Bare Knuckles Boxing, l’essenza primordiale del pugilato

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Martedì sera. Sono malamente spalmato sul divano, in attesa di trovare un modo per intrattenermi in questa serata. Vago su Youtube dal mio televisore intelligente, intento ad errare da un video all’altro: vecchie perle delle prime stagioni de I Simpsons, puntate di vecchi programmi televisivi testimoni di un mondo che non c’è più e spezzoni di telefilm già visti. Sto per prendere in mano il telecomando e puntarmelo alla testa come un revolver quando l’immagine anteprima di un video cattura la mia attenzione. Guardo la scritta: BKC, Bare Knuckles Champioship. Prendo la mira, punto e faccio fuoco sul tasto play.

Istantanea del mio telecomando

Benché la sigla BKC faccia ricordare quella di un fast food, si tratta di pugilato a mani nude. O meglio, a nocche nude (bare knuckles significa, per l’appunto, nocche nude). Da questa forma di combattimento deriva il pugilato tradizionale, normata nel 1865 dalle regole del Marchese di Queensberry, che hanno gettato le basi della boxe scientifica e che contiene i fondamenti principali che stanno alla base del pugilato odierno. Nel dettaglio, quello che veniva chiamato pugilismo ed era uno sport duro per uomini duri e destinato ad un pubblico dai gusti forti. Il pugilato a nocche nude prevede che gli incontri si svolgano senza l’ausilio dei guantoni e con l’utilizzo di fasciature applicate su mani e polsi. A differenza di quanto accade nelle arti marziali miste (o MMA, se preferite) non è consentito colpire l’avversario quando si trova al tappeto.

Alcuni pugili dell’inizio del ‘900 in posizione di guardia “vecchio stile” dove si può notare l’assenza di bende o guantoni

La Bare Knuckles Boxing è molto diffusa in Inghilterra, dove non è mai stata vietata e non è regolamentata dalla British Boxing Board Of Control (BBBC), l’ente che si occupa di vigilare sulle regole e sulla validità dei match professionistici di pugilato. Per tale motivo nel Regno Unito ci sono molte palestre di Bare Knuckles Boxing che possono operare, per ora, senza specifici permessi. Negli anni, grazie anche alla diffusione dei match tramite i social network, negli Stati Uniti è scoppiata una vera e propria mania nei confronti del pugilato a nocche nude. A differenza del Regno Unito però, in America l’ultimo incontro a pugni nudi prima che tale pratica diventasse illegale risale al 1889 nel match disputato difronte a tremila spettatori tra John L. Sullivan e Jake Kilrain a Richburg, Mississippi.

Nel 2018 la boxe a nocche nude è ritornata negli USA che ha visto contrapposti Arnold Adams (con un passato nelle MMA) e D.J Linderman, decretando il ritorno (legale) di questo tipo di disciplina che ad oggi conta numerosi appassionati e una promozione, la Bare Knuckles Fighting Championship, che organizza eventi che dal 2018 si sono moltiplicati in termini di interesse e di fatturato. Benché negli anni gli incontri dal piglio più “estremo” (passatemi tale termine, inflazionato e forse inappropriato ma propedeutico per rendere l’idea) hanno avuto la loro naturale forma di espressione in competizioni quali il Pride e la UFC, al momento la più importante organizzazione mondiale di arti marziali miste. Fa sorridere come, in una società plasmata sull’indignazione a comando, con velleità di emancipazione e di marcato distacco da tutto ciò che viene ritenuto ormai brutale e superato ritornano di moda i rasoi di sicurezza e la boxe a nocche nude. Perché, forse, se non c’è sangue non c’è business. E, molto probabilmente, non sempre moderno è sinonimo di buono. E la mia serata ha finalmente una vetusta ragion d’essere.

Hank Cignatta

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