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    Peaky Blinders e la tagliente visione della cruda realtà della vita

    Sono pazzi e strani tempi, quelli che stiamo vivendo. Il 2020 verrà ricordato negli annali come annata dannata che ha cambiato radicalmente le nostre esistenze, nonostante la maggior parte dell’umanità non sia stata in grado di capire nulla dall’immensa tragedia che questa pandemia ha portato, sta portando e continuerà a portare per molto tempo. Oltre a ciò ci sono le assurde convinzioni di una società che, con lo scorrere del tempo, si ritrova retrograda, ignorante ed arroccata su idee che dovrebbero elevarla a più ampie vette di comprensione, etica e rivendicazione di diritti sociali. Ci ritroviamo invece a non essere più in grado di ridere di noi stessi, dei nostri vizi, delle nostre virtù e dei nostri difetti. Ci ritroviamo ad essere un grande esercito di robot tecnologicamente soggiogati e dall’indignazione facile a comando, da esibire in contesti spesso fuori luogo solamente per evitare di essere tagliati fuori da discorsi intrapresi giusto per darsi un ruolo. L’assurdità di talune argomentazioni sfocia nella stupidità più totale, rischiando di standardizzare tutto in grandissime stronzate prive di significato.

    La mia visione delle convenzioni in questo periodo di feste, rafforzate da questa annata dannata

    Tutto questo porta ad un ristagno della creatività, ridimensionata dalla preoccupazione che taluna scena, battuta o contenuto possano innescare l’indignazione dell’associazione o della categoria di turno. In tal senso anche il mondo delle serie tv non è immune dal fastidioso fenomeno che porta un numero sempre più grande di persone a non comprendere che una cosa va presa per quello che è, senza prendersi troppo dannatamente sul serio. Per fortuna esistono delle realtà dove questo non accade: tra queste vi è il telefilm Peaky Blinders, telefilm che rappresenta un poderoso pugno in bocca alla finta morale comune che sta rendendo questo mondo un patetico mappamondo fatto di cartapesta e colla di bassa qualità.

    La serie in questione, prodotta dall’emittente britannica BBC, è ambientata nell’Inghilterra del 1919 e segue le vicende della famiglia Shelby. Questo clan forma i Peaky Blinders, banda formata da reduci della prima guerra mondiale e che deve il suo nome all”usanza di cucire delle lamette all’interno delle visiere dei loro cappelli da utilizzare come arma durante le risse (letteralmente visiere accecanti). I Peaky Blinders si muovono come re nel quartiere Small Heath di Birningham, dove controllano ogni attività. La gang è capitanata da Thomas Shelby (interpretato magistralmente da Cillian Murphy), freddo ed ambizioso uomo d’affari con una particolare predisposizione alla passionalità negli affetti. Altre personalità di spicco è Arthur, fratello di Thomas, che rappresenta l’irrazionalità e l’istinto puro. Senza dimenticare Polly Gray, zia di Thomas ed Arthur e madre di Michael (che entrerà successivamente nella famiglia), vero e proprio ago della bilancia in grado di manovrare abilmente gli instabili equilibri e i ferventi malumori.

    Foto del cast principale di Peaky Blinders

    Attualmente (nel momento in cui scrivo questo articolo) Peaky Blinders si compone di cinque stagioni di cui due conclusive in fase di realizzazione: è uno show adrenalinico, capace di inchiodare lo spettatore allo schermo per tutta la durata degli episodi. Il creatore dello show è Steven Knight, sceneggiatore, produttore e regista, noto per aver diretto il film Locke con Tom Hardy (che qui interpreta il ruolo di Alfie Solomons, leader di una gang ebraica con sede nel quartiere di Camden Town) e per aver creato il famoso quiz show Chi vuol essere milionario?, venduto in oltre centoventi Paesi nel mondo. Ma non tutto è frutto di fantasia: le vicende narrate nel telefilm si basano sulla storia dei Peaky Blinders, gang criminale realmente esistita a Birmingham tra il XIX e il XX secolo.

    Foto segnaletica dell’epoca che ritrae membri reali dei Peaky Blinders

    Ciò che colpisce fin da subito di questa serie è la minuziosa caratterizzazione dei personaggi: poche serie tv hanno una così particolare attenzione nel riuscire a rendere fondamentale ogni dettaglio su questo frangente. Ogni figura qui è importante a suo modo: dal malvagio di turno all’individuo che si può vedere due volte per puro sbaglio in un solo frame all’interno di una stagione intera. E prendetemi per pazzo, ma anche se in contesti storico culturali differenti, Peaky Blinders ha dei fortissimi richiami a Sons Of Anarchy : per tale ragione se siete orfani della serie sui motociclisti fuorilegge più famosi del piccolo schermo troverete in questa serie una nuova “ragione di vita”. Thomas Shelby mostra tutta la freddezza di uno spietato uomo d’affari che non può permettersi di mostrare debolezze in pubblico ma che in realtà risulta essere molto solo e in preda dai suoi demoni e delle sue paure. Stessa cosa vale per suo fratello Arthur, che più volte deve fare i conti con quel demone autodistruttivo che gli alberga dentro. Se siete dunque stanchi di questo finto perbenismo che attanaglia il nostro quotidiano lobotomizzando il vero libero pensiero e rendendo la società una fredda minestra di vacuità e menzogne, fatevi un regalo e guardate una serie tv così intensa da sembrare una parafrasi cazzuta di una vita di cui, la gente, si vergogna perché non è più capace a stare al mondo. Parola di stronzo. Mahalo.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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