Stuntman: eroi invisibili

Stuntman: eroi invisibili

Mentre si è immersi nel buio di una sala da cinema con un cestello di popcorn, la realtà decide amichevolmente di farsi da parte per lasciare spazio al miracolo. Sullo schermo, un uomo salta da un elicottero, rimbalza sul tetto di un treno in corsa e si lancia in un vuoto verticale che farebbe venire le vertigini anche a un’aquila. Il pubblico sobbalza, lo schermo trema, i bassi della colonna sonora vibrano nello stomaco. Poi, nei titoli di coda, quel nome svanisce in una nebbia di scorrimento rapido, mentre le luci si accendono e noi torniamo a calpestare il pavimento appiccicoso del cinema.

Ed ecco il grande paradosso: adoriamo il brivido, ma tendiamo a dimenticare i professionisti della gravità. Lo stuntman non è semplicemente una controfigura; è il vero action man, l’architetto invisibile che trasforma la finzione in pura adrenalina millimetrata.

The Great Stone Face: Buster Keaton e la poesia del pericolo

Per capire da dove nasca questa magnifica ossessione, bisogna fare un salto temporale all’epoca in cui il cinema non aveva la voce, ma aveva decisamente fegato. Prima della CGI, prima dei cavi digitali cancellati in post-produzione, c’era solo la pellicola e la forza di gravità. E c’era Buster Keaton.

Buster Keaton, leggendario stuntman del primo novecento

Definire Keaton un semplice attore comico è un insulto alla fisica applicata. Buster non usava controfigure per il banale motivo che nessuno, sulla faccia della Terra, sarebbe stato così folle o così dannatamente preciso da fare quello che faceva lui. In “Steamboat Bill, Jr.” (1928), la facciata di una casa di due piani gli crolla letteralmente addosso; lui si salva solo perché si trova esattamente nel punto in cui si apre una minuscola finestra. Pochi centimetri di errore e il cinema avrebbe perso uno dei suoi geni. Keaton ha inventato un linguaggio del corpo estremo, dimostrando che il pericolo poteva essere sia tragico che esilarante. Era lo stuntman totale, il pioniere di un’arte che non ammetteva seconde riprese.

Jackie Chan: il dolore come firma d’autore

Mentre Hollywood, nei decenni successivi, iniziava a strutturare la figura dello stuntman come un reparto tecnico separato, dall’altra parte del mondo un giovane artista marziale stava per riscrivere le regole del gioco. Il suo nome è Chan Kong-Sang, ma tutti noi lo conosciamo meglio come Jackie Chan. Lui ha preso la lezione di Buster Keaton, l’ha mescolata con l’opera di Pechino e l’ha bagnata nel sangue, nel sudore e nelle ossa rotte.

Jackie Chan (Non ha bisogno di presentazioni)

Vedere un film di Jackie Chan non significa solo assistere a una coreografia; significa assistere a un corpo che sfida la resistenza dei materiali. Che si tratti di scivolare giù da un palo della luce circondato da lampadine che esplodono in “Police Story“, o di cadere da un albero rischiando la vita in “Armour of God“, Jackie ha trasformato lo stunt in una firma d’autore. Nei suoi celebri “bloopers” alla fine dei film, i tagli delle inquadrature lasciano spazio alla realtà cruda: barelle, ghiaccio sulle articolazioni, sorrisi tirati nonostante il dolore. Jackie Chan ha ricordato al mondo che dietro ogni grande scena d’azione c’è un prezzo biologico da pagare.

Simon Crane e la fisica del brivido

Se Keaton e Chan rappresentano l’istinto e l’esecuzione perfetta, lo stunt moderno ha bisogno di menti capaci di calcolare l’impatto tra la carne e l’acciaio. È qui che entra in gioco una leggenda del dietro le quinte come Simon Crane.

Simon Crane, rinomato stuntman britannico, coordinatore di stunt e regista di seconda unità, noto per il suo lavoro in numerosi film d’azione di successo.

Crane non è solo l’uomo che si è lanciato da un aereo all’altro a diecimila metri d’altezza in “Cliffhanger” (uno degli stunt più costosi e pericolosi della storia), ma è il coordinatore che ha traghettato il cinema d’azione nel ventunesimo secolo.

Coordinare gli stunt oggi significa essere registi di seconda unità, ingegneri strutturali e psicologi. Personaggi come Crane sanno esattamente quanta pressione può sopportare un cavo d’acciaio, come far ribaltare un camion in mezzo a una via di Londra nel “Il cavaliere oscuro” o come coreografare battaglie epiche mantenendo intatta la sicurezza della troupe. Senza la precisione quasi chirurgica di questi professionisti, i blockbuster moderni sarebbero solo un cumulo di pixel senza anima.

Il divo d’assalto: Tom Cruise e il superamento del limite

In questo viaggio tra cadute e rinascite, non si può ignorare l’anomalia più clamorosa della Hollywood contemporanea: Tom Cruise. In un’epoca dominata dagli schermi verdi e dalle tute per il motion-capture, Cruise ha deciso di fare il percorso inverso, diventando lo stuntman di se stesso a un livello che rasenta la follia per l’azione.

Tom Cruise, divo di Hollywood e folle patentato

Vederlo appeso all’esterno di un Airbus A400M in decollo, o mentre si lancia con una motocicletta da un dirupo in Norvegia per poi aprire un paracadute, non è solo marketing. È una dichiarazione di guerra culturale contro la pigrizia digitale. Cruise, collaborando strettamente con i migliori stunt-coordinator del mondo, ha capito che il pubblico avverte la differenza. C’è un’elettricità primitiva nel sapere che quell’attore, in quella frazione di secondo, sta rischiando davvero. Cruise ha fuso la figura da star con quella dello stuntman, riportando l’attenzione globale sull’immensa preparazione atletica e mentale necessaria per girare tali sequenze.

dall’ombra alla luce

Ma cosa succede quando la controfigura smette di nascondersi dietro il volto del divo e si riprende il centro della scena? La risposta è racchiusa in “The Fall Guy”, una vera e propria dichiarazione d’amore pop che Hollywood ha fatto a se stessa e ai suoi eroi più bistrattati.

Il poster mostra il film d’azione del 2024 The Fall Guy, con Ryan Gosling ed Emily Blunt

Nel film, il protagonista è proprio uno stuntman (interpretato da Ryan Gosling) che si trova a dover risolvere un mistero reale usando gli stessi trucchi con cui simula la morte sul set. Non è solo una commedia d’azione; è un film che ribalta i ruoli. Per una volta, la telecamera non stringe sul primo piano dell’attore famoso, ma indugia sui cavi, sulle auto cappottate, sui corpi che volano attraverso i vetri e sui lividi reali. “The Fall Guy” fa giustizia, trasformando l’ombra in luce e ricordandoci che il cinema d’azione non esisterebbe senza quel mix di follia, tecnica e ironia che si nasconde dietro ogni caduta.

Elogio della polvere e della gloria

Alla fine, quando i riflettori si spengono e i registi gridano “STOP!”, ciò che resta è la polvere che si deposita sul set. Gli attori tornano nei loro camerini riscaldati, i produttori controllano i budget e loro, gli stuntmen e le stuntwomen, si puliscono il sangue finto (e a volte quello vero) dalle giacche.

Questo pezzo vuole essere un elogio appassionato e senza riserve al loro coraggio. Uomini e donne che hanno fatto del proprio corpo uno strumento narrativo, accettando la strana condanna di essere tanto più bravi quanto meno il pubblico si accorge della loro presenza. Sono loro che permettono al cinema di essere vivo, viscerale, pulsante. Quando guardiamo una scena d’azione, non stiamo solo guardando una storia: stiamo guardando un atto di fede laico (lasciamo stare il grand’uomo lassù), un gruppo di professionisti straordinari che sfida la legge di gravità per regalarci un brivido lungo la schiena. Se il cinema è ancora la fabbrica dei sogni allora gli stuntman sono gli operai invisibili che montano i binari verso l’impossibile.

Federico Sclaverano

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Federico Sclaverano, classe 2004. Sono un’anomalia del sistema, nata per destabilizzare la quiete di una normalità che mi sta stretta. Nutro la mente con cinema, teatro, fisica, storia e fumetti, collezionando tutto ciò che trasforma il semplice respiro in qualcosa di degno di essere vissuto. La mia missione? Ancora in fase di scrittura, ma l’obiettivo è chiaro: far divertire chi mi circonda e rendere felici gli altri, senza però sprecare il breve tempo che mi è concesso. Se cercate qualcuno che prenda la vita seriamente senza mai rinunciare a dissacrarla, io sono il cavallo che fa al caso vostro. E se sentite nitrire adesso sapete chi è.

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