Peppe Vessicchio, l’anima gentile della musica italiana
Peppe Vessicchio, Le origini di un talento napoletano
Napoli, 17 marzo 1956. Il sole brucia e il Vesuvio si fa bello, pronto ad accogliere tra i suoi figli Giuseppe “Peppe” Vessicchio, destinato a diventare un’icona di stile, cultura e rigore. Fin da ragazzo mostra un’attenzione profonda per la musica, avvicinandola a tutti con la naturalezza di chi trasforma l’arte in linguaggio universale. Peppe Vessicchio non è solo un direttore d’orchestra: è un uomo capace di far vibrare l’anima attraverso la semplicità. La sua è una musica vissuta, fatta di empatia e sensibilità, in grado di toccare chi sa ascoltare oltre le note di uno spartito.
Peppe Vessicchio e La musica come linguaggio universale
La carriera di Vessicchio è una testimonianza vivente di come la cultura non si limiti alle parole, ma possa esprimersi attraverso le vibrazioni di un pentagramma. Laureato in chimica, dimostrò che la conoscenza può fondersi con la creatività: la chimica delle note diventa per lui un modo per creare un linguaggio trasversale, accessibile anche a chi non è del mestiere. Con passione e dedizione, trasformò la didattica musicale in arte popolare, abituando il pubblico all’ascolto consapevole e alla bellezza autentica della melodia.

Gli anni Settanta e le prime collaborazioni
Negli anni ’70, Peppe Vessicchio inizia a collaborare come arrangiatore con alcuni dei più grandi nomi della musica italiana: Nino Buonocore, Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Peppino Gagliardi e Lina Sastri.
La sua sensibilità musicale lo porta presto a lavorare con Gino Paoli, con cui firma brani come Ti lascio una canzone e Cosa farò da grande. Collaborazioni che lo proietteranno sui più importanti palcoscenici italiani, fino al Festival di Sanremo, dove diventerà una presenza amata e rassicurante.
Il Maestro Vessicchio e Il legame indissolubile con il Festival di Sanremo
Dal 1990, il Maestro Peppe Vessicchio è una presenza costante e inconfondibile del Festival di Sanremo. Con la sua direzione impeccabile e la sua calma elegante, diventa il simbolo della musica “fatta bene”, quella che arriva dritta al cuore. Dirige decine di artisti e celebra quattro vittorie memorabili, tra cui quella degli Avion Travel nel 2000 con Sentimento, un brano raffinato e poetico. La giuria, presieduta da Luciano Pavarotti, premiò l’eleganza e la raffinatezza degli arrangiamenti curati da Vessicchio, riconoscendo in lui un talento raro e autentico.
Peppe Vessicchio e Le vittorie che hanno fatto la storia
Non solo Avion Travel. Peppe Vessicchio ha diretto anche Roberto Vecchioni nel 2011 con Chiamami ancora amore, una canzone che è diventata inno di cultura e resistenza civile. L’orchestra, guidata dalla sua mano gentile, amplificò la forza emotiva di un brano destinato a rimanere nella memoria collettiva.
Tra le altre vittorie ricordiamo Alexia con Per dire di no (2003) e Valerio Scanu con Per tutte le volte che (2010). Collaborazioni che contribuirono a riportare i giovani verso un ascolto più profondo e consapevole, un dialogo rinnovato tra pubblico e musica.

Peppe Vessicchio, L’icona pop del direttore d’orchestra
Barba folta, sguardo sereno e portamento austero: Peppe Vessicchio è diventato negli anni un’icona di stile, apprezzato da critici, musicisti, case discografiche e teatri. La sua figura, tanto familiare quanto carismatica, ha trasformato l’immagine del direttore d’orchestra in simbolo pop della cultura italiana.
Con il suo estro, si è dedicato anche allo studio dell’effetto della musica sulla crescita delle piante, pubblicando il libro La musica fa crescere i pomodori. Un viaggio tra scienza e poesia, capace di mostrare come le vibrazioni armoniche influenzino la natura e il nostro modo di percepire il mondo.

L’ultimo applauso a un gigante buono
Peppe Vessicchio si spegne silenziosamente a Roma, all’età di 69 anni, lasciando un vuoto profondo nel mondo della musica, dello spettacolo e della cultura italiana. Come accadde per Lucio Dalla, la sua scomparsa ha commosso un intero Paese. Se ne va un gigante buono, austero e discreto, che ha donato la propria anima alla musica dimostrando che ciò che sembra distante dal popolo può, con i giusti mezzi, tornare a essere centrale e universale.
Il suo lascito resterà indelebile: ogni volta che un’orchestra si accorda, ogni volta che un giovane musicista cerca il cuore della melodia, ci sarà la sua mano gentile a guidarlo.

Arrivederci Maestro
Arrivederci Peppe. Un sentito abbraccio alla famiglia e a quanti lo hanno conosciuto. Che la musica che hai tanto amato ti sia lieve.
Alan Comoretto
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