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    Fear the Carolina Reaper, il peperoncino che viene dall’inferno

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    Interno. Giorno. Il mio appartamento all’ora di pranzo. Sono intento a scolare gli spaghetti che finiscono dritti nel mio piatto, conditi con olio, aglio e peperoncino. Mentre sono intento ad imbastardire il mio italico pasto, la mia mente vola veloce ai numerosi pranzi che facevo in compagnia di mio padre a base di pasta e peperoncino, “un antibiotico naturale”, come era solito dire. Finisco di dare una leggera spolverata di parmigiano(si non fate quelle facce: sicuramente anche voi fate di peggio e non vengo di certo a cagarvi il cazzo, no?) al piatto quando il mio telefono mi avverte dell’arrivo del messaggio da parte del mio fraterno amico Ted, il quale mi informa di aver appena comprato una pianta di peperoncino. Ma non una normale, bensì la varietà Carolina Reaper, il peperoncino più piccante al mondo.

    Spaghetti aglio, olio e peperoncino. Buon appetito!

    Il nome di questo peperoncino sembra quello di un esagitato gruppo di motociclisti fuorilegge ma l’esempio non serve a rendere l’idea di quanto sia incazzata questa varietà di peperoncino: il mietitore della Carolina inizia a far parlare mediaticamente di sé quando, nel 2011, uno speaker della radio pubblica statunitense appassionato di peperoncini viene a contatto con questa varietà. Il piccante figlio di puttana lo mette in seria difficoltà fino a spingerlo a raccontare la sua esperienza all’interno di un servizio, che dà visibilità mediatica a quello che diventerà il più incendiario concentrato di piccantezza conosciuto da memoria d’uomo. Per misurare il grado di piccantezza di un peperoncino viene utilizzata la scala di Scoville, unità di misura ideata dall’omonimo chimico statunitense, che analizza la quantità di capsaicina presente. Quest’ultima è un composto chimico presente in natura e nei peperoncini, che stimola i recettori del caldo situati sulla lingua e che provoca la sensazione di bruciore. La capsaicina è anche quella sostanza presente negli spray al peperoncino venduti per difesa personale, per intenderci. Il Carolina Reaper è entrato nel Guinness dei primati nel 2013 come il più piccante al mondo, raggiungendo un livello di 1.569.300 unità Scoville, con picchi di oscillazione fino ai 2.200.00. Con questi numeri e questo potenziale ha letteralmente scalzato il Trinidad Scorpion dal primato, che aveva raggiunto nel 2011.

    Il Trinidad Scorpion, così chiamato in quanto la punta ricorda la coda di uno scorpione, eletto come peperoncino più piccante al mondo fino al 2011

    Il Carolina Reaper è stato ottenuto dall’incrocio (cultivar, come si dice in gergo agronomo) di un peperoncino Naga Morich e Habanero rosso, per opera dell’agricoltore Ed Currie, proprietario dell’azienda agricola PuckerButt Pepper Company, il quale nel corso degli anni lo ha perfezionato creando anche altri prodotti a base di Carolina Reaper. La sua concentrazione di capsaicina lo rende davvero un brutto cliente anche per gli appassionati più temerari del piccante: solamente il contatto della sua polpa con la pelle può provocare forti ed incontrollabili sensazioni di bruciore.

    Ed Currie, il padre del Carolina Reaper

    Ed Currie ha anche sviluppato un altra varietà di peperoncino chiamato Pepper X, che raggiungerebbe l’intensità di 3.180.000 unità Scoville superando di fatto il Carolina Reaper. Il Pepper X non viene però utilizzato in cucina in quanto potrebbe risultare una vera e propria “arma piccante” e il Guinness, ad oggi, non ha ancora stabilito tale primato. Per chi di voi fosse interessato a dare sfogo al suo pollice verde e coltivarlo nel suo orticello personale, il piccantissimo mietitore impiega circa una novantina di giorni per maturare, raggiungendo una lunghezza che varia dai tre ai cinque centimetri. Il suo colore varia da un iniziale verde all’arancione, per raggiungere quel definitivo rosso scintillante a maturazione ultimata. Ma non c’è solamente il rischio di fumare delle orecchie o di ruttare fuoco se mangiate Carolina Reaper: infatti la capsaicina ha delle notevoli proprietà antimicrobiche capaci di inibire, secondo studi, fino al settantacinque percento la crescita batterica. Da alcuni anni, contrariamente a quanto finora sempre detto, i cibi piccanti potrebbero essere utili per curare e contrastare la dispepsia (bruciore allo stomaco) o ulcere, come riscontrato in uno studio clinico e pubblicato nel 2002 in Alimentary Pharmacolology e Therapeutics, riducendo l’acidità nel tratto digestivo responsabile delle ulcere. E voi siete abbastanza temerari da sfidare il famigerato Carolina Reaper?

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana che sta alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. e volete proprio farvi del male, leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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