Camacho Corojo Robusto: anatomia di un sigaro robusto

Camacho Corojo Robusto: anatomia di un sigaro robusto

Una leggera pioggia ha iniziato a scendere su Nevrotic Town (o Torino, se siete appassionati di filatelia). Mi posiziono sotto la tettoia del mio balcone, che mi permette di restare al riparo dall’acqua quel tanto che basta per godermi la vista della città coperta dalle nubi. Dalla tasca del mio giubbotto estraggo il tubo metallico rosso nel quale è riposto al sicuro il mio Camacho Corojo Robusto, l’ultimo di questo trittico cromatico che ho avuto il piacere di tornare a provare. Un sigaro aromaticamente importante, che sprigiona il suo carattere fin dall’accensione. E mentre le luci cercano di filtrare dalle nubi che si sono addensate sula giungla urbana, una piccola nuvola aromatica si eleva dal mio balcone verso l’infinito.

Camacho Corojo Robusto: l’ultimo colpo del trittico

Dopo aver fumato e recensito gli altri due Camacho del trittico (sigari che già di per sé non concedevano sconti, non strizzavano l’occhio a nessuno e non si facevano fumare con leggerezza) questo Corojo si è presentato come una sorta di resa dei conti.

I Camacho Robusto nel trittico cromatico

Non c’era più curiosità ingenua, non c’era entusiasmo da primo incontro. C’era solo una domanda onesta, quasi brutale: quanto puoi spingerti ancora senza perdere il controllo? La risposta è tutta qui dentro.

Dopo gli altri due, il Corojo cambia il tono della conversazione

Gli altri Camacho che ho provato prima di questo non erano certo sigari educati. Avevano corpo, forza e quella tensione costante che ti obbliga a stare presente mentre fumi. Non erano roba da pausa distratta né da palato inesperto. Erano sigari seri, impegnativi, consapevoli della propria identità.

Il trittico cromatico della Camacho nel formato Robusto: Connecticut, Ecuador e Corojo

Il Corojo Robusto, però, alza l’asticella. Non in modo teatrale o con effetti speciali e colori ultravivaci. La alza stringendo la morsa, togliendo qualsiasi illusione di tregua. È come se il marchio, arrivato al terzo atto, avesse deciso di smettere di spiegare e iniziare a pretendere.

I vari Camacho del formato Robusto

Camacho e il rifiuto sistematico della mediazione

L’ho già scritto in precedenza e lo ripeto: Camacho non è mai stato un marchio interessato alla diplomazia del gusto. Anche sotto Davidoff, non ha mai cercato di “ripulirsi”. Il DNA resta honduregno, ruvido, diretto. Il tabacco non viene addomesticato per piacere a tutti ma lavorato per esprimersi fino in fondo. Il Corojo è l’esempio più chiaro di questa filosofia. È la foglia meno indulgente, quella che se non sai maneggiare ti esplode in faccia. Camacho la prende, la porta in Honduras e la usa senza chiedergli di diventare altro.

Il Corojo: una foglia che separa chi fuma da chi gioca a fumare

Il Corojo non è una scelta furba. È una scelta scomoda. È una foglia che non perdona errori di combustione, che non maschera le imprecisioni e che non addolcisce il carattere per risultare più gradevole. Qui non c’è spazio per nostalgia cubana da cartolina o romanticismo da salotto. C’è una foglia che nasce per essere intensa e che, quando viene rispettata, restituisce tutto in termini di potenza aromatica e presenza fisica.

Una piantagione di foglie di tabacco Corojo

Il Robusto: compatto, denso, senza via di fuga

Il formato Robusto è la trappola perfetta. Non concede dilatazioni, non permette di “far respirare” troppo la fumata. Tutto è concentrato, compresso, continuo. La capa Corojo si presenta oleosa, scura e con una tensione visiva che promette già una certa fatica. All’accensione non c’è introduzione morbida. Il sigaro entra subito in scena con spezie secche, pepe e una sensazione quasi abrasiva sul palato che ti obbliga a rallentare non per educazione ma per sopravvivenza sensoriale.

La fumata: il punto più alto di intensità del trittico

Se gli altri due Camacho del trittico cromatico (così chiamato per via dei diversi colori che contraddistinguono il tubo metallico che li racchiude) erano una sfida, il Corojo Robusto è la prova finale. La forza è costante, piena, senza cedimenti. Non ci sono svolte rassicuranti o parentesi di dolcezza pensate per farti respirare.

I tubi nei quali vengono venduti i Camacho Robusto

A mio personalissimo avviso emergono terra scura, legno tostato, caffè amaro e spezie che non smettono mai di premere. La nicotina si fa sentire ma non in modo scomposto: è una presenza solida, fisica, che ti accompagna dall’inizio alla fine come una mano pesante sulla spalla. È il Camacho più intenso del trittico e lo è nonostante gli altri non fossero affatto sigari da prendere sottogamba. Qui si gioca su un altro piano.

Non è un sigaro per tutti ed è il suo più grande merito

Il Camacho Corojo Robusto non cerca nuovi adepti. Non vuole convincere nessuno. È un sigaro che si rivolge a chi ha già capito che fumare è prendersi il proprio tempo dagli affanni e dal logorio della vita moderna. E a differenza degli altri non ti fa solo evadere ma ti fa concentrare in una dimensione di completo relax. Se lo fumi distrattamente te la fa pagare. Se non sei pronto, te lo ricorda. Ma se lo affronti nel modo giusto ti restituisce una fumata coerente, onesta e altamente appagante.

Camacho Corojo Robusto: l’atto finale

Arrivare a questo sigaro dopo aver fumato gli altri due Camacho del trittico cromatico dà senso all’esperienza completa. Il Corojo Robusto chiude il cerchio nel modo più netto possibile. Non supera gli altri in eleganza né in complessità narrativa. Li supera in intensità pura.

È il sigaro che fumi quando vuoi capire fino a dove può spingersi Camacho con questa tipologia di sigari senza perdere la propria identità. E la risposta è semplice: molto più in là di quanto molti siano disposti ad arrivare.

Hank Cignatta

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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