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    Slab City, la città alienata dalla realtà moderna

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    Il finestrino abbassato della mia Great Point Blue Shark scompiglia quel che resta di quel fallimento tricotico che ho in testa. Brothers In Arms dei Dire Straits fa da colonna sonora mentre la mia auto ruggisce e morde le strade di Nevrotic Town (o Torino, se siete amanti della musica) che mi separano da casa. La temperatura è perfetta, l’umore è stranamente positivo. Mi avvio alla consueta cerimonia della ricerca del parcheggio, che lentamente abbassa sempre di più la lancetta del serbatoio. Mi incazzo. Dopo il trecentosettantesimo giro trovo un pertugio, addocchiato in un secondo momento anche da un suv che, in retromarcia, si avvicina a tutta velocità contro la mia macchia. Solamente un lungimirante colpo di fari avverte il conducente che l’impatto con il paraurti della mia Great Point sarebbe stato inevitabile. Il tizio sfonda il pedale del freno ed evita lo scontro, ma nonostante io abbia inserito la freccia per comunicare anche ad eventuali vetture dietro di me l’intenzione di avviare la manovra di parcheggio, il conducente del suv si attacca al clacson rivendicando il diritto di parcheggiare la sua macchina. Colpisco nuovamente con i fari la vettura, cercando di far comprendere le mie intenzioni al tizio, il quale dimostra una particolare predilezione per l’uso del clacson e una totale mancanza di rispetto per la quiete altrui, vista l’ora tarda. Tiro giù il finestrino e faccio un gesto con la mano per fargli comprendere che ho fatto il giro già prima per parcheggiare. Il tizio tira giù il finestrino, si affaccia e mi manda affanculo: metto quindi in folle, tiro il freno a mano, mi sgancio la cintura di sicurezza e scendo dalla Great Point per far notare al tizio del suv quando sia assurdo il dover litigare per un parcheggio. Bofonchia qualche parola per poi sgommare a tutta birra in direzione di un grosso vaffanculo gentilmente offerto dal Karma. Vivere in città è diventato veramente complicato.

    Tra il traffico impazzito a causa delle rotonde, monopattini e biciclette che spesse volte giungono in contromano, macchine parcheggiate nei modi più assurdi e chi più ne ha più ne metta vivere in città è davvero una vera e propria esperienza alla sopravvivenza urbana. Alcuni decidono di cambiare vita andando a vivere in campagna, chi in montagna e chi al mare. Ma vi è una realtà che permette di allontanarsi dallo stress delle città e dal logorio della frenetica vita moderna: il suo nome è Slab City (letteralmente città delle lastre, facendo una traduzione alla buona), luogo mistico situato in Arizona, negli Stati Uniti, nella zona del deserto di Sonora. Slab City non compare in nessuna mappa ma esiste e vanta una comunità molto attiva.

    Uno dei tanti blocchi di cemento presenti a Slab City

    Slab City era originariamente una base militare di addestramento del corpo dei Marines chiamata Camp Dunlap, vasta area di seicentoquaranta acri intitolata al generale di brigata Robert H. Dunlap ed utilizzata prevalentemente durante la seconda guerra mondiale. Agli inizi degli anni Sessanta la base è stata chiusa, gli edifici sono stati demoliti e in seguito abbandonati. In seguito il territorio abbandonato venne abitato da diversi campeggiatori occasionali, che aumentario notevolmente nel corso degli anni Ottanta. La zona è nota con il nome di Slab City per via delle fondamenta di cemento che sono rimaste in seguito alla demolizione degli edifici militari ed è raggiungibile solo per mezzo di camper o roulotte. Non vi sono complessi residenziali e i campeggiatori possono insediarsi nella zona che ritengono più consona e che riescono a trovare una volta giunti.

    Slab City è considerata l’ultima zona realmente libera degli Stati Uniti, dove non vi sono leggi e ognuno è libero di vivere secondo le proprie leggi. Non vi è rete idrica per l’acqua corrente e fognaria, non c’è raccolta dei rifiuti o zone preposte per il loro smaltimento, non vi è tecnologia e non c’è energia elettrica: per tale motivo i residenti, chiamati slabbers (che sono generalmente quattromila in inverno e circa centocinquanta durante le torride estati) portano con sé dei generatori di corrente per ogni evenienza. Sono però presenti una biblioteca, un campo da golf, alcuni club e aree dedicate alla creazione e all’ascolto di musica. La popolazione, nomadi moderni, è composta perlopiù da hippy e da tutti coloro che non hanno una visione conformista del mondo moderno o che la società etichetta come strani. Una delle caratteristiche principali di Slab City, nonché simbolo stesso del luogo, è la cosiddetta Salvation Mountain, una montagna artificiale creata dall’artista statunitense Leonard Knight, che in seguito ad un’onorata carriera nell’esercito a metà degli anni Sessanta ebbe una sorta di illuminazione mistica che lo portò a dedicare la sua esistenza a Dio. In quel periodo si trasferì a Slab City, dove creò quest’opera come forma di eterna devozione all’entità superiore e nella quale visse per parecchio tempo. Affetto da demenza, Knight (comparso anche in una scena del film Into The Wild diretto da Sean Penn) fu ricoverato in una struttura dove poté essere seguito fino alla sua morte avvenuta nel 2014, tornando a visitare la sua opera fino a pochi mesi prima della sua scomparsa. La Salvation Mountain è caratterizzata da accesi colori realizzati con migliaia di litri di vernice e realizzata con diversi materiali quali paglia, mattoni, scarti di pneumatici e di automobili. Nel corso degli anni la montagna è apparsa sulle copertine dei dischi …and The Circus Leave Town e Muchas Gracias: the best of Kyuss della rock band Kyuss, nel videogioco GTA V e nei video musicali Figli di Papà di Sfera Ebbasta, Praying di Kesha e Birds dei Coldplay.

    La Salvation Mountain in tutto il suo cromatico splendore

    Il mondo va sempre pericolosamente di fretta, la tecnologia ha fatto e continua a fare passi da gigante, l’Uomo sta cercando di approdare su Marte ed espandere i suoi confini oltre un pianeta che sta lentamente distruggendo ma i problemi che affliggono questa strana e controversa realtà rimangono sempre gli stessi da sempre. Probabilmente non vi è una visione assoluta dalla più giusta alla più sbagliata di vedere ed intendere il proprio stile di vita: resta il fatto che la libertà, quella vera, rimane un concetto che forse avremo modo di leggere solamente su alcuni polverosi libri di scuola.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana che sta alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. e volete proprio farvi del male, leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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