Garth Ennis, il fumettista che insegnò agli dèi a sanguinare

Garth Ennis, il fumettista che insegnò agli dèi a sanguinare

Se il fumetto moderno avesse un fegato, Garth Ennis ci avrebbe già versato sopra una bottiglia di whiskey irlandese aspettando che qualcuno avesse il coraggio di dire che sì, anche i supereroi possono essere stronzi, vigliacchi, corrotti o semplicemente patetici. Ennis non è un autore: è un atto vandalico riuscito benissimo. Uno di quelli che non puoi cancellare dal muro, perché ormai è diventato parte dell’edificio.

Garth Enis

Nel panorama dell’illustrazione e della narrativa a fumetti contemporanea, Garth Ennis è l’uomo che ha preso i miti americani, li ha spogliati, presi a calci e poi costretti a guardarsi allo specchio. E lo ha fatto ridendo.

Alcune delle opere che hanno reso celebre Garth Ennis

Dall’Irlanda del Nord all’America: nascita di una voce scomoda

Garth Ennis nasce a Holywood (con una elle sola eh), Irlanda del Nord, nel 1970. Un luogo dove crescere significa imparare presto che la violenza non è un concetto astratto ma un rumore di fondo. Questo dettaglio è fondamentale per capire perché, nei suoi fumetti, la guerra non è mai eroica, la religione non è mai consolatoria e il potere non è mai giusto.

Una foto di un giovanissimo Garth Ennis

Ennis arriva al fumetto con una scrittura affilata come un coccio di vetro. Non cerca redenzione o morale: cerca verità emotiva, anche quando fa schifo. La sua formazione europea lo rende alieno al patriottismo fumettistico americano e quando mette piede negli Stati Uniti editoriali lo fa con una disinvoltura unica.

Hellblazer: John Constantine e la consacrazione

Il primo colpo serio lo mette a segno su Hellblazer, rilanciando il personaggio di John Constantine per DC/Vertigo. Qui Ennis prende un mago già cinico e lo trasforma in qualcosa di molto più pericoloso: un uomo che paga sempre il prezzo delle sue scelte.

Il personaggio di John Constantine rivisto da Garth Ennis

La sua run su Hellblazer è fondamentale per l’illustrazione moderna perché dimostra che un fumetto può essere politico, blasfemo e profondamente umano senza perdere forza narrativa. Constantine, sotto Ennis, diventa l’anti-eroe definitivo: manipolatore, colpevole, stanco. Ed è qui che l’autore inizia a costruire la sua cifra stilistica: nessuno è innocente, soprattutto chi crede di esserlo.

Preacher: quando Dio scappa e l’America perde la testa

Poi arriva Preacher, e il fumetto mainstream non sarà più lo stesso.

Jesse Custer, Tulip O’Hare e Cassidy non sono personaggi: sono proiettili. Preacher è l’opera che rende Garth Ennis una leggenda, un manifesto narrativo che prende religione, western, violenza, amore e amicizia e li fa esplodere insieme. Qui Ennis contribuisce in modo decisivo all’illustrazione moderna perché dimostra che il fumetto può essere epico e osceno, sentimentale e brutale nello stesso istante.

Dio è un codardo, il male è organizzato meglio del bene e l’amore, quando esiste, è una cosa che fa male. Preacher non è solo una storia: è una dichiarazione di guerra al perbenismo culturale.

The Punisher: Frank Castle diventa una sentenza

Se c’è un personaggio che Ennis non ha reso famoso, ma definitivo, quello è The Punisher. Prima di Ennis, Frank Castle era un vigilante. Dopo Ennis, è una condanna a morte ambulante. Nelle sue run Marvel, soprattutto sotto l’etichetta MAX, Ennis elimina ogni residuo supereroistico e trasforma Punisher in una macchina morale priva di illusioni.

Il contributo all’illustrazione moderna è enorme: Ennis dimostra che si può raccontare la violenza senza glorificarla, ma nemmeno fingere che sia elegante. La guerra, per Castle, non finisce mai. E il lettore lo capisce sulla propria pelle.

Una stupenda illustrazione della versione de Il Punitore di Garth Ennis

The Boys: supereroi, marketing e corruzione totale

Con The Boys, Garth Ennis sferra il colpo più diretto al mito supereroistico contemporaneo. Qui prende tutto ciò che Marvel e DC hanno costruito per decenni e lo rovescia come un cassonetto in fiamme. Supereroi come brand, divinità sponsorizzate, simboli vuoti.

Homelander è forse uno dei personaggi più disturbanti del fumetto moderno, perché è Superman senza morale, senza freni, senza anima.

Ennis contribuisce a rendere famosi personaggi che sono caricature mostruose, ma credibili. Ed è questo il punto: The Boys funziona perché non è solo una parodia, è un’autopsia del potere.

War comics: la guerra come malattia cronica

Mentre Hollywood scopre The Boys, chi conosce davvero Ennis sa che il suo cuore batte altrove: nei fumetti di guerra. Opere come Battlefields, War Stories e Sara mostrano un autore ossessionato dal conflitto non come spettacolo, ma come trauma. Qui l’illustrazione diventa sobria, controllata, quasi rispettosa. Nessun eroismo, solo persone che cercano di sopravvivere.

Questo filone è essenziale per capire il ruolo di Ennis nel fumetto moderno: è uno dei pochi autori mainstream che tratta la guerra come una ferita aperta, non come un palco.

Lo stile Ennis: dialoghi come pugni e silenzi che fanno rumore

Dal punto di vista narrativo, Garth Ennis ha cambiato le regole. I suoi dialoghi sono secchi, brutali e spesso divertenti, sempre carichi di tensione. I suoi silenzi sono lunghi, pesanti nonché pieni di conseguenze. Non scrive per piacere. Scrive per colpire. E l’illustrazione moderna, grazie a lui, ha imparato che non serve abbellire la realtà per renderla potente.

L’eredità di Garth Ennis nel fumetto contemporaneo

Oggi, senza Garth Ennis, non esisterebbero molti autori che osano. Non esisterebbe una certa libertà narrativa e non esisterebbe il coraggio di sporcare i miti. Ha contribuito a rendere iconici personaggi come John Constantine, The Punisher, Jesse Custer, Homelander, ma soprattutto ha reso famosa un’idea: il fumetto può essere adulto senza chiedere scusa. Garth Ennis non vuole salvare il mondo. Vuole solo raccontarlo com’è. E a volte, questa è la cosa più pericolosa che un autore possa fare.

Hank Cignatta

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