Yazoo, storia di un suono che ha fatto storia

Yazoo, storia di un suono che ha fatto storia

Yazoo: due anime, un sintetizzatore e il blues elettronico che ha cambiato per sempre gli anni Ottanta

Ci sono band che nascono per durare decenni e band che esplodono come una fiala di nitroglicerina lanciata contro il muro sbagliato. Gli Yazoo appartengono alla seconda categoria: due album, una manciata di singoli immortali e un’impronta così profonda da sembrare illegale. Un progetto breve, violento, emotivamente instabile, figlio di un’Inghilterra grigia che cercava salvezza nei sintetizzatori e nelle voci che sapevano ancora sanguinare. Gli Yazoo non erano pop, soul, non era synth-pop nel senso patinato del termine. Facevano blues elettronico suonato da due persone che non avrebbero mai dovuto trovarsi nella stessa stanza troppo a lungo.

Vince Clark e Alison Moyet: gli Yazoo

La nascita degli Yazoo: Vince Clarke, Alison Moyet e l’Inghilterra post-industriale

Siamo all’inizio degli anni Ottanta. Vince Clarke ha appena mollato i Depeche Mode, lasciandoli orfani del loro principale compositore. Non per mancanza di talento, ma per insofferenza esistenziale: Clarke non ama i riflettori, ama le macchine, le sequenze, la matematica emotiva dei sintetizzatori.

Dall’altra parte c’è Alison Moyet, voce gigantesca intrappolata in un corpo che l’industria musicale non sapeva come vendere. Una voce nera in un’Inghilterra bianca, blues e soul che sembrano uscire da una chiesa battista piantata in mezzo a Basildon. Quando si incontrano, succede l’irreparabile. Il synth incontra il blues e non per finta.

Yazoo e il suono: quando il sintetizzatore smette di essere freddo

Gli Yazoo fanno una cosa che all’epoca sembrava quasi blasfema: rieascono a rendere il sintetizzatore emotivo, carnale, sporco. Clarke costruisce basi minimaliste, scarne, ossessive. Drum machine secche, linee di synth che non cercano di imitare strumenti reali. Alison Moyet entra sopra tutto questo come un uragano soul, una voce che non chiede permesso e non si piega al beat.

Upstairs at Eric’s: l’album che ha riscritto le regole del synth-pop

Nel 1982 esce “Upstairs at Eric’s”, e improvvisamente il synth-pop smette di sorridere.

Only You: la vulnerabilità elettronica

Only You” è una ballata, sì, ma è anche una confessione. Niente fronzoli, niente romanticismo zuccheroso. Solo solitudine, amplificata da una melodia sintetica che sembra tremare. È la dimostrazione che una macchina può piangere se guidata dalla persona giusta.

Don’t Go: il panico trasformato in hit

Don’t Go” è ansia pura trasformata in ritmo. Un brano che ti prende per il colletto e ti trascina in pista mentre ti dice che sta per crollare tutto. La voce di Moyet non canta: supplica, minaccia, implode.

Situation: il caos che diventa culto

Situation” è uno di quei pezzi che sembrano nati per sbaglio e diventano eterni. Minimalismo spinto all’osso, groove ossessivo, voce che gioca con l’ironia e la tensione. Ancora oggi, suona più moderno di metà della musica elettronica contemporanea.

You and Me Both: il disco della frattura emotiva

Nel 1983 arriva “You and Me Both”, e si sente subito che qualcosa si è rotto.Il suono è più cupo, più introspettivo.
I testi più pesanti. La chimica tra Clarke e Moyet è diventata instabile, quasi pericolosa. Brani come “Nobody’s Diary” sono testamenti emotivi, non canzoni pop. Qui gli Yazoo smettono definitivamente di voler piacere a tutti. Ed è proprio per questo che diventano immortali.

La rottura degli Yazoo: quando il talento non basta a tenere insieme le persone

Gli Yazoo si sciolgono nel 1983. Non per strategia o marketing ma per incompatibilità umana. Vince Clarke è allergico al conflitto mentre Alison Moyet è fatta di emozioni troppo grandi per stare ferme. Due pianeti che si sono sfiorati creando una supernova ma che non potevano continuare a orbitare insieme. Ed è giusto così. Alcune band devono morire giovani per restare leggendarie.

Alison Moyet e Vince Clarke oggi

L’eredità degli Yazoo: perché suonano ancora oggi come il futuro

Gli Yazoo hanno influenzato tutto: dal synth-pop più oscuro all’elettronica emotiva, dal trip-hop alla new wave più malinconica. Senza di loro il synth sarebbe rimasto freddo, il pop elettronico avrebbe perso l’anima e molte voci femminili non avrebbero avuto il coraggio di non essere “carine”.

Alison Moyet , una delle voce più belle della musica pop

Ascoltare oggi gli Yazoo significa ricordarsi che la tecnologia non è il nemico dell’emozione, se dietro c’è qualcuno disposto a mettersi a nudo.

Yazoo: due album, nessun compromesso, una ferita ancora aperta

Gli Yazoo non hanno mai cercato di essere una band eterna. Hanno fatto quello che dovevano fare, nel momento giusto e poi sono spariti. E forse è proprio questo il loro segreto: non hanno mai avuto il tempo di diventare banali. Due album.
Una voce che non si dimentica. Un sintetizzatore che ha imparato a soffrire. E ancora oggi, mentre tutto intorno sembra artificiale e senz’anima, gli Yazoo suonano dannatamente veri.

Hank Cignatta

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