Quel tango imperfetto: La magia di “Scent of a Woman”
Ieri sera non riuscivo a prendere sonno e mentre ero tranquillo nel letto con il caldo (ancora fin troppo presente) non so perché ho cominciato a girare sui canali finché non mi sono imbattuto in un film che ritengo tanto semplice quanto spettacolare… Correva l’anno 1992 quando Martin Brest decise di prendere un classico del cinema italiano, “Profumo di donna” del 1974 (film di cui ammetto non conoscevo l’esistenza, con un giovane e sempre gigantesco Vittorio Gassman), e di rielaborarlo attraverso la lente del dramma hollywoodiano.

Il risultato è “Scent of a Woman” (letteralmente la traduzione del titolo…che fantasia), un’opera mastodontica che vive e respira attorno alla presenza scenica di Al Pacino( basta questo per avere la mia attenzione). Ma al di là della leggendaria interpretazione che valse a Pacino il suo unico Premio Oscar al Miglior Attore Protagonista (non mi capacito che un mostro sacro di questo livello ne abbia ricevuto solo uno…), la domanda che mi sono posto mentre guardavo il film è… perché è ancora così tanto attuale?

Il Buddy Movie che incontra la Tragedia Classica
La risposta sta nel fatto che, sotto la pelle di un classico “buddy movie” (la classica coppia improbabile) anni ’90, batte un cuore universale. Da un lato c’è Charlie Simms (un giovanissimo Chris O’Donnell), studente molto intelligente ma con le tasche vuote, incastrato in una scuola d’élite dove l’ipocrisia si respira a pieni polmoni.

Dall’altro c’è Frank Slade: reduce del Vietnam, cieco, cinico e prevaricatore, pronto a vivere un ultimo e sregolato giorno a New York prima di farla finita.

L’incontro tra la purezza spaventata di Charlie e la deriva distruttiva di Frank non è solo intrattenimento: è un vero uragano emotivo in cui due anime sole finiscono per salvarsi la vita a vicenda.
Quando il Tango è meglio della vita
Se c’è una sequenza in cui il film smette di essere un semplice racconto e diventa pura magia cinematografica, è quella nella sala da ballo del ristorante “Pierre”. Frank sente il profumo della giovane Donna (Gabrielle Anwar) e la invita a ballare.
Quando lei esita per la paura di sbagliare i passi, Frank le regala una lezione che va ben oltre la pista: “Non c’è possibilità di errore nel tango, Donna, non è come la vita…è più semplice. Per questo il tango è così bello. Commetti uno sbaglio, ma non è mai irreparabile se continui a ballare“
Sulle note di Por una Cabeza, la cecità di Frank scompare. Restano solo la musica, la presenza e una grazia assoluta che ti lascia con il fiato sospeso. È la dimostrazione perfetta che la vita non richiede la perfezione, ma il coraggio di continuare a muoversi.
Dietro le quinte: L’ossessione da Oscar di Pacino
A rendere tutto questo così potente è la dedizione viscerale di Al Pacino. L’attore si è immerso nel personaggio al punto da frequentare una scuola per ciechi a New York, imparando a muoversi e a percepire lo spazio senza usare la vista. Sul set non guardava mai negli occhi i colleghi per non uscire dal ruolo, una scelta che lo portò persino a cadere in un cespuglio a Central Park procurandosi una lesione alla cornea.
Perfino il suo iconico e ruggente “Hoo-ah!” (l’urlo di guerra dei Marines) che nasce da un incontro reale: lo sentì da un addestratore dell’esercito mentre gli insegnava a smontare un fucile da bendato.
Per non parlare della leggendaria scena in Ferrari, dove Pacino guidava davvero per le strade di Brooklyn senza mettere a fuoco la vista, affidandosi solo alle urla terrorizzate di O’Donnell e alle indicazioni del regista nascosto nell’abitacolo.
Un discorso per la storia
Il punto di svolta arriva però quando le vicende personali di Charlie esplodono davanti al “tribunale scolastico” (un’assemblea fatta dal preside snob per condannare il protagonista per le azioni di altri). Charlie rischia l’espulsione per non aver venduto i suoi compagni, ed è lì che Frank irrompe per trasformare un “patibolo scolastico” in un altare della dignità umana. Il suo monologo finale è un’invettiva infuocata contro un sistema che premia i furbi e punisce la lealtà.
Quando grida che Charlie ha un’anima che merita di essere protetta perché non ha venduto nessuno per comprarsi un futuro, ti ritrovi con i brividi lungo la schiena. Così facendo restituisce a Charlie il favore di averlo aiutato nel suo momento più oscuro, proprio mentre stava per farla finita una volta per tutte con il buio della sua vita.
I titoli corrono, che cosa rimane?
“Scent of a Woman” è uno di quei rari film capaci di prenderti a schiaffi per due ore per poi abbracciarti prima dei titoli di coda. Ti fa sorridere per l’irriverenza di un vecchio leone ferito e un attimo dopo ti stringe la gola con una delicatezza disarmante… Ammetto che quando ho spento la TV per addormentarmi ci ho messo un po’ a chiudere gli occhi, perché sentivo dentro di me quella sensazione “dolce-amara” di quando sai che finché ci sarà un profumo nell’aria o una musica in lontananza, varrà sempre la pena di rimettersi a ballare…
Federico Sclaverano
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