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Da Slim Shady a Rap God: i mille volti di Eminem, l’ultima grande rapstar

Prima dell’avvento dei talent show, prima che il perbenismo di facciata diventasse una maleodorante striscia marrone cristallizzata nelle coscienze di questa società che tutto vuole e niente stringe c’era un ragazzo che con la potenza delle sue rime è riuscito a ritagliarsi un posto di tutto rispetto all’interno dell’Olimpo del rap e della storia della musica in senso più ampio. Marshall Bruce Mathers III, in arte Eminem, si affacciò sul panorama musicale come un uragano capace di stravolgere tutto ciò che incontrava sul suo cammino, senza risparmiare nessuno. Ad Eminem si deve riconoscere il merito di aver riportato il grande pubblico ad interessarsi ad un genere musicale che stava ancora cercando di riprendersi dalla scomparsa dei suoi esponenti più importanti come 2pac e Notorius B.I.G. Non era assolutamente cosa facile in quanto il microfono, arma di informazione di massa fondamentale in questo genere musicale, grondava sangue e giaceva spento sul pavimento da troppo tempo.

Un Eminem adolescente prima di raggiungere il successo

La vita di Eminem prima di essere Eminem è stato un vero casino: figlio di due squattrinati musicisti rock, ebbe un’infanzia difficile vissuta in condomini dove regnava la criminalità. Le cose non migliorarono nell’adolescenza: sua madre, una volta denunciato il marito per molestie, si trasferì con lui definitivamente a Detroit. Come se non avesse mangiato già abbastanza merda, il giovane Marshall dovette fare i conti con la materna dipendenza da droghe e alcol e le sue turbolente relazioni sentimentali. Tutto questo ebbe un riflesso negativo inevitabile sulla carriera scolastica del ragazzo e sul suo carattere, che si stava facendo sempre più introverso. Molla quindi il liceo, conosce il futuro rapper e amico fraterno Proof con il quale registra le prime demo che, però, non ottengono il successo sperato.

Eminem con il rapper e produttore discografico Dr.Dre, suo scopritore e mentore

Le cose cambiano quando nel 1997 Dr. Dre, produttore discografico e rapper del gruppo storico degli N.W.A. , trovò una demo di Eminem nel garage del produttore e presidente della Interscope Records Jimmy Iovine. Rimasto impressionato dalla ritmica e dai testi del ragazzo, gli fece firmare un contratto con la sua casa discografica, la Aftermath (sussidiaria della Interscope). Il resto è storia assai nota. Nel corso della sua pluriventennale carriera Eminem si è distinto per il suo black humor, che si può notare non solo nei testi delle sue canzoni ma anche nei suoi video. Ha dato vita al suo alter ego, Slim Shady, personaggio dalla capigliatura bionda ossigenata e dalle rime velenose e taglienti come rasoi che ha celebrato nel brano The Real Slim Shady e in una famosa esibizione agli Mtv Music Award del 2000.

La locandina di 8 Mile, film autobiografico sulla vita di Eminem del 2002

La figura artistica di Eminem è arrivata anche a sedurre il cinema con il quale, nel 2002, ha avuto modo di raccontare la sua tortuosa strada verso il successo nel film 8 Mile la cui colonna sonora, Lose Yourself, è arrivata ad aggiudicarsi un Oscar come migliore canzone rap. E per un talento del genere in grado di vendere trecento ottantadue milioni di dischi nel mondo e unico rapper insieme a 2pac con più di un album ad essere certificato disco di diamante nemmeno il tempo può nulla. Certo, l’Eminem giocherellone degli inizi ha lasciato il posto ad un artista più maturo, diventato sinonimo di successo anche per quegli artisti che nel corso degli anni hanno avuto modo di collaborare con lui, ma non sia mai che si dica che ha perso la capacità di creare quelle rime in grado di bastonare le orecchie di chi le ascolta. Ed è così che Slim Shady ha ceduto il posto all’infinito Rap God, onorificenza che di certo non tutti possono vantare di avere e di essersi meritatamente conquistato.

Hank Cignatta

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