gente vuole toccare, oltre che ascoltare.

Collaborazioni di peso: dai Toto alla notte infinita

Uno dei momenti simbolo della parabola ascendente dei Sun City è la collaborazione con Shannon Forrest, storico batterista dei Toto, che suona la batteria nel brano “This Time”. Non è un’apparizione da curriculum ma un passaggio di testimone, una stretta di mano tra epoche, un sigillo di legittimità.

In precedenza, il trio aveva già collaborato con il chitarrista e compositore britannico Jonathan Adams, alias Sleepless-Nights: prima con la composizione strumentale “Into the Night” (traccia n. 2 di Forever) e poi con “Memories”, impreziosita dal sax maestoso di Jonas, che sembra piangere e sorridere nello stesso istante.

Il futuro è già iniziato: l’EP con Izzy Perri

Nonostante Forever sia appena uscito, i Sun City non si fermano. Stanno già lavorando a un nuovo EP insieme al bravissimo musicista Izzy Perri, già presente nella loro traccia più popolare, “On My Mind”.

L’EP ha già prodotto due singoli: “We Look Good Together”, dolceamara, feel-good, perfetta per sorridere mentre ti senti un po’ perso e “All You Make Me Do (Is Cry)”, più spiccatamente yacht rock, con quel tipo di malinconia elegante che ti fa accettare la sconfitta con stile. I Sun City guardano avanti ma sempre con lo sguardo positivamente rivolto al tramonto.

Perché i Sun City contano davvero

I Sun City contano perché non fanno finta. Non ironizzano sugli anni Ottanta. Non li citano per moda. Li vivono, li suonano, li sudano. In un mondo musicale che corre troppo veloce, i Sun City hanno scelto di rallentare, di accendere le luci al neon, di rimettere il sax al centro della stanza e dire: “Ehi, questa roba qui funziona ancora. Forse adesso più che mai.” E mentre il sole cala lentamente su questa città immaginaria, una cosa è certa:a Sun City non si invecchia. Si diventa eterni.

Hank Cignatta

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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