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Elegia funebre degli anni Novanta

Ebbene si, ci siamo. La mia generazione ha ufficialmente dovuto fare i conti con il brusco distacco da quelli che erano due capisaldi dei suoi tempi migliori. Le morti di Keith Flint, cofondatore e frontman dei Prodigy e dell’attore americano Luke Perry hanno ufficialmente sentenziato la fine di un periodo ormai lontano ma che ci sembrava costantemente a portata di mano.

Ma partiamo per gradi. Keith Flint è stato uno dei volti più famosi e riconoscibili della musica degli anni Novanta. Il suo look sopra le righe caratterizzato da una bizzarra capigliatura rasata al centro e con i capelli colorati e pettinati a seconda dell’esigenza del momento, il septum ( volgarmente anche detto “piercing al naso”), la lingua con il piercing al centro mostrata al mondo come un perenne vaffanculo alle convenzioni della società ( e anche dell’industria discografica) e il marcato trucco nero intorno agli occhi sgranati lo hanno reso una sorta di Joker moderno, capace di ipnotizzare le folle e di condurle negli abissi più remoti delle culture rave e club.

Tutti almeno una volta nella vita ci siamo scatenati sulle note di alcuni dei loro più grandi successi ( Firestarter, Breathe, Poison, Smack My Bitch Up, Wodoo People, No Good, Out Of Space solo per citarne alcune) lasciando la dignità appoggiata su qualche mobile di casa. Una menzione particolare merita il video di Smack My Bitch Up, vero e proprio caposaldo visivo del delirio club da fine settimana, talmente selvaggio da essere trasmesso da Mtv solo in remoti orari notturni assai lontani dall’ormai defunta fascia protetta (se avete il coraggio fate uno zapping tra i programmi mattutini per farvene un’idea).

Erano periodi in cui la televisione non aveva ancora abituato lo spettatore a scene esplicite di sesso, consumo di droga e violenza grafica come è avvenuto con l’avvento dell’età dell’oro delle serie tv e si stava sperimentando. Lo stesso Jackass, uno dei programmi più fuori di testa della storia della tv trasmesso da Mtv, fu vittima di pesanti critiche in patria e all’estero per la pericolosità ( e la stupidità) goliardica degli stunt. Una televisione ormai morta, in tempi in cui ci si indigna per qualsiasi cosa ma dove pare essere socialmente imbattersi in programmi del calibro di Uomini e Donne in prima serata. Mi auguro che quel famoso asteroide che deve colpire la Terra arrivi il più in fretta possibile.

Come se non bastasse perdere un personaggio così importante arriva nello stesso giorno la notizia della morte di uno degli altri protagonisti degli anni Novanta, l’attore americano Luke Perry. Raggiunse la fama mondiale interpretando il ruolo di Dylan McKay nella serie cult Beverly Hills 90210. Il suo volto da “belloccio” dello schermo gli è valso il ruolo del novello James Dean degli anni Novanta. Parlandone da vivo, ha anche fatto battere i cuori e bagnare un’intera generazione di ragazze con l’ormone impazzito con in camera il poster di Dylan che si trastullavano nella sacralità del proprio letto dando sfogo alle loro più losche fantasie sessuali.

Un ruolo talmente iconico, quello interpretato da Perry in Beverly Hills 90120, da rimanergli addosso anni dopo il termine dello show e con il quale rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo di quella generazione che lo ha amato quasi quanto le Smemoranda o i portachiavi a forma di ciuccio (non fate finta di non ricordarvi, avete una certa età per un motivo). Infatti la maggior parte dei giornali che ieri ed oggi riportano la notizia della sua morta avvenuta a soli 52 anni in seguito ad un ictus che lo ha colpito e che gli è stato fatale titolano “addio a Luke Perry, Dylan di Beverly Hills 902010” e non “addio all’attore Luke Perry”.

Keith Flint e Luke Perry sembrano due personaggi agli antipodi ma rappresentano la stessa faccia della medaglia che, come un trofeo sportivo legato al periodo della scuola, ogni tanto fa piacere tirare fuori dalla naftalina dei ricordi. E che da oggi ci sembrano decisamente più lontani che mai.

Hank Cignatta


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