Funk Superfreak: genio e stregolatezza di Rick James
Introduzione: entra Rick James, esce il buon senso
Rick James non è mai entrato in una stanza. Piuttosto irrompeva, con la sua presenza magnetica. Con stivali di pelle, treccine sudate, cocaina tra cervello e polmoni e una risata che sembrava un colpo di pistola sparato nel cuore del soul americano. Non era solo un musicista. Era un evento chimico, una collisione frontale tra funk, sesso, eccesso e autodistruzione. Se il funk è stato un linguaggio Rick James ne è stato il dialetto più osceno e irresistibile.

Chi era davvero Rick James (oltre la caricatura)
La prima cosa che capisci di Rick James è che non avrebbe mai retto una vita normale. Non un mutuo, non una famiglia, non una cazzo di domenica pomeriggio. Era nato per stare acceso. Sempre. Come un impianto elettrico difettoso che continua a fare scintille anche quando dovresti staccare la corrente. Buffalo, New York, è solo il punto da cui è partito il corto circuito. Da lì in poi è tutta fuga, reinvenzione, sparizione, ritorno sotto un altro nome. James Ambrose Johnson Jr. muore molto presto. Rick James nasce come nascono le dipendenze: per necessità.

Il funk come possesso, non come genere musicale
Quando arriva il funk, Rick James lo possiede. Lo piega al suo volere infilandogli dentro sesso esplicito, arroganza e violenza latente. Il funk di Rick James è lento, viscoso e hai la sensazione che ti resti addosso come sudore freddo. Non c’è redenzione, non c’è romanticismo. C’è il corpo, punto. E il corpo, sotto Rick James, perde ogni diritto di veto.
Palchi, sudore e nessuna via d’uscita
Negli anni Settanta e Ottanta mentre l’America finge di essere elegante, Rick James sale sul palco vestito come un magnaccia interdimensionale e canta di desiderio come se fosse una legge naturale, una forza fisica come la gravità. Una sua canzone non si limita a raccontarti una storia ma ti trasporta direttamente dentro spezzoni di vita vissuta messi in musica con uno stile unico, travolgente e sempre dannatamente attuale.

“Super Freak”: il cavallo di Troia del funk
Poi arriva “Super Freak” e il mondo perde quel poco di equilibrio che gli restava. Quella canzone è un cavallo di Troia. Entra nelle radio come un pezzo funky divertente e ne esce come una dichiarazione di guerra al pudore. Quel basso è pornografia sonora. Oh si. È impossibile da ignorare e da dimenticare. Rick James canta la follia come si canta una divinità pagana: non la giudica, non la salva, non la spiega. La desidera. E basta.
Successo, paranoia e accelerazione verso il baratro
Il successo non migliora Rick James ma lo peggiora, come succede sempre a quelli già instabili. Più soldi, più accesso, meno freni. Le droghe smettono di essere una scelta e diventano l’arredamento fisso della sua mente. La cocaina scandisce il ritmo lisergico delle sue giornate. Ogni decisione passa da lì. Lentamente e in modo inesorabile ogni paranoia cresce. Ogni relazione si contamina. Rick James non cade. Rick James scava.

Prince, il controllo e la sconfitta annunciata
Nel frattempo Prince osserva da lontano, prende appunti, impara cosa fare e soprattutto cosa non fare. Rick James lo sa. Lo sente. E questo lo divora. Perché Rick James è istinto puro, Prince è controllo assoluto. Uno vive bruciando tutto subito, l’altro conserva il fuoco per quando serve. Non è solo rivalità musicale: è una lotta su come si sopravvive al talento senza farsene mangiare. Rick James perde, ma perde come perdono quelli che hanno osato di più.

Quando il funk si oscura e il corpo cede
Quando la droga prende il volante, il funk si oscura. Il corpo cede. La mente diventa un campo minato. Rick James diventa una leggenda per le ragioni sbagliate. Violenza, processi, carcere. L’uomo che aveva trasformato il groove in una minaccia ora è intrappolato nel silenzio. E per uno come lui il silenzio è la vera tortura.

Meme, risate e rimozione culturale
Negli anni Novanta il mondo va avanti senza aspettarlo. Quando Rick James riemerge è diverso, spezzato, ridotto quasi a caricatura. Poi la cultura pop lo riesuma sotto forma di meme, di tormentone. “I’m Rick James, bitch” diventa una battuta. Fa ridere. Ma dietro quella risata c’è una storia che nessuno vuole davvero affrontare: cosa succede quando un artista vive esattamente come canta, ovvero senza filtri e senza via di fuga.

Morte, eredità e basso che continua a pulsare
Rick James muore nel 2004. Solo, come finiscono quelli che hanno fatto troppo rumore per troppo tempo. Ma il basso resta. Vibra ancora nelle produzioni moderne, nei campionamenti, nell’hip hop, nell’R&B. Rick James non ha lasciato una morale. un avvertimento.

Conclusione: il funk non salva nessuno
Il funk non è innocuo e il talento non è gentile. E se lo usi come Rick James ti porterà esattamente dove deve portarti:
in alto, velocissimo, e poi giù, senza paracadute. Rick James non va celebrato: va ascoltato con attenzione. Perché quando il groove dice la verità, spesso lo fa a volume insopportabile.
Hank Cignatta
Riproduzione riservata ©
Post a Comment
Devi essere connesso per inviare un commento.
