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Andy Ruiz Jr. e la rivincita dell’uomo comune sui luoghi comuni

Alla fine è successo: contro tutte le aspettative Davide ha decisamente sconfitto Golia. E in questo caso i nomi dei protagonisti di questo racconto biblico trovano la loro moderna rappresentazione nei pugili Andy Ruiz Jr. e Anthony Joshua, i quali nella notte tra sabato e domenica hanno incrociato i guantoni in un match valido per la corona mondiale dei pesi massimi delle sigle WBA, WBO, IBF e IBO.

Joshua è giunto a questo match da campione in carica e con l’impressionante record personale di ventitré incontri, ventidue vittorie delle quali ventuno aggiudicate per KO e nessuna sconfitta. Inizialmente avrebbe dovuto difendere il titolo con le relative corone contro Jarrel Miller, il quale però ha fallito un test antidoping risultando così positivo all’EPO e non risultando quindi idoneo per ottenere la licenza pugilistica dalla New York State Athletic Commission.

A sinistra: Jarrel Miller affronta a muso duro Anthony Joshua durante la conferenza stampa di presentazione di quello che sarebbe dovuto essere il match tra i due pesi massimi

Mentre tutto sembrava letteralmente andato a puttane, i promoter hanno dovuto scegliere in fretta e furia un avversario da contrapporre al campione inglese. La scelta è ricaduta su Andy Ruiz Jr., chiamato per l’occasione sul filo di lana e con pochissimo tempo a disposizione per preparare un match di cotanta importanza per la sua carriera da professionista.

E fin dalla sua presentazione Ruiz ha destato non poche perplessità nonché qualche ilarità da parte della stampa (che continuano tutt’ora) da parte della stampa specializzata e non per via della sua stazza fisica, dalle forme decisamente più morbide e meno scolpite di quelle del suo avversario. Ma Ruiz Jr, se ne è battuto allegramente le palle, ha messo il culo in palestra e si è allenato sfruttando al massimo quel poco tempo avuto a disposizione per prepararsi all’incontro.

Uno dei dettagli che è saltato subito agli occhi è che questo ragazzone è salito sul ring con un obiettivo ben preciso, lasciando nel buio cassetto del menefreghismo perplessità e critiche e convogliando ogni singola energia nel raggiungimento del suo scopo. Joshua era al suo debutto in terra statunitense e, molto probabilmente, il fatto di combattere in uno dei templi della boxe mondiale senza avere il fattore chiave di essere “l’idolo di casa” è stato uno dei fattori che lo ha portato a calcare il ring mentalmente destabilizzato.

I colpi di Ruiz Jr. sono stati granitici, in grado di abbattere letteralmente ogni sicurezza del suo avversario che molto probabilmente pensava di poter gestire la situazione in modo decisamente più agevole. Non si è rivelata una grande strategia. Anzi, è stata una vera e propria stronzata.

Ma perché questo match stupisce la stampa internazionale, gli appassionati e gli addetti ai lavori della Nobile Arte dividendoli tra estimatori e denigratori del nuovo campione dei pesi massimi? I fattori sono molteplici: sicuramente è terminato un ciclo, esattamente come era accaduto nel 2017 quando lo stesso Joshua mise fine al regno di Vladimir Klitschko durato ben nove anni.

A sinistra: il pugile ucraino Vladimir Kitschko in evidente difficoltà nel riuscire a contrastare i colpi di Anthony Joshua nel loro match del 2017

E’ altresì vero che la categoria dei pesi massimi ha sfornato campioni iconici della Nobile Arte ( fra tutti Muhammad Alì e Mike Tyson, ai quali vanno annoverati tantissimi altri campioni) e che da troppi anni manca di una figura in grado di far tornare l’attenzione mediatica e di pubblico sul pugilato. Sarà quindi Andy Ruiz Jr. il nuovo talento in grado di riportare in auge una categoria da tempo in cerca di una talentosa figura trascinatrice? Questo lo potrà dire solo il tempo. L’unica certezza è che quella di Andy Ruiz Jr. oltre ad essere una vittoria storica, è quella dell’uomo comune sui luoghi comuni.

Hank Cignatta

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