Il Talkbox, l’effetto musicale proveniente da un’altra dimensione

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La mia mente ha un pensiero fisso, una puntina incastrata nel bel mezzo di quell’organo quasi marcio quale è il mio cervello. Il pensiero va sempre li, a quella situazione che sembra figlia dei più assurdi degli incubi ma che è invece una dura realtà in grado di superare la più elaborata delle fantasie. Ma devo andare avanti, in qualche modo. Mi faccio prepotentemente strada nella giungla urbana di Nevrotic Town, composta da automobilisti timidi nel premere in maniera propria il pedale dell’acceleratore, dai fedeli abbonati a quello del freno o da quelli che vanno talmente di fretta da considerare il codice della strada buono per pulirsi il culo una volta finito di cagare. Dalle casse dell’autoradio della mia fedele Great Point Shark Blue si propagano le prime note di More Bounce To The Ounce degli Zapp, band funky molto famosa tra gli anni Settanta e Ottanta. Alzo all’ultimo volume per cercare di dare un pò di colore a quella grigia attesa, mentre mi concentro sugli effetti vocali del cantante Roger Troutman. Un effetto vocale sentito già un milione di volte su un milione di altre canzoni, ma che mi ha sempre affascinato. Supero l’ingorgo, sfreccio verso la mia destinazione, deciso a saperne di più al riguardo.

Il Talkbox (definito anche come tubo parlante) è un apparecchio che, collegato ad un pedale al cui suo interno vi è un altoparlante e un tubo per l’appunto di plastica, consente al musicista di modificare il suono di uno strumento musicale per mezzo dei cambiamenti di forma della propria bocca. In pratica quando il musicista suona, il suono viene indirizzato attraverso il tubo alla sua bocca che ne cambia il suono modulandone anche il contenuto armonico anche grazie alla posizione della lingua. Ecco una spiegazione pratica tratta da un intervento del cantante Roger Troutman degli Zapp nel corso del programma VideoSoul.

Il Talkbox è stato largamente utilizzato per la prima volta da Pete Drake, famoso cantante degli anni Sessanta della scena di Nashville e grande virtuoso della steel guitar, strumento reso celebre dal duo Santo & Johnny . Drake è stato tra i primi artisti a collegare un talkbox a questa particolare chitarra, che veniva definita come talking guitar, la chitarra parlante. Ciò gli ha permesso di essere un artista precursore dei suoi tempi. Ciò si può chiaramente vedere nel corso della sua ospitata nel corso del Jimmy Dean Show, programma televisivo che dava spazio ad artisti della scena country. Una scena alla Ritorno al Futuro: Drake ha presentato delle sonorità nuove che magari erano troppo avanti per l’epoca, ma che sicuramente sarebbero piaciute ai figli delle persone presenti in studio e a tutti coloro che lo stavano guardando da casa. E a distanza di anni fa sempre un certo effetto vedere una persona in grado di essere avanti anni luce sui propri tempi. Guardare per credere.

In seguito Peter Frampton, leggendario cantante e polistrumentista britannico, famoso per la sua militanza nei The Herd e gli Humble Pie, durante la sua carriera solista ha incantato il pubblico con il talkbox collegato alla sua chitarra elettrica, portando nel rock sonorità decisamente nuove nonché futuristiche. Ciò ha dato al Talkbox modo di raggiungere una certa notorietà, diventando poi anche molto utilizzato nel cosiddetto G-Funk, sottogenere del gangsta rap della West Coast statunitense: molti brani di questa costola dell’hip hop presentano campionamenti presi da brani funky degli anni Settanta (tra i quali molti dei brani degli Zapp).

L’uso del Talkbox da parte di Frampton ha portato altri grandi musicisti ad impiegarlo nelle loro produzioni e a far si che il rock si avvicinasse sempre più a queste spaziali sonorità: tra questi vanno ricordati Joe Walsh degli Eagles (nel brano Rocky Mountain Way), Joe Perry degli Aerosmith (in Sweet Emotion), Jeff Beck (in She’s a woman) e molti altri ancora. In tempi in cui l’industria musicale è dominata da personaggi senza reale talento e dove il potere taumaturgico dell’autotune interviene per cercare di mettere una pezza laddove il talento è una pesante lacuna, il Talkbox rappresenta senza ombra di dubbio un grandissimo valore aggiunto all’interno di un brano musicale o di un’esibizione dal vivo. I social network, naturale valvola di sfogo dell’esibizionismo 3.0 portata avanti dai talent show (vera e propria tomba della creatività) sono il palco(o)scenico di chi si diletta in maniera imbarazzante in improbabili esibizioni che metterebbero in imbarazzo anche il proprio gatto, c’è qualcuno che apprezza e che si diletta nell’uso del Talkbox. Ciò lo si deve anche ad artisti del calibro di Byron Manard Chamber, conosciuto con il suo nome d’arte di Mr. Talkbox, che con questo effetto rende omaggio al funk, all’r’n’b e all’hip hop che hanno fatto di questo particolare modo di fare e di intendere la musica qualcosa di dannatamente sublime ed unico. Mr. Talkbox ha anche avuto modo di collaborare con Bruno Mars, artista sempre meticolosamente attento alle influenze che lo hanno portato ad essere una delle star più interessanti del panorama musicale internazionale, nell’intro del brano 24K Magic.

Il Talkbox è passato attraverso le fasi più importanti della storia della musica e della sua rivoluzione, ispirando numerosi artisti che, con la propria musica e con la propria arte, hanno contribuito a rendere questo sporco e triste mondo un posto vagamente più accettabile. Lasciatevi conquistare dalle sonorità spaziali e quasi futuristiche del Talkbox. Perché, in fin dei conti, non importa quale sia la domanda. La musica, in ogni caso, è sempre la risposta giusta.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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